“Siamo tutti di sangue misto noi austriaci, specialmente noi cosiddetti austriaci di ceppo germanico: figli di un impero dalle più disparate etnie, razze, religioni. Se non ci ostinassimo comicamente a sentirci tuttora austriaci, anche dopo la scomparsa di quel leggendario impero, dovremmo riconoscere di essere addirittura americani... ma per arrivare a questo ci manca l’acume politico... È così purtroppo: le idee sono spesso surrogate dalle emozioni. Sono più dure a morire, resistono meglio al tempo, e tanto meglio quanto più sono irrazionali. Per esempio il grande sogno tedesco, il sogno dell’Impero, dello scomparso Sacro Romano Impero di Nazione Germanica di Carlo Magno... già l’imperatore Barbarossa ci si è addormentato su così profondamente, là sul Kyffhauser, che la barba gli è dovuta crescere attraverso il tavolo di pietra sul quale si appoggia... Ricostituire questo impero, riunificarlo, " farlo rivivere in tutta la sua potenza e il suo mistico splendore – ebbene: questo era già cent’anni fa il proposito della gioventù di lingua tedesca, è ancor oggi il suo sogno e la sua aspirazione, e non importa se questa gioventù, tedesca di lingua, tedesca di pensieri, tedesca di sentimenti, ha probabilmente nelle vene, là sulle rive del Reno, fin dai tempi di Arminio il Cherusco e dei suoi avversari romani, sangue in buona parte nubiano e libico, e nelle regioni a est dell’Elba, soprattutto in quelle che sono il cuore della riedizione bismarckiana di quell’lmpero, soprattutto sangue borussico e finnico e vendico; e perfino lungo il fiume dei Nibelunghi, nei paesi così cari al nostro cuore, sangue sloveno e boemo... Non importa: ha sentimenti germanici questa gioventù tedesca, imperial—germanici, pan- germanici, nevvero? Incalzata da quest’ansia, nei suoi sogni si vede già all’ombra della grande, fluttuante bandiera nero-rosso— oro — questa bandiera giovane più di tutte le bandiere, con quel nero che è presagio di morte, quel rosso che è ribollire di sangue e quell’oro che è inebriante promessa di vagheggiati destini... In verità mi chiedo commosso: chi son io mai perche' mi sia dato ancora di vivere una simile emozione! Un giovane tedesco, uno sbarbatello, se mi è consentito di esprimermi così liberamente, neppure adolescente, ancora un ragazzo: e già si esibisce orgogliosamente nella divisa dei campioni della libertà, epigoni dello Sturm und Drang nell’ideale della sempre vagheggiata e sempre fallita rivoluzione tedesca. Attestiamo il sogno tedesco, qui, nella culla dei voivodi rumeni, tra i fiumi Prut e Siret, circondati da rumeni, ruteni, polacchi, lipovani ed ebrei galiziani, orgogliosamente incuranti dell’eventuale rischio di esporci al ridicolo in un travestimento che ricorda il gatto con gli stivali —- com’e‘ bella anche questa fedeltà al patrimonio favolistico popolare tedesco!... No no, non dobbiamo vergognarci, siamo nel giusto, in ogni senso: anche questo regno di Romania nel quale oggi viviamo, è ancora talea e pollone dell’Unico Grande Impero, al suo vertice sta pur sempre un monarca della casa Hohenzollern-Sigmaringen, un principe tedesco... Mi si permetta di esprimere la mia incondizionata ammirazione per un atto di fede tanto coraggioso da spazzar via ogni meschina considerazione di opportunità politica!”
Quote by Gregor von Rezzori
Work
Memoirs of an Anti-Semite
This book delves into the author's personal beliefs and experiences, offering an introspective look into the mindset of an anti-Semite. It includes a mix of historical context and personal narratives, providing a glimpse into the complexities of prejudice and discrimination. more
Author
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