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Quote by Gayle Forman

Work

If I Stay

This book delves into the emotional journey of a talented young cellist, Mia, who grapples with the decision to stay alive after a tragic accident. The narrative intertwines her memories of life, love, and music with her present struggle, offering a profound look at the value of life and the power of love. more

Author

Gayle Forman
Gayle Forman

Gayle Forman is an American author known for her young adult literature. Born on June 5, 1970, she is renowned for her emotionally rich and relatable stories that resonate with teenagers. more

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“Your trust issues come from your hope being broken. You have learned it is safer not to hope. It is safer to beat vulnerability to the punch and strive to control your surroundings. It is safer to treat hope as a wish. Hope then becomes something ethereal that you wish upon a star and then you continue on controlling your outcome. Or holding steadfast to hope–which really is your version of that “supposed-to” you want to see happen–as a symbol of your faith. This is not hope. Hope involves more of you and your soul than wishing it up to God. (Look out vulnerability!) It is easier to believe you can “easy button” this to God but a life of hope involves your guttiness.”

“Alcune caratteristiche dell'ondata rivoluzionaria - in primo luogo gli aspetti di sincronia e concatenazione tra i processi - hanno motivato e in parte giustificano il confronto con alcuni precedenti come il 1848, il 1968 o il 1989, che hanno coinvolto e scosso diverse aree regionali o continentali - e per certi versi sovra-continentali. Tuttavia una delle tesi principali di questa opera è che il valore della rivoluzione della gente comune cui abbiamo assistito - e, per quanto ci riguarda, intensamente vissuto - risieda come in tutte le rivoluzioni autentiche innanzitutto nell'aver messo al centro alcune fondamentali questioni umane e nel come e quanto esse abbiano iniziato a cercare e suggerire risposte all'insegna della vivibilità, in un'ottica possibilmente aggregante e complessivamente migliorativa per tutte e tutti. Questi processi sono preziosi per chi cerca la liberazione e l'autoemancipazione, mentre sono stati ritenuti pericolosi dagli oppressori di tutto il mondo per il principio di rivoluzione umana che hanno incarnato, soprattutto in Egitto e in Siria, in termini diversi nell'enigmatico quanto importante Yemen. In ciò si trovano delle differenze significative rispetto alle rivoluzioni del Novecento, in cui spesso sin dall'inizio sono prevalse le logiche politiche, politico-religiose e/o politico-militari. Questi processi presentano tratti nuovi e di grande valore in cui abbiamo rintracciato un filo conduttore che ce ne ha fatto formulare un'idea sintetica e un'analisi, nonché trarre insegnamenti utili alla ricerca di un bene comune in chiave universale. Al principio e al centro ci sono le persone e le personalità - non gli Stati e i partiti -, le donne e gli uomini coinvolti di tutte le età e generazioni, ciò che hanno sentito, pensato ed espresso operando ancora prima che facendo: le persone e le idee, di cui valutare il valore e le contraddizioni, i meriti e i deficit.”

“Qui è sepolta mezza Sarajevo. Le date di nascita cambiano, quelle di morte si ripetono. Era come un sacco nero, il destino. La morte fece un raccolto straordinario, in quei tre anni. La morte è solitudine e loro furono privati anche di quella privatezza, costretti a crepare a grappoli come insetti. Essere derubati della vita sembrava quasi accettabile, alla fine, ma il furto della morte è un'altra storia... finire alla rinfusa, mischiati come panni sporchi, come frutta marcia.”

“Mentre essi continuavano a scrivere e a parlare, noi vedevamo gli ospedali e i moribondi; mentre essi esaltavano la grandezza del servire lo Stato, noi sapevamo che il terrore della morte è più forte. Non per ciò diventammo ribelli, disertori, vigliacchi - espressioni tutte ch’essi maneggiavano con tanta facilità; - noi amavamo la patria quanto loro, e ad ogni attacco avanzavamo con coraggio; ma ormai sapevamo distinguere, avevamo ad un tratto imparato a guardare le cose in faccia. E vedevamo che del loro mondo non sopravviveva più nulla. Improvvisamente, spaventevolmente, ci sentimmo soli, e da soli dovevamo sbrigarcela.”