“Il successo di Yellow Kid [e dei primi fumetti] è il coronamento di un progetto editoriale: vendere più giornali, allargando la platea degli utenti a quei ceti popolari composti perlopiù da immigrati analfabeti o comunque con scarsa o nulla padronanza della lingua inglese. - pag. 31”
Source: Superman & Co. Codici del cinema e del fumetto.
“Per il nuovo continente, privo di una storia e di una classicità mitologica è il momento per una palingenesi del mito: un pantheon di nuove divinità, i supereroi, dotate di superpoteri, che difendano l'idea di una democrazia liberale. - pag. 34”
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“[...] a inizio Ottocento, sotto l'influsso delle nascenti teorie sociologiche, ma anche di quelle pedagogiche rousseauiane e pestalozziane, il bambino venga finalmente visto come un protagonista del progetto sociale, sia in termini educativi e di utilità sociale. A ciò si accompagna l'introduzione della scuola pubblica e dell'obbligo scolastico (con tempi diversi) nei vari paesi europei, senza tuttavia trascurare, ma anzi favorendo l'aspetto che lo vuole "piccolo consumatore", al quale destinare un numero sempre crescente di attenzioni e prodotti specifici. - pag. 39”
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“Il fumetto sembra quindi essere l'emanazione di due tradizioni: satira sociale da un lato (Inghilterra e Francia) e folclore infantile (Germania) dall'altro. [...]. Ecco spiegata la sua innata capacità di parlare a generazioni diverse. - pag. 42”
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“[...] la narrazione a fumetti si giova di due categorie di rappresentazione: semplificazione e caratterizzazione. [...] Il primo porta genericità, dalla quale deriva universalità e dunque facile comprensione e identificazione, il secondo invece focalizza l'attenzione su pochi elementi ai quali è collegato un valore di giudizio. Non uno qualunque: un valore condiviso, perché fondato su stereotipi. pag. 44”
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“proprio il fattore che ha decretato il successo del fumetto presso le classi povere della società statunitense, la semplificazione, è alla base del preconcetto europeo di genere deteriore, infantile, risultato di una sottocultura. I prodotti per bambini sono, per definizione, semplificati. - pag. 45”
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“mentre la narrazione del cinema si basa sulla divisione del tempo (numero di fotogrammi per inquadratura), nel fumetto si fonda sulla divisione dello spazio (numero di vignette nella pagina). - pag. 55”
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“sia il fumetto sia il cinema possiedono un tempo interno, o del significato, e un tempo esterno, o del significante. Il primo è il tempo rappresentato, attiene alla temporalità diegetica, narrativa, riferita alla vicenda: qui la durata è assoluta in entrambi i media, predeterminata all'origine dall'autore della storia. Il tempo del significante riguarda invece la durata della visione o della lettura, è il tempo della rappresentazione [...]. Se nel cinema la durata di un'inquadratura è anch'essa, per il fruitore, assoluta, poiché determinata nel numero di fotogrammi dal regista, nel fumetto è relativa, soggetta alla variabile rappresentata dalla personalità del lettore. - pag. 64”
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“Lo storyboard progetta lungo una striscia virtualmente infinita: è la sequenzialità lineare delle inquadrature sulla pellicola. E' la divisione del tempo. Viceversa il layout progetta all'interno di uno spazio finito: la pagina, dove l'organizzazione del discorso semiotico (tramite l'impaginazione) non riguarda la singola vignetta bensì il loro insieme. E' la divisione dello spazio. - pag. 82”
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“il fumetto è un medium nel quale è la forma a condizionare il contenuto piuttosto che l'opposto. Tali codici presuppongono l'esistenza di uno spazio [dimensione] fisico, spaziale e temporale, all'interno del quale operare. Questo spazio è singolare nel fumetto: la pagina (cartacea o digitale), e duplice nel cinema: la pellicola e lo schermo. Nel fumetto dunque gli spazi fisici di produzione e quello di fruizione coincidono, non altrettanto accade nel cinema. - pag. 89”
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