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Quote by Susanna Tamaro

“Escribir es una camino para conocerse, para conocer y para ofrecerse a través del conocimiento. No se escribe, no se debería escribir para buscar la aprobación y los elogios de los demás, sino para dar a ver algo que los demás no ven.”

Quote by Susanna Tamaro

Work

Querida Mathilda

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Author

Susanna Tamaro
Susanna Tamaro

Susanna Tamaro is an Italian novelist known for her emotionally rich and delicate works. Her books often focus on family, love, and interpersonal relationships, and have won the hearts of readers worldwide. more

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“«Avevo la percezione chiara che stavo scrivendo un romanzo brutto e inutile, ma andavo avanti perché in qualche modo leniva il mio dolore e perché quel tempo di scrittura era una vera sostanza di felicità. E mi dava la sensazione, non ho mai capito perché - ma è evidente che è la sensazione che continuo ad avere ora - che non stavo buttando via la mia vita. [...] Quindi l'unico momento in cui davvero potevo sentire di non stare buttando via la mia vita, era mentre scrivevo questo romanzo brutto, cosciente che fosse brutto».”

“Se ci si pensa a fondo, la scrittura altro non dovrebbe essere che un processo ludico e naturale. Esiste, a mio parere, un solo modo per ''scrivere bene'': scrivere ciò che si vorrebbe leggere, collaborando in uno scambio comunicativo alla pari con il lettore che vive dentro di noi. Quel lettore che per la sua smoderata ricerca di emozioni e di vita sulla pagina scritta, è il critico più severo con cui dovremmo avere modo di confrontarci. Scrivere di ciò che vorremmo conoscere, attraverso le parole che più si avvicinano al nostro modo di essere. Scrivere per conoscere l'altra parte di sé, la zona d'ombra, rinforzando la luce che emaniamo naturalmente. Scrivere per piacersi, per amarsi di più.”

“Voglio continuare a vivere dopo la mia morte! Perciò sono grata a Dio che mi ha fatto nascere con quest’attitudine a evolvermi e a scrivere per esprimere ciò che è in me. Scrivendo dimentico tutti i miei guai, mi rianimo e la mia tristezza svanisce. Ma, e questo è il problema, saprò scrivere qualche cosa di grande, diverrò mai giornalista o scrittrice? Lo spero, perché scrivendo posso fissare tutto, i miei pensieri, i miei ideali e le mie fantasie.”

“– Non ci accorgiamo subito, ma solo dopo, di quanto è importante la scelta né distratta, né casuale, di scrivere, di far durare le nostre visioni prima per noi, poi per qualcuno vicino e infine per tanti lontani e invisibili. Ma non è così semplice. A volte tutto questo diventa privilegio, abitudine, sopravvivenza. Scrivere non è necessariamente pubblicare, ripeto sempre. Ma ho scritto un solo libro e già soffro perché non riesco a pubblicarne un altro. E spesso mi irrito con quelli che vogliono entrare nel mio mondo, schernisco i miei compagni di desiderio, sono impaurito da questa orda di carta, da questa immigrazione di extracomunicanti. Perché volete entrare in questo mondo di premi farseschi, di parassiti accademici, di cretini televisivi elevati a saggisti e di saggisti che aspirano a diventare cretini televisivi? Perché, se ogni scrittore ben sa che un giorno, o tutta la vita, si sentirà sottovalutato e incompreso? Se un giorno deciderà di bruciare i suoi libri, e il giorno dopo vorrà segnare con una croce di sangue ogni volume non suo, acciocché l’Angelo Maceratore scenda e cancelli i suoi rivali dalla storia e dalle classifiche? – E lei perché vuol vivere in questo difficile mondo? – disse il professor Virgilio. – Giusto. Non perché non so fare altro. Ma perché non conosco niente di così confuso, inestricabile, e tuttavia sempre avventuroso.”

“La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade. Il capitolo che attacchi e non sai ancora quale storia racconterà è come l’angolo che volterai uscendo dal convento e non sai se ti metterà faccia a faccia con un drago, uno stuolo barbaresco, un’isola incantata, un nuovo amore.”

“Mi rendo conto che non riesco a smettere di elaborare le cose che vivo come se le stessi scrivendo, nemmeno nei momenti più significativi. Soprattutto nei momenti più significativi. Come se fosse un modo per proteggermi, per raffreddare la realtà. Forse scrivere mi serve proprio a questo, ad allontanare la realtà, a contenerla. Prendere le distanze per raccontare aiuta a non farsi ferire o spaventare da quel che accade.”