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Quote by Alessandro D'Avenia

“La noia per te era divenuta insopportabile. Non la noia superficiale, quella del "non so cosa fare", dell'assenza di emozioni forti, ma la privazione del destino e della destinazione, quello stato di angoscia di chi sa di essere fuori posto, di chi sa che non sta vivendo abbastanza, che non sta dando pieno corso alla sua vocazione. Avevi cominciato a scrivere, perché la scrittura è il luogo in cui si supera il limite e si combatte la propria incompiutezza, riparando ogni possibile inadempienza e raccontando come sarebbe dovuta o potuta andare. Cos'era per te scrivere, se non vivere? Non è forse "vita" il termine più frequente nei tuoi canti? In essi vivevi a tal punto che il corpo non sopportava più quell'esilio, e il genio gli chiedeva di seguirlo oltre la siepe delle facili sicurezze.”

Quote by Alessandro D'Avenia

Work

L'arte di essere fragili: Come Leopardi può salvarti la vita

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Author

Alessandro D'Avenia

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“E questo è stato il tuo errore: cercare di compiacere tutti. Tu non devi comportarti bene: devi prendere ciò che è tuo di diritto e farlo senza paura di essere giudicata. Non sei più una picciridda che cerca l'approvazione della madre. (...) Ricordati che chi po' fari e 'un fa, campa scuntento". (...) Franca ascolta. Le parole di Giulia aprono stanze inesplorate, le donano una nuova visione sulle cose. E' come se si guardasse per la prima volta in uno specchio, scoprendo pregi che non aveva mai immaginato di avere. Rivelando le infinite possibilità che la vita le può offrire. (...) Sì. Era stata silenziosa, discreta, paziente, remissiva. E invece adesso deve imparare. A non avere incertezze. A prendersi quello che le appartiene. A diventare donna Franca Florio. Il pensiero è così nuovo da farle girare la testa. A diventare me stessa.”

“Quel che le madri non sospettano è che quando i padri si alzano alle tre di notte per coccolare i figli non è per fare i gentili, né per lasciarle dormire. È solo per recuperare il senso. Respirare, stringere, stare a godersi quel che c’è. Sentirsi un po' più vicini a una cosa che in fondo non hanno mai avuto e mai avranno. Perché quello che le donne non dicono non è niente in confronto a quel che gli uomini non sanno.”

“Ci disarma, infatti, l'inclinazione a pensare che la nostra vita sia, innanzitutto, un frammento conclusivo della vita dei nostri genitori, solo, affidato alla nostra cura. Come se ci avessero incaricato, in un momento di stanchezza, di tenere un attimo quell'epilogo per loro prezioso; ci si aspettava da noi che lo restituissimo, prima o poi, intatto. L'avrebbero poi ricollocato a posto, formando la rotondità di una vita completa, la loro.”

“Per anni non ho pensato al passato, ma ho guardato sempre avanti, per vent'anni forse o anche di più. Ma perdere un genitore a quarant'anni fa più male che a venti. A venti è uno strazio, sei in corsa e corri. A quaranta è un dolore che non passa più: non potrai più decidere se andarlo a trovare o no, non potrai più fargli un regalo, spedirgli una cartolina, fargli una sorpresa telefonando ad un'ora insolita, non potrai più far felice nessuno con così poco. Con nessuno ti sentirai più te stesso come con lui.”