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Quote by Gianluca Gotto

“Anche parlando con alcuni amici e conoscenti vennero fuori le stesse argomentazioni: "Se vuoi scrivere, perché non ti sei laureato?. Me lo chiedevano in tanti, spesso con supponenza, e io restavo allibito da quanto fosse limitata la mentalità della gente, così convinta che solo un pezzo di carta possa definirti davvero come persona e professionista. Poi però li osservavo e notavo che c'era astio nelle loro parole e più il loro. modo di ragionare era determinato dal percorso che avevano scelto. O meglio, che avevano non-scelto: senza porsi alcuna domanda avevano seguito il branco sulla strada asfaltata e larga, priva di ostacoli e sorprese.”

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Work

Le coordinate della felicità

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Author

Gianluca Gotto

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“«Avevo la percezione chiara che stavo scrivendo un romanzo brutto e inutile, ma andavo avanti perché in qualche modo leniva il mio dolore e perché quel tempo di scrittura era una vera sostanza di felicità. E mi dava la sensazione, non ho mai capito perché - ma è evidente che è la sensazione che continuo ad avere ora - che non stavo buttando via la mia vita. [...] Quindi l'unico momento in cui davvero potevo sentire di non stare buttando via la mia vita, era mentre scrivevo questo romanzo brutto, cosciente che fosse brutto».”

“Se ci si pensa a fondo, la scrittura altro non dovrebbe essere che un processo ludico e naturale. Esiste, a mio parere, un solo modo per ''scrivere bene'': scrivere ciò che si vorrebbe leggere, collaborando in uno scambio comunicativo alla pari con il lettore che vive dentro di noi. Quel lettore che per la sua smoderata ricerca di emozioni e di vita sulla pagina scritta, è il critico più severo con cui dovremmo avere modo di confrontarci. Scrivere di ciò che vorremmo conoscere, attraverso le parole che più si avvicinano al nostro modo di essere. Scrivere per conoscere l'altra parte di sé, la zona d'ombra, rinforzando la luce che emaniamo naturalmente. Scrivere per piacersi, per amarsi di più.”

“Voglio continuare a vivere dopo la mia morte! Perciò sono grata a Dio che mi ha fatto nascere con quest’attitudine a evolvermi e a scrivere per esprimere ciò che è in me. Scrivendo dimentico tutti i miei guai, mi rianimo e la mia tristezza svanisce. Ma, e questo è il problema, saprò scrivere qualche cosa di grande, diverrò mai giornalista o scrittrice? Lo spero, perché scrivendo posso fissare tutto, i miei pensieri, i miei ideali e le mie fantasie.”

“– Non ci accorgiamo subito, ma solo dopo, di quanto è importante la scelta né distratta, né casuale, di scrivere, di far durare le nostre visioni prima per noi, poi per qualcuno vicino e infine per tanti lontani e invisibili. Ma non è così semplice. A volte tutto questo diventa privilegio, abitudine, sopravvivenza. Scrivere non è necessariamente pubblicare, ripeto sempre. Ma ho scritto un solo libro e già soffro perché non riesco a pubblicarne un altro. E spesso mi irrito con quelli che vogliono entrare nel mio mondo, schernisco i miei compagni di desiderio, sono impaurito da questa orda di carta, da questa immigrazione di extracomunicanti. Perché volete entrare in questo mondo di premi farseschi, di parassiti accademici, di cretini televisivi elevati a saggisti e di saggisti che aspirano a diventare cretini televisivi? Perché, se ogni scrittore ben sa che un giorno, o tutta la vita, si sentirà sottovalutato e incompreso? Se un giorno deciderà di bruciare i suoi libri, e il giorno dopo vorrà segnare con una croce di sangue ogni volume non suo, acciocché l’Angelo Maceratore scenda e cancelli i suoi rivali dalla storia e dalle classifiche? – E lei perché vuol vivere in questo difficile mondo? – disse il professor Virgilio. – Giusto. Non perché non so fare altro. Ma perché non conosco niente di così confuso, inestricabile, e tuttavia sempre avventuroso.”