“Delle altre sorprese su quanto ognuno di noi poteva sopportare, ricordo solo che per tutto il tempo passato nel Lager non ci lavammo i denti e, nonostante la grave carenza di vitamine, le nostre gengive furono più sane di prima (anche di quando ci nutrivamo di cibi sanissimi). Oppure: per sei mesi portavamo la stessa camicia finché non la si riconosceva più, neppure con la migliore buona volontà. Non fu possibile lavarci, neppure sommariamente, per giorni interi, perché la tubatura dei bagni ea gelata, ma nonostante le ferite alle mani, sporche per i lavori di sterro, nessuno ebbe piaghe purulente (salvo quando si facevano sentire gli effetti dei geloni). E ancora: un uomo che prima si sveglia per il lieve rumore proveniente dalla stanza vicina e non poteva riaddormentarsi, qui dormiva accanto ad un compagno dal cui naso, a pochi centimetri di distanza dal suo orecchio, risuonava un potentissimo russare, e cadeva in un sonno profondo non appena si sdraiava. Comprendemmo presto quanto fosse vera la frase di Dostoevskij che definisce l'uomo come l'essere che si abitua a tutto. Qualcuno potrebbe chiederci se e fino a che punto è vero che l'uomo può abituarsi a tutto; la risposta è affermativa, ma non chiedete come...”
Quote by Viktor Frankl
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Man’s Search for Meaning: Postscript - The Case For Tragic Optimism
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