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Quote by Vironika Wilde

Work

Love and Gaslight

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Author

Vironika Wilde

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“White savior narratives embedded in feminist rhetoric tend to position the people who don't get out as not being worth the effort of engagement, of needing to be led toward progressive ideologies instead of understanding that the conversations that need to happen between the proverbial hood and the hills are ones between equals who have had to face different obstacles to arrive at the same destination.”

“«Come fai a tenere insieme la tua fede cattolica e il tuo femminismo? Non la senti la contraddizione?» Da anni ho smesso di tenere il conto delle occasioni in cui mi è stata rivolta questa domanda. Non ho smesso però di cercare la risposta, perché la questione che le sta dietro è fondata. Come si può essere femministə e persino attivistə quando si ha fede nel Dio in nome del quale si inginocchia unasistema religioso cosí patriarcale e inflessibile al cambiamento culturale? Come conciliare le proprie certezze spirituali con il dubbio di stare collaborando al mantenimento di un'istituzione maschilista plurimillenaria, che pratica la discriminazione nelle sue stesse strutture, prima ancora che nella sua dottrina? Non è una domanda per le donne, ma per ogni persona credente, perché tocca l'idea del Dio che condividiamo, ben prima di quella che abbiamo di noi singolarmente.”

“Il rifiuto di essere definit3 da un dentro e da un fuori - che in questo libro chiamerò anche "pratica della soglia" - oggi ha il nome di queerness e la sola esistenza della parola apre alla possibilità che un'indefinitezza personale possa diventare un fenomeno socializzabile, perché le cose che hanno un nome condiviso sono in potenza già di tutt3.”

“La domanda a questo punto è d'obbligo: perché una parte della comunità LGBTQIA+, esclusa la componente riunita sotto la lettera q, dovrebbe fare resistenza a chi esprime la propria queerness? Il primo motivo è che, se vivi in un mondo che ti nega o ti definisce come anomalia del sistema, gridare «io esisto ed esisto cosí» è un imprescindibile atto di autodeterminazione e di protesta. Da tale bisogno sono nati il Pride e il coming out come pratiche politiche e non è strano che chi ha vissuto la rivelazione di sé come una conquista faccia poi fatica a capire che la non-rivelazione di sé possa esserlo altrettanto. [...] Il secondo motivo l'ha messo a fuoco Chiara Valerio affermando che avere un nome per qualcosa non significa perforza includerla, anzi spesso è il contrario: «Non esistono linguaggi inclusivi. Parlare significa nominare, nominare significa escludere». Anche la parola «queer» esclude dunque qualcosa: è la necessità delle altre definizioni. L'espressione della queerness, considerando superate le categorie del binarismo, sottintende che siano limitanti, e ciò, ovvio, non può piacere a nessunə che se le sia attribuite, specie se per farlo ha dovuto compiere un percorso doloroso.”