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Quote by Evangeline Collins

“Bella-Bella," he whispered. She reluctantly opened her eyes. "Good morning," he said with a wide smile, lips wet from their kisses. The crests of his cheekbones were flushed lightly. His eyes sparkled with happiness.”

Quote by Evangeline Collins

Work

Her Ladyship's Companion

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Author

Evangeline Collins

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“One by one, she undid the metal buttons. The last one proved difficult, but with a determined tug, it released. His stomach muscles contracted as she reached inside to gently pull out his erection. She had at first thought to remove his trousers, but the sight of him sprawled decadently in the chair, legs spread, the placket open and draping his upper thigh, magnificent c*ck standing at attention . . . No, the trousers would stay exactly where they were.”

“Sebastian looked alarmed at her stiffness, but Eric took it in and chuckled. "Riding astride would have been easier," he said. "You put twice the strain on yourself with that unnatural position." "Oh, I know," she replied with a grimace. "Every muscle told me about it this morning, and I actually DID have a hot soak before I went to bed." Sebastian looked blankly at the two of them for a moment, then blinked and looked relieved. "Oh, you're saddle sore! I'm sorry--”

“After dinner that evening they retired to her bedchamber. Gideon had quite opened her eyes over the last few days. Quick trysts in carriages were one thing, but when they were in bed . . . Oh, the things he did to her. He maneuvered her, flipping and turning and arranging limbs as though she weighed nothing. The rhythm never lost, each change in position finding some new sublime spot.”

“I tacchi di Bella risuonavano impertinenti sul corridoio di finto marmo. Dodici centimetri. Semplicemente un altro strumento per non sentirsi persa, e non solo fisicamente, in un mondo di gargantua. Temibili, paurosi gargantua. Per Bella riuscire a fissare il prossimo negli occhi – quasi negli occhi in caso di superamento della barriera dei 180 centimetri – era una necessità e spesso ci riusciva solo grazie alle Jimmy Choo o alle Manolo, un fringe benefit che la sua posizione di responsabile della moda del Denver Tribune le assicurava. Gli stilisti, compresi Choo e Manolo, la omaggiavano delle loro ultime creazioni? Lei certo non le rifiutava. Come ogni mattina alle nove si infilò nell’ascensore più per darsi una controllatina allo specchio che per risparmiarsi la rampa di scale che la separava dall’ultimo piano, quello della direzione. Sì, era tutto a posto, camicetta di seta bianca e gonna nera, più le Jimmy Choo di vernice rossa da togliere il fiato. Capelli castani appena ondulati sciolti sulle spalle, perle alle orecchie e al collo, un po’ di mascara sulle ciglia a evidenziare i suoi occhi verdi, e labbra più rosse del diavolo, in perfetta nuance con le Jimmy Choo. Il solito travestimento, insomma, che l’avrebbe messa al sicuro da ogni tentativo dei suoi colleghi di irrompere nella sua vita. Branco di animali. E che la chiamassero pure Miss Algida o Ghiacciolo alla moda o, ancora, 32, sottintendendo Fahrenheit (ovvero il punto di congelamento dell’acqua), o Italian Job – lavoretto italiano – sottintendendo qualcosa di più volgare, la cosa non la toccava per nulla. Forse solo un pochino, ma se ne infischiava. L’ascensore si fermò e le porte si aprirono portando sino a lei il vocio dei suoi colleghi, probabilmente intenti a bere caffè e a rimpinzarsi di ciambelle. Dio! Sembrava che non vivessero che per i carboidrati, quando lei…”

“Un altro giorno stava per incominciare. Un altro giorno che si sarebbe spento in un’altra notte. La sua vita era un susseguirsi inutile di secondi, minuti e ore senza luce. Non c’era più luce in lui, né fuori di lui. Forse non era più neppure un essere umano. Forse era diventato una bestia. Sì, doveva essere così, almeno a giudicare dai peli che gli coprivano il volto e dai ringhi e grugniti con i quali ormai si esprimeva nella vana speranza di tener lontano il mondo. Ray predatore Raider fece per alzarsi dal divano che era diventato la sua zattera di salvataggio, ma ricadde pesantemente sui cuscini lasciando andare un sospiro disperato. Il male al ginocchio, da quando aveva interrotto gli antidolorifici, era insopportabile, ma almeno gli permetteva di rimanere lucido e di non dimenticare. Bussavano alla porta, ecco perché si era svegliato dal suo torpore. Anne, probabilmente, e la sua mania di portargli da mangiare quando lui avrebbe voluto solo bere. Si sdraiò di nuovo sul divano e si coprì la testa con un cuscino. Avrebbe finto di dormire, sì, e Anne se ne sarebbe andata.”