Quotessence
Home / Quotes / Quote by Paco Ignacio Taibo II

Quote by Paco Ignacio Taibo II

Work

Ernesto Guevara, también conocido como el Che

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Paco Ignacio Taibo II
Paco Ignacio Taibo II

Paco Ignacio Taibo II, born on January 11, 1949, is a renowned Mexican writer. His works span various literary genres, including novels, historical novels, and detective fiction. Taibo II is known for his profound insights into social issues and his in-depth research of Mexican history. more

You May Also Like

“Si hablas con la gente, sin embargo, verás que la mayoría tiene mucha más conciencia de lo que limita su libertad que de la libertad misma. Te dirán: "¿Libertad? ¿Pero de qué libertad me hablas? ¿Cómo vamos a ser libres, si nos comen el coco desde la televisión, si los gobernantes nos engañan y nos manipulan, si los terroristas nos amenazan, si las drogas nos esclavizan, y si además me falta dinero para comprarme una moto, que es lo que yo quisiera?" En cuanto te fijes un poco, verás que los que así hablan parece que se están quejando pero en realidad se encuentran muy satisfechos de saber que no son libres. En el fondo piensan: "¡Uf! ¡Menudo peso nos hemos quitado de encima! Como no somos libres, no podemos tener la culpa de lo que nos ocurra..." Pero yo soy seguro de que nadie -nadie- cree de verdad que no es libre, nadie acepta sin más que funciona como un mecanismo inexorable de relojería o como una termita. Uno puede considerar que optar libremente por ciertas cosas en ciertas circunstancias es muy difícil [...] y que es mejor decir que no hay libertad para no reconocer que libremente se prefiere lo más fácil [...]. Pero dentro de las tripas algo insiste en decirnos: "Si tú hubieras querido...".”

“Istruzione, affari e industria, viaggi e logistica, banche, vendita al dettaglio e shopping, intrattenimento, welfare e sanità, politica e relazioni sociali, in breve la vita stessa per come la conosciamo oggi è diventata inconcepibile senza la presenza di pratiche, prodotti, servizi e tecnologie digitali. Chiunque non sia stupito di fronte a una tale rivoluzione digitale non ne ha afferrato la portata. Stiamo parlando di un nuovo capitolo della storia umana. Naturalmente, molti altri capitoli l'hanno preceduto. Erano tutti ugualmente significativi. L'umanità ha sperimentato un mondo prima e dopo la ruota, la lavorazione del ferro, l'alfabeto, la stampa, il motore, l'elettricità, la televisione o il telefono. Ogni trasformazione è unica. Alcune di queste hanno cambiato in maniera irreversibile il modo in cui comprendiamo noi stessi, la nostra realtà e l'esperienza che ne facciamo, con implicazioni complesse e di lungo periodo. Stiamo ancora scoprendo nuovi modi per sfruttare la ruota, basti pensare alla ghiera cliccabile dell'iPod. Al contempo, è inimmaginabile ciò che l'umanità potrà ottenere grazie alle tecnologie digitali. Nessuno nel 1964 (vedi capitolo 1) avrebbe potuto immaginare come sarebbe stato il mondo solo cinquant'anni dopo. I futurologi sono i nuovi astrologi. Eppure, è anche vero che la rivoluzione digitale accade una volta sola, e cioè adesso. Questa particolare pagina della storia umana è stata voltata ed è iniziato un nuovo capitolo. Le generazioni future non sapranno mai com'era una realtà esclusivamente analogica, offline, predigitale. Siamo l'ultima generazione che l'avrà vissuta. Il prezzo di un posto così speciale nella storia lo si paga con incertezze che destano preoccupazioni. Le trasformazioni indotte dalle tecnologie digitali sono sorprendenti. Giustificano un po' di confusione e di apprensione. Basta guardare i titoli dei giornali. Tuttavia, il nostro posto speciale in questo spartiacque storico, tra una realtà completamente analogica e una sempre più digitale, porta con sé anche straordinarie opportunità. Proprio perché la rivoluzione digitale è appena iniziata, abbiamo la possibilità di plasmarla in modi positivi che possono fare progredire sia l'umanità sia il nostro pianeta. Come disse una volta Winston Churchill, "prima siamo noi a dare forma agli edifici; poi sono questi a dare forma a noi". Siamo nella primissima fase di costruzione delle nostre realtà digitali. Possiamo costruirle bene, prima che inizino a influenzare e modellare noi e le generazioni future nel modo sbagliato. La discussione sul bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno è inutile perché la questione davvero interessante è come possiamo riempirlo. Per individuare la strada migliore da percorrere nello sviluppo delle nostre tecnologie digitali, il primo, fondamentale passo è cercare di averne una maggiore e migliore comprensione. Non dovremmo sonnecchiare nella creazione di un mondo sempre più digitale. L'insonnia della ragione è vitale, perché il suo sonno genera errori mostruosi. Comprendere le trasformazioni tecnologiche in atto sotto i nostri occhi è cruciale, se vogliamo guidare la rivoluzione digitale in una direzione che sia preferibile (equa) dal punto di vista sociale e sostenibile da quello ambientale. Ciò può tradursi solo in uno sforzo collaborativo. Pertanto, in questo libro, offro il mio contributo condividendo alcune idee su un particolare tipo di tecnologia digitale, l'intelligenza artificiale (IA), e un problema specifico, la sua etica.”

“Siamo istintivamente xenofobi: la diversità è vissuta come un possibile pericolo, un rischio, qualcosa di cui diffidare. […] Dunque, l'incontro con la diversità va gestito con il raziocinio, con l’intelletto, con il pensiero avanzato, con la conoscenza, con l’istruzione. Prima prendiamo atto dell'esistenza di una «parte cattiva» da gestire dentro noi stessi, meglio è, perché solo così inizieremo ad agire in prima persona per cambiare struttura alla nostra società.”

“Quando il sistema della «normalità» percepisce il tuo coming out, molto spesso ormai lo accetta o addirittura lo celebra. Ma da quel momento comincia a ridisegnare su di te una figura che corrisponda alla «sua» idea di omosessuale. Quale? Quella ancillare, subalterna, di servizio a chi incarna la figura del potere, del comando, del leader. Dal momento in cui dichiari di essere gay scatta un automatico incasellamento in un ruolo prestabilito dal mondo esterno, che decide come sarai: estroso, creativo, spiritoso, sensibile, di buon gusto, e fedelissimo spettegolatore su tutto ciò che accade intorno. Quello che nelle corti si definiva «cicisbeo».”