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Gianni Rodari

Gianni Rodari Books

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“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni. Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere. (p.7)”

“El nen que escolta un conte d'una veu familiar està en les millors condicions per trobar-se amb la llengua materna. Sent i reconeix paraules, estructures, vehicles de la pròpia llengua que seria difícil d'oferir-li de manera sistemàtica. Noms i verbs, preposicions i proposicions venen a trobar-lo de la manera més afectuosa. En qualsevol altra situació no toleraria trobar-se confinat al rol d'oient. Escolta respostes breus i precises que ha demanat sobre tota mena de problemes tècnics, científics, astronòmics, etcètera. Però només davant d'un conte està disposat a escoltar més estona. I el que interioritza no són només (o potser no són tant) els fets que conté el conte, sinó les paraules que el constitueixen. En aquest aspecte, la llengua, que és el vehicle, actua en ell com a finalitat.”

“Bisogna stare attenti a un aspetto particolare del "riso di superiorità". Se non lo si tiene d'occhio, esso può assumere una funzione conservatrice, allearsi al conformismo più piatto e più bieco. Sta qui l'origine di un certo "comico" reazionario che si ride del nuovo, dell'insolito, dell'uomo che vuol volare come gli uccelli, delle donne che vogliono far politica, di chi non pensa come gli altri, non parla come gli altri, come vogliono le tradizioni e i regolamenti... Perché quel riso abbia una funziona positiva, bisogna che la sua freccia colpisca piuttosto le idee vecchie, la paura di cambiare, il bigottismo della norma. I "personaggi sbagliati" del tipo anticonformista, nelle nostre storie, devono avere successo. La loro "disobbedienza" alla natura, o alla norma, deve essere premiata. Il mondo, sono i disobbedienti che lo mandano avanti!”

“Il professor Grammaticus Il professor Grammaticus, tra Como e Battipaglia, udì gridare a gran voce: I-ta-glia! I-ta-glia! I-ta-glia! Alcuni sventatelli apparsi in fondo alla via in coro scandivano quell’errore di ortografia. Disse il bravo docente: – Signori, non così! Non lordate la Patria con quella brutta «g»! Al fardello dei mali che affliggono il paese non aggiungete, prego, ortografiche offese… Il professor Grammaticus fu tosto circondato, di ben altre scorrettezze e di pugni minacciato. Ma dai dintorni accorse una folla di persone amanti della grammatica e della buona educazione. Cacciarono i giovinastri e gridarono così: – Viva il nostro professore e l’Italia senza «g»!”

“All'uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto. Martino lo sapeva perché l'aveva chiesto un po' a tutti e da tutti aveva avuto la stessa risposta: - Quella strada lì? Non va in nessun posto! E' inutile camminarci. - E fin dove arriva? - Non arriva da nessuna parte - Ma allora perché l'hanno fatta? - Ma non l'ha fatta nessuno, è sempre stata lì! - Ma nessuno è mai andato a vedere? - Oh sei una bella testa dura! Se ti diciamo che non c'è niente da vedere... - Non potete saperlo se non ci siete stati mai.”

“Occorre una certa distanza tra le due parole, occorre che l'una sia sufficientemente estranea all'altra, e il loro accostamento discretamente insolito, perché l'immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (fantastico) in cui i due elementi estranei possano convivere. Perciò è bene scegliere il binomio fantastico con l'aiuto del caso. Le due parole siano dettate da due bambini, all'insaputa l'uno dell'altro; estratte a sorte; indicate da un dito che non sa leggere in due pagine lontane del vocabolario. [...] Nel «binomio fantastico» le parole non sono prese nel loro significato quotidiano, ma liberate dalle catene verbali di cui fanno parte quotidianamente. Esse sono «estraniate», «spaesate», gettate l'una contro l'altra in un cielo mai visto prima. Allora si trovano nelle condizioni migliori per generare una storia." 4. Il binomio fantastico, pp. 18-19”

“Un modo di rendere produttive, in senso fantastico, le parole, è quello di deformarle. Lo fanno i bambini, per gioco: un gioco che ha un contenuto molto serio, perché li aiuta a esplorare le possibilità delle parole, a dominarle, forzandole a declinazioni inedite; stimola la loro libertà di «parlanti», con diritto alla loro personale "parole" (grazie, signor Saussure); incoraggia in loro l'anticonformismo. Nello spirito di questo gioco è l'uso di un prefisso arbitrario. Io stesso vi ho fatto ricorso più volte. Basta una "s" a trasformare un «temperino» - oggetto quotidiano e trascurabile, per di più pericoloso e offensivo - in uno «stemperino», oggetto fantastico e pacifista, che non serve a far la punta alle matite, ma a fargliela ricrescere quand'è consunta. Con rabbia dei cartolai e dell'ideologia consumistica. Non senza allusioni di colore sessuale, ben occultate, ma non per questo non recepibili (sotto il livello della coscienza) dai bambini. Lo stesso prefisso mi dà lo «staccapanni», cioè il contrario dell'«attaccapanni»: non serve per appendervi gli abiti, ma per staccarli quando se ne ha bisogno, in un paese di vetrine senza vetri, negozi senza cassa e guardaroba senza scontrino. Dal prefisso all'utopia. Ma non è certo vietato immaginare una città futura in cui i cappotti siano gratuiti come l'acqua e l'aria. E l'utopia non è meno educativa dello spirito critico." 8. Il prefisso arbitrario, p. 31”