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Quote by Simone Puorto

“Kitanai, kiken, kitsui” è un modo di dire Giapponese, traducibile in “sporchi, pericolosi e umilianti” e si riferisce a quei lavori non qualificati e sottopagati che pochi sono disposti a fare. Fino a poco tempo fa, l’utilizzo di lavoratori non biologici era riservato quasi esclusivamente a queste 3K; tuttavia, negli ultimi anni, si è consolidata una nuova tendenza che vede il fenomeno dei robot, intelligenza artificiale e service automation sempre più in concorrenza con i lavoratori umani per impieghi più specializzati e meglio pagati.”

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Simone Puorto

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“Non è difficile immaginare un futuro, anche piuttosto prossimo, in cui milioni di persone perderanno qualsiasi tipo di valore economico e saranno difficilmente o per nulla impiegabili. Non è un caso che si cominci a parlare con insistenza di reddito minimo universale proprio ora: quando (e, si badi bene, non se) la forza-lavoro umana non specializzata sarà diventata superflua, queste persone non avranno più nessuna forma di sostentamento.”

“Al contrario degli impiegati non biologici, i quali possono essere “aggiornati” semplicemente tramite un update di sistema, quelli umani vanno incontro a una pericolosa obsolescenza, spesso ancor prima di entrare nel mondo del lavoro.”

“Un hotel che puntasse molto sugli automatismi potrebbe essere percepito allo stesso tempo come innovativo e all’avanguardia o come spietatamente orientato al profitto a scapito del personale umano.”

“Un ospite che fa self check-in a un chiosco non è solo il consumatore del servizio, ma ne è anche l’erogante. Se, e quando l’auto check-in diventerà la regola in hotel, la responsabilità del servizio si trasferirà in toto dall’operatore al front office all’ospite stesso (e, per proprietà transitiva, alla tecnologia utilizzata).”

“Se l’ospite fa check-in in maniera autonoma, allora il receptionist non dovrà conoscere il software gestionale necessario. Questo significa che si può aumentare il numero di esseri umani impiegabili a un costo minore, in quanto il loro lavoro diventa via via meno qualificato e che l’esperienza dell’ospite, in futuro, non sarà più soltanto il risultato del rapporto tra ospite e staff, ma tra ospite, staff e tecnologia presente in struttura.”

“A quei servizi che oggi comunemente accostiamo al segmento luxury si andrà ad aggiungere un nuovo plus: la certezza di essere accolti e accompagnati per tutta la durata del soggiorno da persone reali. L’ospite luxury del futuro potrebbe essere disposto a pagare un extra per questo servizio umano-centrico, esattamente come oggi sono disposti a pagarlo per oggetti fatti a mano, rispetto a quelli creati su larga scala.”

“Nel travel, e soprattutto nell’hospitality, ci troviamo in un limbo di tecno-analfabetismo: il cambiamento è a portata di mano, ma non abbiamo (ancora) i mezzi intellettuali per accettarlo e adottarlo.”

“Un mutamento d’opinione è iniziato dopo la pandemia di COVID-19. Anche i più tecnofobici, durante quegli interminabili mesi di quarantena del 2020, hanno dovuto scendere a patti con la tecnologia, fino alle scelte (prima di allora impensabili) di imprenditori storicamente tradizionalisti che hanno deciso abbandonare in toto gli uffici fisici per lo smart working, finalmente convinti dalle evidenze dei fatti della liceità del modello.”

“Se esiste un effetto positivo della pandemia del 2020, esso è sicuramente l’accelerazione nell’adozione della tecnologia in ogni campo. Il coronavirus ha creato un vero e proprio salto quantico in avanti di almeno dieci anni, se non in termini di qualità della tecnologia, almeno nell’ambito della sua accettazione e adozione da parte di luddisti, tecno-scettici e tecno-pessimisti.”

“Quando pensiamo al riscaldamento globale e all’impatto (drammaticamente alto) che il travel ha su di esso, la prima associazione mentale è quella dell’inquinamento aereo, ferroviario e automobilistico, non certo qualcosa di così “immateriale” come il cloud o la blockchain. Tuttavia i numeri relativi al consumo energetico sono allarmanti.”