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Quote by Veronica Roth

“Non so che cosa mi aspettassi. Forse di vedere il confine ultimo del mondo, come una specie di gigantesco dirupo sospeso nello spazio? Quello che di sicuro non mi aspettavo era di scoprire di essere una persona che viveva in una casa che da quassù non si distingue neanche, che camminava su una strada tra centinaia, migliaia, di altre strade. Quello che non mi aspettavo era di sentirmi così piccola.”

Quote by Veronica Roth

Work

Allegiant

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Author

Veronica Roth
Veronica Roth

Veronica Roth (born August 19, 1988) is an American novelist best known for her bestselling Divergent trilogy, which includes Divergent, Insurgent, and Allegiant. The series, set in a dystopian Chicago, explores themes of identity, choice, and societal structure. Roth graduated from Northwestern University with a degree in creative writing. She published Divergent at age 21, and the series has sold over 40 million copies worldwide, inspiring a successful film franchise. Roth continues to write and lives in Chicago with her family. more

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“Ancora una volta voglio dunque compiere questo viaggio, e anche ora so che non riuscirò ad andarci direttamente, che viaggio per me non può mai significare altro che digressione, l'eterno labirinto che il Viaggiatore si costruisce lasciandosi sedurre ogni volta da una deviazione e dalla deviazione della deviazione, dal mistero del nome sconosciuto sulla guida, dal profilo del castello in lontananza cui non porta quasi nessuna strada, da quello che potrebbe esserci da vedere dietro la prossima collina o montagna.”

“Certo che son belle le stazioni, non trovi? Soprattutto quelle di provincia, soprattutto quando il sole sta calando e i lampioni si sono già accesi anche se c'è luce nell'aria. Mi piacciono i binari che si perdono all'orizzonte, le poche persone che passeggiano sul marciapiede, che ondeggiano sulla linea gialla, che parlano poco, pochissimo per niente, perché hanno altro da fare. Aspettare. Aspettare. Aspettare.”

“Credo che per "entrare" nei luoghi il giornalista debba ascoltare la strada, cioè le voci deboli distanti dai riflettori dei media. Per farlo bene, deve accettare alcune regole di comportamento. Primo: sparire, mescolandosi alla gente se possibile fingendosi di non essere giornalista. Secondo: condividere, cioè dare qualcosa di suo - anche un semplice racconto - per trasformare l'intervista in un rapporto di scambio. Terzo: viaggiare lentamente per attraversare le periferie del mondo minore. Solo così saprà avvertire le mutazioni lunghe e non farsi sorprendere dai deragliamenti improvvisi della modernità. La vecchia bicicletta consente tutto questo. Essa è dunque uno straordinario strumento di reportage. Ti immerge nel contesto, ignorato da questo giornalismo cieco, fatto solo di primi piani. È anche una macchina dei pensieri, che offre al tuo scrivere il ritmo giusto dell'andare. È un mantra che rende il racconto più musicale, dunque ascoltabile.”