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Quote by Diego Collaveri

“Quando alzai la testa, ormai fradicia, ero di nuovo davanti alla centrale. Non mi ero nemmeno accorto che la sigaretta si fosse spenta a causa della pioggia; solo quando mi fermai l’odore acre del mozzicone bagnato che avevo tra le labbra raggiunse pungente le narici, disgustandomi. Lo sputai lontano, come a volermi liberare di un qualcosa che mi assillava da anni, ma quell’amaro che sentivo in bocca non se ne andò, anzi, sembrò restare per ricordarmi il sapore della realtà. Lo stomaco mi si rivoltò dallo schifo. Guardai il mio riflesso in una pozzanghera agitata dall’acqua che cadeva, e per la prima volta sentii il peso di ciò che era diventata la mia vita: un qualcosa di cui non mi sarei mai potuto liberare. Mi resi conto che tutto questo avrebbe finito per consumarmi e dopo tanti anni mi sentii di nuovo solo.”

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Work

Anime assassine: La vendetta del Cigno Nero

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Author

Diego Collaveri

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“L'anima si ribella mentre gli occhi si chiudono. Il buio la inghiotte e niente disturba più il suo sonno. Voleva rispondere al bacio, voleva davvero farlo. Ma adesso non importa. Ora si gode la pace trovata. In quel limbo dov'è rinchiusa niente la turba, niente. E le paure scivolano via. Perdono consistenza, spariscono. Una pace artificiale l'ammanta e la stringe piano. La culla e le sussurra dolci parole placando la sua rabbia. Lucy rimane inerme tra le braccia di Nico che ancora la stringe. Oltre le palpebre chiuse un mondo fatto di foschia accarezza la sua mente stanca e provata. Lucy si lascia trasportare in quel vuoto. Grata di annullarsi e poter dimenticare. Lascia andare i suoi timori. Le sue ansie e i suoi tormenti. Tutto si confonde e tutto si trasforma. Adesso nulla è più come prima. Nemmeno i ricordi.”

“Un colpo secco squarciò il velo di silenzio adagiato sulla casa abbandonata e la grande porta bianca precipitò, trascinando con sé tutta la rabbia, il rancore e la frustrazione di quei folli giorni che sarebbero rimasti nella Storia. La quiete di un mondo dorato ormai al crepuscolo si frantumò nelle voci rozze dei quattro giovani bolscevichi ansiosi di vedere il lusso e di portarsi a casa qualche ricordo di una vita che non avrebbero mai vissuto. «Finalmente! Sono dure queste porte, eh?» ghignò uno di loro. «Non sono più dure di noi! Niente è più forte del popolo!» gridò un altro, trascinato dall’entusiasmo. Varcarono la soglia della dimora signorile come se fossero i padroni, con il loro incedere sbruffone e meravigliato al tempo stesso. Scarponi sporchi e di grossolana fattura calpestarono con noncuranza il pavimento di marmo bianco striato di venature nere, battendo la marcia sostenuta e incessante della rivoluzione.”

“Nella mia terra natale, lo Yamato, io consacrai il mio corpo e la mia vita alla nostra imperatrice-dea, l’immortale Amaterasu-ō-mi-kami. I servi del suo ordine, in cambio di un servizio che durava una vita intera, ricevevano un corpo artificiale. Si trattava di un involucro meccanico costruito grazie alle conoscenze protoculturiane, provenienti da quella stessa civiltà che aveva costruito eoni prima la medesima Amaterasu.”

“«Per la Dea Madre. Sergente, che cos’è mai quest’abominio?» chiese un fante. Avevano abbattuto uno dei robot indigeni, una specie di ragno cibernetico. Quel coso stava procedendo diritto come un missile verso la loro base, forse si trattava di un kamizake. Dopo aver svuotato i caricatori, arrestando una volta per tutte la sua corsa, l’avevano aperto come una scatoletta di tonno.”

“«Guardami!» gli ordinò «Io sono Isabelle Morens. Il mio cognome è sinonimo di traditore, la mia famiglia è stata uccisa e i nostri beni confiscati, cosa pensi che direbbero a Corte se annunciassi che hai intenzione di sposare la figlia dei traditori? In questi mesi ho sempre avuto la speranza di ritrovarti e ricominciare da dove ci eravamo lasciati, ma pensavo di avere a che fare con un uomo normale, un borghese come me». «Isabelle, non mi importa chi sono, non mi importa chi la gente creda che tu sia…» disse lui avvicinandosi. Isabelle non si oppose. «Un modo l’avremmo trovato… Lo possiamo an-cora trovare!». La ragazza scosse la testa e abbassò lo sguardo.”