Quotessence
Home / Quotes / Quote by Jan Moran

Quote by Jan Moran

“In awe at the sheer beauty of the setting, Celina stepped onto the balcony, which overlooked a terrace garden of fruit trees. "It's so beautiful here." She breathed in, catching the scent of fruit trees below. "What type of fruit are you growing?" "Mostly lemon," Sara said. "But also olive, grapefruit, orange, fig, and pomegranate. With our temperate climate, most everything thrives." Celina peered over the balcony's edge. To one side, a cliff dropped to the sea, while on the other, a terrace sprawled along the hilltop perch. Flaming pink bougainvillea and snowy white jasmine curled around the corners of grapevine-covered archways that framed the shimmering ocean view.”

Quote by Jan Moran

Work

The Chocolatier

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Jan Moran

Browse famous quotes and profile details for Jan Moran. more

You May Also Like

“¿Por qué te enamora mi faz de tal suerte que no te vuelves hacia el hermoso jardín que florece bajo los rayos de Cristo? Allí están la rosa en que el Verbo divino encarnó; y allí están los lirios por cuyo aroma se descubre el buen camino.”

“Stefano put an end to this tirade, which was developing rather nicely, I thought, by picking me up off the bench and lifting me till my eyes were on a level with his. My feet dangled helplessly, a good ten inches off the ground. "Just like a man," I said, somewhat breathlessly, because his hands were squeezing my ribs. "When you are losing an argument, you resort to physical violence!" "Oh no," Stefano said. "The physical violence is only a preliminary. This is how I counter arguments such as yours." He kissed me.”

“Se proprio dovessi esprimere un’opinione personale, definirei gli stagisti carne da macello, l’ultimo anello della catena sociale finanziaria, ma indignarsi per cose sensate non va più di moda da tanto di quel tempo che davvero non vedo perché tocchi a me far notare certe ovvietà. La mia coscienza registra ma rimane in silenzio. Le persone lo fanno per cose di gran lunga peggiori.”

“La guerra, noi pensavamo che avrebbe immediatamente rovesciato e capovolto la vita di tutti. Invece per anni molta gente rimase indisturbata nella sua casa, seguitando a fare quello che aveva fatto sempre. Quando ormai ciascuno pensava che in fondo se l'era cavata con poco e non ci sarebbero stati sconvolgimenti di sorta, né case distrutte, né fughe o persecuzioni, di colpo esplosero bombe e mine dovunque e le case crollarono, e le strade furono piene di rovine, di soldati e di profughi. E non c'era più uno che potesse far finta di niente, chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie e cacciare la testa sotto al guanciale, non c'era. In Italia fu così la guerra.”

“Chi vuole fare il medico solitamente immagina di fare il chirurgo. E all’inizio anch’io mi lasciai sedurre dall’immagine eroica del camice bianco che salva vite dopo ore interminabili in sala operatoria. Poi, tra medicina e chirurgia scelsi la prima: è un territorio d’indagine in continua evoluzione. Mi laureai nel 1991, l’epoca della lotta senza quartiere all’HIV e all’epatite C. Forse per quello mi ritrovai sul sentiero delle malattie infettive. Visto che si tratta spesso di patologie che colpiscono un gran numero di pazienti, mi feci conquistare anche dall’ idea che il mio lavoro potesse aiutare il prossimo, i più deboli e gli emarginati: sono le classi meno agiate la prima linea del fronte.”

“È il 20 marzo. Questa mattina in ospedale si presenta un team di medici cinesi che ha affrontato la prima fase dell’emergenza a Wuhan. [...] Lu Ming, è a capo della delegazione. Vuole sapere: «Come organizzate i vostri turni di lavoro?». Gli rispondo che ogni turno è di sette o otto ore. È sorpreso: «I nostri turni sono di quattordici giorni. Restiamo due settimane in ospedale, lavoriamo e dormiamo lì. Poi per altri quattordici giorni rimaniamo chiusi in casa, in quarantena.”