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Quote by Fabio Pinna

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Fabio Pinna

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“Quell'estate, secondo il nuovo computo degli anni che ci hanno insegnato i cristiani, era il 497 dopo la nascita di Cristo, ed era un'estate radiosa, splendente di sole. Artù era al vertice, Merlino si scaldava le ossa nel nostro giardino e le nostre tre figlie insistevano perché raccontasse loro sempre nuove storie, Ceinwyn era felice, Ginevra si godeva il suo elegante palazzo nuovo, con i portici e le colonne e il tempio nascosto. Lancillotto se ne stava tranquillo nel suo regno accanto al mare, i sassoni si combattevano tra loro invece di lottare contro di noi, e la Dumnonia era in pace. Eppure, quella del 497 fu anche, come ben ricordo, un'estate di vergogna e di dolore. Fu l'estate di Tristano e Isotta.”

“For it is a fact that the more unbelievers pour scorn on Him, so much the more does He make His Godhead evident. The things which they, as men, rule out as impossible, He plainly shows to be possible; that which they deride as unfitting, His goodness makes most fit; and things which these wiseacres laugh at as "human" He by His inherent might declares divine. Thus by what seems His utter poverty and weakness on the cross He overturns the pomp and parade of idols, and quietly and hiddenly wins over the mockers and unbelievers to recognize Him as God.”

“Si, ho pensato. Voglio salire. Certo che voglio salire. E già per le scale afferrarti i fianchi. Forte. E darti un piccolo bacio leggero sulla nuca. Proprio dove finisce la spina dorsale. E più tardi, dentro casa, affondare il naso nei tuoi capelli e annusarti, annusarti finché il tuo odore diventa sapore, e poi, sempre stando dietro di te, aprire i bottoni della tua camicetta candida. I primi due lentamente, poi gli altri strappandoli. Perché non se ne può più. Perché non ce la faccio più non ce la faccio più non ce la faccio più... No grazie, ho risposto. Meglio che vada a casa.”