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Quote by Daniela Barisone

“Non può essere. “Scusa la domanda, ma per caso tuo padre si chiama anche lui Davide?” Non può, vero? Non è possibile. Ha davvero incontrato il figlio del suo primo amore? E quel cretino ha davvero chiamato suo figlio con il suo stesso nome? È così ridicolo? A meno che… Cristo, e se quello fosse il nipote? Prova a fare un rapido calcolo mentale per capire se rientrerebbe nei tempi. Ha conosciuto Davide quando avevano entrambi ventitré anni. Il tempo per mettere incinta una ragazza, sposarsi – magari non in quest’ordine – e diventare nonno è un po’ tirato, questo ragazzo sarebbe un feto altrimenti. Cristo, no, non riesce nemmeno a immaginarselo Davide nonno. Chissà com’è adesso, a quarantacinque anni. Il Davide che ricorda è sempre un giovane uomo bellissimo, dai capelli rossissimi e il sorriso dolce, a volte timido, a volte sfacciato. Sono stati insieme tre giorni, eppure Davide si è piantato dentro Matteo con la forza dell’amore puro, dell’amore vero, quello che ti lascia disperato e orfano a sopravvivere a una vita ormai inutile. Non è mai riuscito a strapparselo dal cuore e forse… forse non ha mai voluto davvero. Perché con Davide ha scoperto chi è davvero. Il ragazzo inarca un sopracciglio. “No? Perché me lo chiedi?”

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Work

Adrenalina

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Author

Daniela Barisone

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“Che c’è?” “Non ci avevo mai pensato.” “Non lo fa quasi nessuno, non preoccuparti.” Matteo arriccia le labbra, nervoso. “Ora vuoi solo farmi passare per stronzo.” Davide alza istintivamente le mani in segno di resa. “Non era mia intenzione. Mi dispiace. Sono solo stanco e nervoso.” “Mh.” L’altro non risponde per qualche istante mentre riprendono a camminare. “Perché sei nervoso?” Sospira, afflitto. “Perché ti comporti… perché sembra che ti vergogni di avermi vicino. Io… non sono abituato, tutto qui. Sto bene. Starò bene.” Matteo inchioda sulle piastrelline bianche del pavimento al centro della corsia. “Non mi vergogno di te. Non mi piace che la gente sappia i fatti miei.” “La gente non sa proprio niente di quello che fai o facciamo.” “Questo lo dici tu.” Inspira a fondo e si passa una mano tra i riccioli scuri che gli ricadono sulla fronte. “Senti… mi dispiace, okay? Andiamo a casa, per favore. Non voglio fare una piazzata qui in mezzo.” Davide annuisce e rimane in silenzio per tutto il resto del tempo, a due passi di distanza da lui. A quanto pare negli anni ‘90 non è contemplato che due uomini possano fare la spesa insieme. Sarà un’altra cosa da femmine, per citare Matteo stesso.”

“Fabrizio sperava di separarsi da quel gruppo di stronzi e andare via per sempre. Sognava di essere solo lui con Mimì, a fare musica e, finalmente, dare un calcio a quel posto dimenticato da Dio che è l’hinterland di Milano. Invece due anni dopo sono ancora lì, a suonare e sudare, sputando sangue su spartiti di canzoni che non sono mai abbastanza belle, mai abbastanza buone. Non per lui, almeno. Mimì dice che sono spettacolari e lo guarda come se ci credesse davvero, ma Fabrizio sa che è molto probabile sia solo frutto della sua immaginazione. Perché anche se a volte gli sembra che Mimì lo guardi, anche se è sempre accanto a lui quando sono al pub, anche se quando suonano gli va sempre vicino, Fabrizio sa anche che il suo amico ha una fidanzata. Più di una, a dire il vero. Come se fosse possibile il contrario, poi. Più passano gli anni, più Mimì diventa bello. E più passano gli anni, più Fabrizio si innamora di lui.”

“Con volontà rozza, animalesca, ma inflessibile le mie dita, callose e storte dalla zappa, per la prima volta ebbero l'opportunità di esprimere, alle querce secolari, la sensibilità di generazioni e generazioni mai educate alla musica. E attraverso le mie dita l'uomo delle caverne, ancora intatto dentro di me, ma sensibile in tutta la sua umanità, incominciava a raddolcirsi con la musica: a scavare dentro di sé e a scoprire che al di là dei suoi campi il mondo non finiva con l'orizzonte e che la miniera delle sue risorse sconfinava da quel cielo che fino allora conosceva.”