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Quote by Thomas Hardy

“L'unico esercizio fisico che Tess si concedeva a quell'epoca aveva luogo dopo il tramonto; solo allora, fuori nei boschi, le sembrava d'essere meno sola, sapeva come cogliere con precisione quell'attimo della sera, quando la luce e l'oscurità si compensano così equamente che le certezze del giorno e i dubbi della notte si neutralizzano, lasciando un'assoluta libertà mentale. È allora che il difficile impegno d'essere vivi si riduce al minimo. Non temeva le ombre, il suo unico pensiero sembrava quello di evitare l'umanità, o meglio, quella fredda sostanza in aumento chiamata mondo, che, così terribile nella massa, è così meschina, anzi penosa, nelle sue unità. Il suo incedere silenzioso su queste colline e valli solitarie si accordava perfettamente con l'elemento in mezzo a cui si muoveva. La sua figurina flessuosa e furtiva diveniva parte insostituibile della scena. A volte una stravagante fantasia la portava a rendere più intensi i processi della natura intorno a lei, fino a che sembravano partecipare alla sua stessa storia, anzi erano una parte della sua storia, perché il mondo è soltanto un fenomeno psicologico e tutto quello che sembra, in realtà esiste. Il vento improvviso e la brezza di mezzanotte, gemendo tra i germogli strettamente avviluppati e attraverso la corteccia dei ramoscelli invernali, erano forme di un amaro rimprovero. Un giorno piovoso era espressione di inconsolabile dolore per la sua debolezza da parte di un vago essere etico che lei non riusciva a classificare con precisione né come il Dio della sua fanciullezza, né come alcun altro essere. Ma questo essere circondata da elementi caratterizzati, basati su frammenti di convenzione, popolati da fantasmi e da voci avverse, era una triste ed errata creazione della fantasia di Tess: una nube di folletti maligni che la terrorizzava senza ragione. Erano loro, non lei, ad essere esclusi dall'armonia del mondo reale. Camminando tra gli uccelli addormentati nelle siepi, osservando i conigli saltare leggeri nelle conigliere illuminate dalla luna, o fermandosi sotto a un ramo carico di fagiani, Tess si sentiva come un'immagine della Colpa introdottasi nel rifugio dell'Innocenza. Voleva fare una distinzione dove non esisteva nessuna differenza. Si sentiva in antagonismo quando invece c'era un accordo perfetto. Aveva violato una legge sociale universalmente accettata, una legge sconosciuta al mondo che la circondava e dove supponeva di rappresentare una così grande anomalia.”

Quote by Thomas Hardy

Work

Tess of the D'urbervilles

This nineteenth-century novel centers on Tess Durbeyfield, a rural peasant girl whose father learns of distant aristocratic ancestry. Sent to claim kinship with the wealthy D'Urberville family, Tess encounters Alec D'Urberville, whose actions set in motion a chain of events that shadow her subsequent life. Later working as a milkmaid, she forms a relationship with Angel Clare, a man of progressive ideals whose response to her past reveals the gap between principle and practice. The narrative traces Tess's movement through agricultural labor, social stigma, and shifting moral landscapes, examining how individual character intersects with circumstance, class hierarchy, and gendered double standards. Hardy's subtitle, "A Pure Woman Faithfully Presented," signals his authorial stance toward his protagonist, framing the work as social critique as much as personal tragedy. The novel belongs to the pastoral tradition while subverting its conventions, and it contributed to debates about sexual morality, religious doubt, and the representation of working-class experience in literature. more

Author

Thomas Hardy
Thomas Hardy

Thomas Hardy, a British novelist born on June 2, 1840, and died on January 11, 1928, is renowned for his novels that depict rural life, reflecting the social changes in 19th-century England. His works often carry a sense of pessimism, depicting the fates of characters with sympathy. more

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“A volte mi pare di non aver desiderio di apprendere nulla di più di quel che già so.[...] A che mi serve sapere che sono solo un componente di una lunga schiera, trovar scritto in qualche vecchio libro di qualche creatura proprio simile a me e conoscere che reciterò la sua stessa parte, a rendermi infelice, ecco, solo a quello. La cosa migliore è dimenticare che la nostra natura e il nostro passato sono in tutto identici a quelli di migliaia e migliaia d'altri, e che il nostro futuro, le nostre azioni, saranno ancora uguali ad altre migliaia e migliaia. Mi piacerebbe sapere perché... perché il sole splende sul giusto e sull'ingiusto, allo stesso modo [...]Ma questo i libri non me lo sanno spiegare di certo.”

“Si sdraiò sul suo giaciglio nel soggiorno e spense la luce. La notte entrò e vi prese il suo posto, noncurante e indifferente; quella stessa notte che si era già ingoiata la sua felicità e che ora stava distrattamente digerendosela; ed era pronta a ingoiare la felicità di migliaia d'altre persone, con la stessa noncuranza e impassibilità.”