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Fede Quotes

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Fede Quotes

“«Salvezza. Già, ma cosa significa? A quel tempo pensavo di saperlo, pensavo di averne bisogno, e che gli yeshuiti la offrissero. E che il solo prezzo da pagare fosse avere fede.» «Ma non l'hai accettato.» Joscelin scosse il capo. «No. Alla resa dei conti il prezzo era troppo alto. Non volevo lasciare l'amore sull'altare della fede. Ho imparato ad avere fede nell'amore.»”

“Faccio una piroetta e torno dentro, non mi farò rovinare la serata, ho preso i voti che meritavo, ho un ragazzo ricco, ho un’estate davanti, e per chi ha la mia età, l’estate è come la messa, la chiesa, la riva del fiume a fine nuotata, la boccata d’aria dopo un viaggio a finestrini chiusi, è il paese che si veste a festa.”

“And he said to me, "Truly, nay; for you Christians care not how untruly you serve God. You should set an example to the common people to do well, and you set them an example of doing evil. For the commons, upon festival days, when they should go to church to serve God, go to taverns, and are there in gluttony all day and night, and eat and drink as beasts that have no reason, and know not when they have enough. And also, the Christians encourage one another, in all ways that they may, to fight, and to deceive one another. And they are so proud that they know not how to be clothed; now long, now short, now straight, now large, now with sword, now with dagger, and in all manner of guises. They should be simple, meek, and true, and full of alms-deeds, as Jesus was, in whom they believe ; but they are all the contrary, and ever inclined to evil, and to do evil. And they are so covetous, that for a little silver they sell their daughters, their sisters, and their own wives, to put them to lechery. And one seduces the wife of another, and none of them holdeth faith to another ; but they break their law, that Jesus Christ gave them to keep for their salvation. And thus, for their sins, have they lost all this land which we hold.”

“Il tempio delle ninfe esiste davvero", confessò Vitale, "l'ho visto con i miei occhi". "Non ne dubito affatto, signor Federici. E dite, come vi è parso?". "La cosa più bella su cui abbia mai posato lo sguardo". "Allora capirete perché debba restare per sempre un segreto". Il legato apostolico si concesse un sorriso malinconico. "La fede può resistere a tutto. Alla morte, alle guerre, alle ingiustizie. Ma non alla bellezza". E così dicendo, si avviò con il suo nobile incedere per il loggiato, lasciandolo solo.”

“Potrei essere qui in quanto qualcuno vuole che sia così. C'è chi lo crede. Dio? dice lei con dolore e ironia nella voce.Se esistesse andrebbe licenziato per giusta causa, incapacità, assenteismo, e poi giustiziato per crudeltà, bruciato per eresia contro le verità che lui stesso ha proclamato. Già fatto, dico io. Già frustato, crocifisso, ucciso e sepolto. Ma pretende l'esistenza, risponde lei, e si sazia feroce dei desideri che ci incidono il cuore.”

“Direi che anche lei penserebbe a un miracolo, la prima volta che le capitasse di vedere un uomo resuscitare. [...] Buffo, no? Non è che i miracoli non avvengano, è solo che gli viene dato un nome diverso. Immagini la scena: tutti i dottori a consulto intorno a un morto; l'uomo non respira più, il polso è assente, il cuore non batte: insomma, è morto. Poi arriva qualcuno che gli ridà la vita, e i dottori - com'è che si usa dire? - sospendono il giudizio. Se accade di nuovo, più volte (perché Dio è presente sulla terra), diranno: questi non sono miracoli, significano soltanto che il nostro concetto di che cosa sia la vita si è ampliato; ora sappiamo che si può essere vivi senza polso, senza respiro, senza battiti del cuore. E inventano una nuova parola per descrivere quello stato di vita e dichiarano che, ancora una volta, la scienza ha confutato un miracolo. [...] L'ultima parola sarà sempre la loro.”

“Le persone temono di morire perché hanno paura dell’ignoto. Ma per l’appunto, che cos’è l’ignoto? Ti propongo, Oscar, di non aver paura, ma fiducia. Guarda il viso di Dio sulla croce: subisce il dolore fisico, ma non prova dolore morale perché ha fiducia. Perciò i chiodi lo fanno soffrire meno. Si ripete: mi fa male ma non può essere un male. Ecco. È questo il beneficio della fede.”

“Per Lévin, come persona miscredente e nello stesso tempo rispettosa delle credenze delle altre persone, la presenza e la partecipazione a qualsiasi rito chiesastico era molto penosa. Adesso, in quello stato d'animo sensibile a tutto e raddolcito in cui egli era, questa necessità di fingere non soltanto era penosa per lui, ma gli sembrò affatto impossibile. Adesso, nel suo stato di gloria, di fioritura, avrebbe dovuto o mentire o commettere sacrilegio. Non si sentiva in grado di fare né una cosa, né l'altra. [...] Assistendo alla prima messa, Lévin si sforzò di rinfrescare in sé i ricordi giovanili di quel forte sentimento religioso che egli aveva provato dai sedici ai diciassette anni; ma si convinse immediatamente che questo gli era affatto impossibile. Si sforzò di considerare tutto ciò come un uso vuoto che non avesse senso, simile all'uso di fare le visite; ma sentì che anche questo non lo poteva fare in nessun modo. Lévin riguardo alla religione era nella situazione più indefinita, come del resto la maggior parte dei suoi contemporanei. Credere non poteva, e nello stesso tempo non era fermamente convinto che tutto quello non fosse giusto. E perciò, non potendo credere che fosse significativo quel ch'egli faceva, né guardarvi con indifferenza, come a una vuota formalità, durante tutta quella preparazione alla comunione egli provava un senso di disagio e di vergogna, facendo quello che egli stesso non capiva, e perciò, come gli diceva una voce interna, qualcosa di menzognero e di poco buono.”

“Ho fatto comunione e cresima in una volta sola, prima di sposarmi, con un unico pacchetto promozionale. Ricordo che per l’occasione mi recai da un simpatico e giovane prete e al suo invito di parlare dei miei peccati me ne uscii con fare borioso affermando che non avevo granché da farmi perdonare, non avevo ammazzato nessuno, né in fin dei conti ferito in modo grave qualcuno. Il che era vero, certo, ma fosse tutto qui, sarebbe semplice. In realtà mi sarei dovuto fermare con lui e sviscerargli la mia inutile vita, confessargli che stavo mettendo in atto il piú grande fra i peccati: mentire a me stesso e ai miei cari. In quegli anni infatti seguivo una strada che sapevo non essere la mia, facevo il furbo credendo di non pagare dazio prima o poi. In realtà mi stavo costruendo da solo la gabbia, camminavo baldanzoso verso l’infelicità e sprecavo gli anni migliori, nei quali si deve seminare seguendo la pancia, l’istinto, le passioni. Di questo avrei dovuto chiedere perdono, altroché, del fatto che disseminavo bugie e mi preparavo a rovinare la mia esistenza e, forse, quella di chi mi era attorno. Perché la verità è che possiamo donare solo ciò che siamo, e se siamo degli infelici, trasmetteremo infelicità. Lui, ovviamente, mi diede l’assoluzione, io oggi al suo posto avrei speso qualche parola in piú per smuovere quella pecorella smarrita, ma tant’è. Molti anni dopo mi ripresentai davanti a un prete, uno anziano stavolta, con una faccia rubiconda e leggermente ostile. Mi sedetti di fronte a lui e iniziai a parlargli della sensazione di calore che mi prendeva a volte nei momenti di difficoltà, quando d’improvviso sentivo un’energia calda invadermi il corpo e annebbiarmi la vista. [...] «Ecco, a tal proposito… come si fa a diventare adulti?» Con ogni probabilità pensò di trovarsi di fronte a un pazzo, però disse lo stesso una cosa semplice e confortante: «Finché sarai alla ricerca di risposte, non diventerai mai del tutto adulto». «Mi sta dicendo che dovrei imparare a non pormi piú domande e a farmi scivolare le cose di dosso?» «Ti sto dicendo che se senti di non avere risposte, sei nel posto giusto».”