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Quote by Carlos Ruiz Zafón

“—La televisión, amigo Daniel, es el Anticristo y le digo yo que bastarán tres o cuatro generaciones para que la gente ya no sepa ni tirarse pedos por su cuenta y el ser humano vuelva a la caverna, a la barbarie medieval, y a estados de imbecilidad que ya superó la babosa allá por el pleistoceno. Este mundo no se morirá de una bomba atómica como dicen los diarios, se morirá de risa, de banalidad, haciendo un chiste de todo, y además un chiste malo.”

Quote by Carlos Ruiz Zafón

Work

The Shadow Of The Wind

In this enthralling tale, a young orphan named Daniel is captivated by a mysterious library and its enigmatic owner, a blind man known only as the Shadow of the Wind. As Daniel grows up, he becomes increasingly fascinated by the library's collection of forbidden books, each one seemingly tied to a tragic fate. His quest to uncover the truth about these books and the shadowy figure who owns them leads him on a perilous journey through the tumultuous landscape of post-Civil War Spain, filled with intrigue, romance, and danger. more

Author

Carlos Ruiz Zafón

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“Si me detuviera a recordar cómo te sientes cuando te agazapas bajo el fuego de las ametralladoras, sin nada que se interponga frente a las balas salvo tu casco y tus manos entrelazadas en la nuca; si me detuviera a recordar la cantidad de kilómetros que recorrimos penosamente sólo para ver cómo los chicos de delante pisaban una mina; si me detuviera a recordar cómo me agachaba en la oscuridad, sin saber si el silbido de la siguiente bomba llevaría mi nombre; si me detuviera a recordar los comentarios en voz baja de los muchachos de alrededor, que no sabían que yo había estado allí arriba, haciendo mi trabajo…, la verdad es que no conseguiría seguir adelante. Tengo que repetirme a mí mismo que volveré a estar contigo en un abrir y cerrar de ojos. No puedo hacer más.”

“No entanto era o Vimeiro que não lhe saía da cabeça… O fumo dos mosquetes em disparos contínuos, apenas atrasados pelo recarregamento da pólvora. Os gritos de homens cujos projécteis se lhes iam alojar no ombro. As balas de metralha a silvar-lhes sobre as cabeças. As barbas dos portugueses, já de si escurecidas, manchadas de sangue. Os olhos e as palavras atabalhoadas dos homens de farda castanha que, completamente despreparados para a violência, tinham tombado. E ele vencera – a facção dele, anglo-saxónica, vencera. Vencera e os outros tinham retirado do campo de batalha, deixando-os a mexericar nos bolsos dos soldados que estavam desfigurados, a tentar interceptar alguma missiva importante que algum transportasse ou, simplesmente, como é muito natural ao homem, a tentar distinguir o reluzir de ouro aqui ou ali. Algumas correntes e relógios de patentes mais elevadas fizeram o dia aos vitoriosos, que voltaram a montar valorosamente os seus corcéis e partiram do campo de Batalha, com o brande em mente e o sangue pregado ao linho das camisas. Quanto a ele, continuava a ver a areia do solo árido de verão a espumar ao contacto do sangue quente. Via olhos vítreos e ouvia últimos sopros. Um soldado francês tinha-se-lhe agarrado ao braço e murmurara, apenas, o nome da provável noiva antes de se deixar morrer. Melhor assim, ou um qualquer inglês lhe dispararia uma última bala entre os olhos, que era também o que era esperado de si. Agoniado com o massacre, de boca seca e perguntando-se como poderia Napoleão enviar homens para aquele triste fim… deu-se conta de outra questão. Que faria, efectivamente, a Inglaterra ali? Porquê prestarem-se àquele desconforto, àquela bestialidade, para cumprirem uma velha aliança? Não haveria uma segunda intenção em toda essa generosidade?”

“In questa era di decadenza del sistema democratico e - in termini diversi, di tutti i potentati, delle civiltà e delle culture oppressive dominanti - l'ondata ha ridato linfa e slancio a un emergere umano irrefrenabile, ma fino ad allora compresso oltre che puntualmente represso dai dominatori; ha riaperto scenari mondiali che dal 2001 erano rimasti prevalentemente attanagliati dalla morsa di guerra e terrorismo. A scapito di tali poteri e costringendoli a un'affannosa e sanguinaria rincorsa per reprimere, contenere e normalizzare, le società e i popoli del mondo arabo hanno preso l'iniziativa in una delle aree in cui a giudizio di molti questa era meno attesa. Gli esiti odierni, la sconfitta sanguinosa di questi processi e delle loro esperienze migliori in Egitto e in Siria, non devono ingannare, non devono spingere a guardare ad essi e all'insieme partendo dalla fine. Si tratta più che mai di partire dall'inizio, cioè dalle persone, dalle protagoniste e dai protagonisti, da ciò cui anelavano e che cercavano e da come hanno operato a tal fine. Allora si squadernano orizzonti ricchi di novità e di lezioni per tutti, certamente per chi vive e si impegna per l'autoemancipazione come noi e fa riferimento alla Comune umanista socialista. E si capisce meglio che la stessa ferocia controrivoluzionaria, che ha contraddistinto e unito come non si era mai visto in passato gli oppressori di tutto il mondo, a modo suo rappresenta un'espressione distorta e sanguinaria del valore potenziale di processi di emersione umana per loro particolarmente minacciosi e intollerabili.”

“Your trust issues come from your hope being broken. You have learned it is safer not to hope. It is safer to beat vulnerability to the punch and strive to control your surroundings. It is safer to treat hope as a wish. Hope then becomes something ethereal that you wish upon a star and then you continue on controlling your outcome. Or holding steadfast to hope–which really is your version of that “supposed-to” you want to see happen–as a symbol of your faith. This is not hope. Hope involves more of you and your soul than wishing it up to God. (Look out vulnerability!) It is easier to believe you can “easy button” this to God but a life of hope involves your guttiness.”

“Alcune caratteristiche dell'ondata rivoluzionaria - in primo luogo gli aspetti di sincronia e concatenazione tra i processi - hanno motivato e in parte giustificano il confronto con alcuni precedenti come il 1848, il 1968 o il 1989, che hanno coinvolto e scosso diverse aree regionali o continentali - e per certi versi sovra-continentali. Tuttavia una delle tesi principali di questa opera è che il valore della rivoluzione della gente comune cui abbiamo assistito - e, per quanto ci riguarda, intensamente vissuto - risieda come in tutte le rivoluzioni autentiche innanzitutto nell'aver messo al centro alcune fondamentali questioni umane e nel come e quanto esse abbiano iniziato a cercare e suggerire risposte all'insegna della vivibilità, in un'ottica possibilmente aggregante e complessivamente migliorativa per tutte e tutti. Questi processi sono preziosi per chi cerca la liberazione e l'autoemancipazione, mentre sono stati ritenuti pericolosi dagli oppressori di tutto il mondo per il principio di rivoluzione umana che hanno incarnato, soprattutto in Egitto e in Siria, in termini diversi nell'enigmatico quanto importante Yemen. In ciò si trovano delle differenze significative rispetto alle rivoluzioni del Novecento, in cui spesso sin dall'inizio sono prevalse le logiche politiche, politico-religiose e/o politico-militari. Questi processi presentano tratti nuovi e di grande valore in cui abbiamo rintracciato un filo conduttore che ce ne ha fatto formulare un'idea sintetica e un'analisi, nonché trarre insegnamenti utili alla ricerca di un bene comune in chiave universale. Al principio e al centro ci sono le persone e le personalità - non gli Stati e i partiti -, le donne e gli uomini coinvolti di tutte le età e generazioni, ciò che hanno sentito, pensato ed espresso operando ancora prima che facendo: le persone e le idee, di cui valutare il valore e le contraddizioni, i meriti e i deficit.”