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Quote by Holly Black

“I rub a hand over my face. By the fire, a spindly, insectile faerie stirs a big pot. "You want soup, mortal? " I shake my head. "You want to be soup? " It asks hopefully.”

Quote by Holly Black

Work

The Wicked King

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Author

Holly Black
Holly Black

Holly Black, born on November 10, 1971, is a renowned fantasy fiction writer from the United States. Her works are known for their unique imagination and profound emotional depth, which have won her a large fan base. more

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“There is a secret place. A radiant sanctuary. As real as your own kitchen. More real than that. Constructed of the purest elements. Overflowing with the ten thousand beautiful things. Worlds within worlds. Forests, rivers. Velvet coverlets thrown over featherbeds, fountains bubbling beneath a canopy of stars. Bountiful forests, universal libraries. A wine cellar offering an intoxi cation so sweet you will never be sober again. A clarity so complete you will never again forget. This magnificent refuge is inside you. Enter. Shatter the darkness that shrouds the doorway… Believe the incredible truth that the Beloved has chosen for his dwelling place the core of your own being because that is the single most beautiful place in all of creation.”

“Speranza si incupì sotto lo sguardo delle nipotine, le sopracciglia bianche si incontrarono al centro della fronte e la luce aranciata dell’abat-jour marcava le rughe come trincee nere, creava ombre scure nell’incavo degli occhi e sotto il mento. «Sa Filonzana» disse. «La Filatrice» chiarì subito dopo, a beneficio delle bambine. [...] «Lei fila il destino della gente» continuò. «E lo interrompe, se deve. Zac! Taglia il filo» spiegò, mimando un paio di forbici con le dita, quasi volesse giocare a Carta-Forbici-Sasso. «Come le Parche» osservò Elena, dall’alto dei suoi dieci anni di saggezza.”

“[...] e fu allora che Elena notò il tatuaggio sul collo: sotto l’orecchio appariva un cerchio diviso in quattro parti da due linee incrociate. Ogni quarto era riempito da righe che formavano un diverso motivo, a volte più strette, altre più larghe, ondulate o riempite da puntini. Una pintadera, il timbro con cui fin dall’età nuragica si usava marchiare il pane per portarlo al forno comune o colorarsi il corpo, per segnare l’appartenenza a una precisa famiglia. Il simbolo, diverso per ogni casa, era sopravvissuto tra i cacciatori per riconoscersi tra loro come facenti parte di un’unica gilda, pur facendo parte di ceppi differenti.”

“Nel mentre, Aurora cominciò a recitare un brebu, una preghiera – o forse sarebbe stato più corretto chiamarlo incantesimo – in sardo, le cui origini risalivano a ben prima dell’arrivo del cristianesimo, quando i popoli veneravano la terra e il cielo sotto il nome di una sola Dea, la Madre. I brebus potevano avere molti fini, ma questo era cantato affinché lo spirito trovasse pace.”