Quotessence
Home / Quotes / Quote by Julian Barnes

Quote by Julian Barnes

“Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici? E più avanti si va negli anni, Meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli altri, ma soprattutto noi stessi. da "Il senso di una fine”

Quote by Julian Barnes

Author

Julian Barnes
Julian Barnes

Julian Barnes, born on January 19, 1946, is a distinguished British writer. His works span across various genres including novels, essays, and criticism, known for their unique literary style and profound insights into human nature. more

You May Also Like

“Mi pantalonai. Me li infilai, come se stessi amputandomi le gambe. Adesso, mi dissi, per te tutto il mondo sarà in flanella grigia. L’avevo indossata, ne avevo fatto un sacco per chiuderci dentro l’infanzia. Come mi sentivo? Superiore? Vecchio? Saggio? Più pesante? Più forte? Mi trovavo eretto e diretto e di bell’aspetto, lusingato e favorevolmente impressionato? No, per niente.”

“È invece ormai chiaro che il clima migliore per facilitare non solo l’apprendimento ma anche i rapporti interpersonali, e che permette alle molteplici potenzialità di cui ciascuno è portatore di manifestarsi, è legato a un ambiente dove non si ci senta giudicati, bensì accolti con interesse autentico e rispetto.”

“Calano su di noi alcuni attimi di silenzio che mi ingoiano, la sua frase mi mangia, la sento azzannarmi, devo reagire e porre distanza. La mia vita non è la sua, la mia vita è mia, la mia vita mi compete, la costruisco io e io la distruggo, allora reagisco, come burattino inghiottito dalla balena insieme al plancton io salto e scalcio per uscire e tornare nel mare, affiorare, navigare a vista, non sarò pasto di questa asserzione, non cadrò nella sua gola di fonemi e parole. La guardo furibonda e mi alzo dalla sedia come se m’avessero punta tra le cosce, il pizzicore sale e s’infila nelle mutande, stringo i glutei e cerco di cacciarlo via, ma quel fastidio è già dentro, imbastisce un nido di vespe: la nostra vita, la nostra condizione, il nostro tetto, le nostre stoviglie, il nostro futuro, il nostro investimento, la nostra spesa per il pranzo, il nostro denaro che non c’è. La mia vita non è la tua, urlo con la voce alta, urlo dalle mie fondamenta, dalla piccola me, dalle viscere umide e sento la nostra terra aprirsi, gli alberi cadere – smottamenti e tonfi – ho la faccia calda, i capelli elettrici, le gambe prudono e c’è una creatura dentro di me, furente, ignobile, che non ne può più delle misure di contenimento.”