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Quote by Dietrich Bonhoeffer

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Dietrich Bonhoeffer
Dietrich Bonhoeffer

German pastor, theologian, philosopher, and member of the resistance against the Nazis. Born on February 4, 1906, in Germany, he was executed on April 9, 1945 in a concentration camp. more

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“Mi pare che qualcuno potrebbe dire: che obbligo ha Iddio di regalarci l'immortalità? L'immortalità dell'anima è una invenzione dell'egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio. Noi vogliamo un premio per il bene che facciamo agli altri e una pena per il male che gli altri fanno a noi. Rassegnamoci invece a morire anche noi del tutto come ogni essere vivente e facciamo sin che siamo vivi la giustizia per noi e per gli altri, senza speranza di premi futuri, solo perché Iddio vuole da noi questo come vuole che ogni stella faccia lume e che ogni pianta faccia ombra. Cosa Le pare, a Lei?» «Cosa vuol che Le dica?», rispose il Gilardoni. «A me pare una gran bellezza! Non posso dire: una gran verità. Non lo so, non ci ho mai pensato; ma una gran bellezza! Io dico che il Cristianesimo non ha potuto avere né immaginare dei Santi sublimi come questo qualcuno! È una gran bellezza, è una gran bellezza!» «Perché poi», riprese Luisa dopo un breve silenzio, «si potrebbe forse anche sostenere che questa vita futura non sarebbe proprio felice. Vi è felicità quando non si conosce la ragione di tutte le cose, quando non si arriva a spiegare tutti i misteri? E il desiderio di saper tutto sarà esso appagato nella vita futura? Non resterà ancora un mistero impenetrabile? Non dicono che Dio non si conoscerà interamente mai? E allora, nel nostro desiderio di sapere, non finiremo a soffrire come adesso, anzi forse più, perché in una vita superiore quel desiderio dev'essere ancora più forte? Io vedrei un solo modo di arrivare a saper tutto e sarebbe di diventar Dio...»”

“Il tempio delle ninfe esiste davvero", confessò Vitale, "l'ho visto con i miei occhi". "Non ne dubito affatto, signor Federici. E dite, come vi è parso?". "La cosa più bella su cui abbia mai posato lo sguardo". "Allora capirete perché debba restare per sempre un segreto". Il legato apostolico si concesse un sorriso malinconico. "La fede può resistere a tutto. Alla morte, alle guerre, alle ingiustizie. Ma non alla bellezza". E così dicendo, si avviò con il suo nobile incedere per il loggiato, lasciandolo solo.”

“Potrei essere qui in quanto qualcuno vuole che sia così. C'è chi lo crede. Dio? dice lei con dolore e ironia nella voce.Se esistesse andrebbe licenziato per giusta causa, incapacità, assenteismo, e poi giustiziato per crudeltà, bruciato per eresia contro le verità che lui stesso ha proclamato. Già fatto, dico io. Già frustato, crocifisso, ucciso e sepolto. Ma pretende l'esistenza, risponde lei, e si sazia feroce dei desideri che ci incidono il cuore.”

“Direi che anche lei penserebbe a un miracolo, la prima volta che le capitasse di vedere un uomo resuscitare. [...] Buffo, no? Non è che i miracoli non avvengano, è solo che gli viene dato un nome diverso. Immagini la scena: tutti i dottori a consulto intorno a un morto; l'uomo non respira più, il polso è assente, il cuore non batte: insomma, è morto. Poi arriva qualcuno che gli ridà la vita, e i dottori - com'è che si usa dire? - sospendono il giudizio. Se accade di nuovo, più volte (perché Dio è presente sulla terra), diranno: questi non sono miracoli, significano soltanto che il nostro concetto di che cosa sia la vita si è ampliato; ora sappiamo che si può essere vivi senza polso, senza respiro, senza battiti del cuore. E inventano una nuova parola per descrivere quello stato di vita e dichiarano che, ancora una volta, la scienza ha confutato un miracolo. [...] L'ultima parola sarà sempre la loro.”

“Le persone temono di morire perché hanno paura dell’ignoto. Ma per l’appunto, che cos’è l’ignoto? Ti propongo, Oscar, di non aver paura, ma fiducia. Guarda il viso di Dio sulla croce: subisce il dolore fisico, ma non prova dolore morale perché ha fiducia. Perciò i chiodi lo fanno soffrire meno. Si ripete: mi fa male ma non può essere un male. Ecco. È questo il beneficio della fede.”

“Per Lévin, come persona miscredente e nello stesso tempo rispettosa delle credenze delle altre persone, la presenza e la partecipazione a qualsiasi rito chiesastico era molto penosa. Adesso, in quello stato d'animo sensibile a tutto e raddolcito in cui egli era, questa necessità di fingere non soltanto era penosa per lui, ma gli sembrò affatto impossibile. Adesso, nel suo stato di gloria, di fioritura, avrebbe dovuto o mentire o commettere sacrilegio. Non si sentiva in grado di fare né una cosa, né l'altra. [...] Assistendo alla prima messa, Lévin si sforzò di rinfrescare in sé i ricordi giovanili di quel forte sentimento religioso che egli aveva provato dai sedici ai diciassette anni; ma si convinse immediatamente che questo gli era affatto impossibile. Si sforzò di considerare tutto ciò come un uso vuoto che non avesse senso, simile all'uso di fare le visite; ma sentì che anche questo non lo poteva fare in nessun modo. Lévin riguardo alla religione era nella situazione più indefinita, come del resto la maggior parte dei suoi contemporanei. Credere non poteva, e nello stesso tempo non era fermamente convinto che tutto quello non fosse giusto. E perciò, non potendo credere che fosse significativo quel ch'egli faceva, né guardarvi con indifferenza, come a una vuota formalità, durante tutta quella preparazione alla comunione egli provava un senso di disagio e di vergogna, facendo quello che egli stesso non capiva, e perciò, come gli diceva una voce interna, qualcosa di menzognero e di poco buono.”