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Quote by Laurell K. Hamilton

“I walked towards her. Jean-Claude grabbed my arm. "Do not harm her, Anita. She is under our protection." "I swear to you that I will not lay a finger on her tonight. I just want to tell her something." He released my arm, slowly, like he wasn't sure it was a good idea. I stepped next to Monica, until our bodies almost touched. I whispered into her face, "If anything happens to Catherine, I will see you dead." She smirked at me, confident in her protectors. "They will bring me back as one of them." I felt my head shake, a little to the right, a little to the left, a slow precise movement. "I will cut out your heart." I was still smiling, I couldn'tseem to stop. "Then I will burn it and scatter the ashes in the river. Do you understand me?" She swallowed audibly. Her health-club tan looked a little green. She nodded, staring at me like I was the bogey man. I think she believed I'd do it. Peachy keen. I hate to waste a really good threat”

Quote by Laurell K. Hamilton

Work

Guilty Pleasures

This book delves into the intricate tapestry of human emotions, focusing on the allure of forbidden desires and the consequences that follow. The narrative weaves through a series of interconnected lives, each character grappling with their own personal struggles and the societal expectations that shape their choices. more

Author

Laurell K. Hamilton
Laurell K. Hamilton

Laurell K. Hamilton is an American author renowned for her best-selling novel series 'Harry Potter'. Born on February 19, 1963, she is a prolific writer whose works span a variety of literary genres including fantasy, horror, and romance. more

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“Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici? E più avanti si va negli anni, Meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli altri, ma soprattutto noi stessi. da "Il senso di una fine”

“Mi pantalonai. Me li infilai, come se stessi amputandomi le gambe. Adesso, mi dissi, per te tutto il mondo sarà in flanella grigia. L’avevo indossata, ne avevo fatto un sacco per chiuderci dentro l’infanzia. Come mi sentivo? Superiore? Vecchio? Saggio? Più pesante? Più forte? Mi trovavo eretto e diretto e di bell’aspetto, lusingato e favorevolmente impressionato? No, per niente.”

“È invece ormai chiaro che il clima migliore per facilitare non solo l’apprendimento ma anche i rapporti interpersonali, e che permette alle molteplici potenzialità di cui ciascuno è portatore di manifestarsi, è legato a un ambiente dove non si ci senta giudicati, bensì accolti con interesse autentico e rispetto.”

“Calano su di noi alcuni attimi di silenzio che mi ingoiano, la sua frase mi mangia, la sento azzannarmi, devo reagire e porre distanza. La mia vita non è la sua, la mia vita è mia, la mia vita mi compete, la costruisco io e io la distruggo, allora reagisco, come burattino inghiottito dalla balena insieme al plancton io salto e scalcio per uscire e tornare nel mare, affiorare, navigare a vista, non sarò pasto di questa asserzione, non cadrò nella sua gola di fonemi e parole. La guardo furibonda e mi alzo dalla sedia come se m’avessero punta tra le cosce, il pizzicore sale e s’infila nelle mutande, stringo i glutei e cerco di cacciarlo via, ma quel fastidio è già dentro, imbastisce un nido di vespe: la nostra vita, la nostra condizione, il nostro tetto, le nostre stoviglie, il nostro futuro, il nostro investimento, la nostra spesa per il pranzo, il nostro denaro che non c’è. La mia vita non è la tua, urlo con la voce alta, urlo dalle mie fondamenta, dalla piccola me, dalle viscere umide e sento la nostra terra aprirsi, gli alberi cadere – smottamenti e tonfi – ho la faccia calda, i capelli elettrici, le gambe prudono e c’è una creatura dentro di me, furente, ignobile, che non ne può più delle misure di contenimento.”