Quotessence
Home / Quotes / Quote by Jarod Kintz

Quote by Jarod Kintz

Work

Powdered Saxophone Music

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Jarod Kintz

Browse famous quotes and profile details for Jarod Kintz. more

You May Also Like

“La desgracia de Adam Appleby era que, en cuanto despertaba del sueño, su conciencia se inundaba inmediatamente de todo aquello en lo que menos deseaba pensar. Tenía la impresión de que otros hombres se enfrentaban a cada nuevo amanecer con la mente y el corazón renovados, llenos de optimismo y decisión; o bien de que se arrastraban ganduleando durante la primera hora del día en un estado de bendito sopor, incapaces de pensar en nada, ni agradable ni desagradable. Pero, agazapados como arpías en torno a su cama, los pensamientos desagradables esperaban para asaltarle tan pronto como Adam parpadease y abriera los ojos. En aquel momento se veía obligado, como alguien que se ahoga, a examinar su vida entera, dividido entre lamentaciones por el pasado y miedos futuros.”

“Adam había sacado la conclusión que, de todas las industrias del país, la reparación de vespas era la que representaba una mayor sobredemanda respecto a la oferta. En teoría, a quien se dispusiese a satisfacer esa demanda le esperaba una fortuna; pero en el fondo de su corazón Adam dudaba de que las vespas fuesen reparables, en el sentido normal del término; eran las mariposas de la carretera, organismos frágiles que tardaban mucho en ser fabricados y muy poco en morir.”

“Cambiando de postura en el sillín, Adam pensó que la forma en que su humilde vida seguía los moldes de la literatura tenía algo como de metempsicosis. ¿O quizá -se preguntó, hurgándose la nariz- era consecuencia de estudiar tan detenidamente las estructuras de las frases de los novelistas ingleses? Uno se había resignado a no tener ya un lenguaje privado, pero se aferraba melancólicamente a la ilusión de poseer los hechos de su vida.”

“- Andiamo al British Museum. Detto fatto. Per non perderci, ci demmo appuntamento a mezzogiorno in Mesopotamia. Non è una cosa da tutti i giorni poter fissare un appuntamento in un posto del genere. In quel tipo di edifici, apprezzo ancora di più l’insieme che il dettaglio. Mi piace passeggiare, senza altra logica che il mio piacere, dall’antico Egitto alle Galapagos passando per Sumer. Ingozzarmi di tutta l’assiriologia mi rimarrebbe sullo stomaco, mentre piluccare qualche carattere cuneiforme a mo’ di aperitivo, rune come antipasto, la stele di Rosetta come piatto principale e delle mani a negativo preistoriche come dessert manda in estasi le mie papille. Quello che non sopporto, nei musei, è il passo lento e solenne che le persone si credono obbligate in cuor loro ad adottare. Quanto a me, mi sposto con passo ginnico, abbracciando con lo sguardo vaste prospettive: che si tratti di archeologia o di pittura impressionista, ho notato i vantaggi di questo metodo. Il primo è evitare l’atroce effetto guida turistica: “Ammirate la bonarietà dello sceicco el-Beled: non vi sembra di averlo incrociato ieri al mercato?” oppure: “Una controversia oppone la Grecia e il Regno Unito a proposito del fregio del Partenone.” Il secondo è concomitante al primo: rende impossibili i commenti all’uscita dal museo. I Bouvard e Pécuchet moderni devono chiudere il becco. Il terzo vantaggio, e non il meno importante per quanto mi riguarda, è che impedisce l’insorgere del terribile mal di schiena museale. Intorno a mezzogiorno, mi resi conto di essermi persa. Affrontai un responsabile in questi termini: – Mesopotamia, please. – Third floor, turn to the left – mi venne risposto nel modo più semplice possibile. E questa è la dimostrazione che ci si sbaglia nel ritenere la Mesopotamia tanto inaccessibile.”

“C’era forse un posto più noioso al mondo del British Museum? Se c’era, Will non voleva sapere quale. Vasi. Monete. Brocche. Intere sale piene di piatti. Secondo Will doveva esserci uno scopo per mettere in mostra delle cose, e il fatto che fossero vecchie non significava necessariamente che fossero interessanti. Solo perché erano sopravvissute al tempo, non significava che tu volessi guardarle”

“Brenda Storm strolled down the line, examining each camel carefully. When she reached the fifth one, it emitted a guttural sound and unexpectedly spat on her shirt. She summoned all the strength she had and delivered a forceful punch to the side of the camel's snout causing the camel to collapse unconscious onto its side. "I'll take this one." Brenda said. "Do you really think that was necessary?" "Well..." Brenda began, "She'll think twice about spitting on me again!”