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Quote by Mehmet Murat Ildan

“Un dictador en un país representa una gran amenaza para toda la humanidad; Un demócrata en un país es una gran esperanza para todo el mundo!”

Quote by Mehmet Murat Ildan

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Mehmet Murat Ildan
Mehmet Murat Ildan

Mehmet Murat Ildan is a renowned Turkish writer born on May 16, 1965. His works span various literary forms including novels, essays, and poetry, and have gained widespread popularity among readers. more

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“The streets are empty and quiet this early in the morning and I can hear my own footsteps as they fall. I can never forget the imperfections in these brick sidewalks, where they rise and dip around tree roots, where loose segments can make you stumble and fall. Mom is right, the morning is cooler than I expected, but I am committed to the cold air sting that will soon turn to an unbearably soggy heat. Such is the way of a city built on a swamp.”

“Era scappata in camera dopo aver immaginato di uccidere tutte le renne di Babbo Natale in almeno quindici modi diversi e di sciogliere Frosty the Snowman con un asciugacapelli sotto gli occhi scandalizzati della cittadinanza, dopo tre ore — TRE ORE!- di Carol natalizi in radio e dal vivo. Sì, perché gli altri ospiti non avevano potuto fare a meno di improvvisare una specie di karaoke a tema, fanatici in preda allo Spirito Natalizio. Dio.”

“Non erano solo gli stupidi jingle che cominciavano a fare capolino come ciuffi di erbacce sparsi qua e là in un prato, dentro i negozi, gli ascensori e le stazioni radio, anche se poteva già affermare con sicurezza che se mai avesse incontrato Michael Bublé di persona per le strade di New York gli avrebbe fatto passare la voglia di camminare attraverso ogni dannata, stramaledettissima Winter Wonderland immaginabile a furia di ginocchiate alle palle.”

“Daniel Whitesmoke non protestò, si limitò a sospirare e a uscire di casa per dedicarsi a una delle cose che amava fare maggiormente, passeggiare. Avrebbe percorso il viale alberato che costeggiava il fiume godendosi il freddo pungente di quel sabato mattina di fine novembre. Sarebbe arrivato a Hammersmith Bridge, si sarebbe seduto su una panchina e avrebbe ammirato il panorama. Il sabato mattina, in fondo, era fatto per quello. Per rilassarsi, passeggiare e godersi il panorama spettacolare che si poteva vedere solamente da Hammersmith Bridge. E, ovviamente, per prendere il tè in santa pace non dovendo subire il fastidioso rumore che giungeva dall’appartamento accanto al suo. Daniel Whitesmoke non amava solo passeggiare, amava anche altre cose, tra cui il silenzio e la riflessione. Uno dei motivi per cui aveva scelto di vivere ad Angels Street nell’Hammersmith era proprio il silenzio. E il fatto che poteva vivere mantenendo la sua riservatezza. Se il quartiere di Hammersmith poteva apparire un mondo fuori dal mondo, l’appartamento di Daniel Whitesmoke poteva sembrare addirittura un altro mondo. Come tutta la vita di Daniel Whitesmoke d’altronde. Una vita che a occhi distratti appariva decisamente ordinaria ma che aveva un qualcosa di talmente straordinario che al resto del mondo sarebbe stato precluso se non fosse stato lui stesso a decidere di mostrarlo. Aveva capelli di un biondo talmente chiaro da apparire quasi bianchi, ribelli anche se lui si ostinava a tenerli tagliati corti. Due occhi di un azzurro che forse in natura non esisteva nemmeno, mobili e sempre attenti. Un carattere pacato e movenze morbide che trasmettevano un che di tranquillizzante. Non scattava mai, non alzava mai la voce, non si agitava mai, non perdeva le staffe. Non era privo di emozioni ma aveva imparato a gestirle. Aveva una voce calda ma dolcissima ed era la cosa di lui che le persone notavano per prima. Non era bello. Ma non era nemmeno brutto. Era ordinario, fuori moda e terribilmente buono. Tanto mansueto da far pensare che la sua ira, qualora fosse mai stata scatenata sarebbe stata devastante. Viveva a Londra da sempre. E con da sempre si intende proprio da sempre. O quasi. Non stiamo parlando di molto tempo o dal momento della sua nascita che, apparentemente avrebbe potuto essere avvenuta una quarantina di anni prima, anche se non era così. Stiamo parlando di decenni, di secoli, di millenni. Di sempre insomma.”

“Japanese people may find this surprising, but eel is a common ingredient in European cuisine. Kurokiba's Eel Matelote from the Classic's Semifinal Round is one such European dish." "Southern Italy in particular has a tradition of eating eel right around Natale, which is Christmas. It's often served during the feasts for La Vigilia on Christmas Eve night. The eels are supposed to symbolize devils, and eating them is thought to be a charm warding off bad luck and evil spirits.”