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Quote by Raphaëlle Giordano

“Mi condusse nella galleria degli specchi deformanti. "Si tratta di un'immagine vera? No. Adesso si guardi e mi dica cosa le piace del suo aspetto fisico. Faccia di tutto per mettere in risalto questi punti di forza. Ma la cosa più importante è ciò che lei sprigiona da dentro. La fiducia in sè stessi è il principale punto di forza. Sia felice e sarà irresistibile! Si sazi di bellezza e sarà attraente. La smetta di nutrire i suoi ratti, Camille. I "ratti" son ole paure, i complessi, le convinzioni sbagliate, la parte di lei che ama farsi compatire e recitare la parte di Calimero. Riesce a capire cosa sta cercando, inconsciamente, quando interpreta questo brutto ruolo?" "Forse se sono brutta non attiro troppo l'attenzione e non rischio di deludere qualcuno o di restare delusa! E se le persone non si aspettano troppo da me, almeno vivo in pace!" "E qual è invece l'insidia insita nell'attirare gli sguardi?" "Più sguardi significa più commenti, più giudizi, più rischi di essere ferita..." "Salvo che nessuno potrà colpirla se è invulnerabile e ha fiducia in sè stessa. Per prima cosa, tutte le mattine, davanti allo specchio, cambierà dialogo interiore. Ripeterà affermazioni positive. Poi imparerà l'arte della modellizzazione. Qual è la donna che ammira di più e perchè?" "Isabelle Huppert, trovo che abbia un fascino incredibile". "Benissimo. Allora si metta a studiare Isabelle Huppert, i suoi atteggiamenti, il suo modo di camminare, di sorridere... Si alleni a riprodurre i suoi gesti. Finga di essere Isabelle Huppert che cammina per strada. Come reagiscono le persone intorno a lei?”

Quote by Raphaëlle Giordano

Work

Ta deuxième vie commence quand tu comprends que tu n'en as qu'une

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Author

Raphaëlle Giordano

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“Probabilmente la nostra vita è iniziata nell'oceano. Circa quattro milioni di anni fa. Probabilmente vicino a fonti di calore come i vulcani sommersi. Poi, cinquecento milioni di anni fa, o forse poco più, gli organismi hanno cominciato a vivere anche sulla terra. [...] Ma in un certo senso si può dire che anche se abbiamo abbandonato il mare dopo milioni d'anni di vita nelle sue profondità, l'oceano è rimasto dentro di noi. Quando una donna porta in grembo un bambino, lo fa crescere nell'acqua, e l'acqua nel suo corpo è quasi identica a quella del mare, contiene quasi la stessa quantità di sali. La donna crea un piccolo oceano nel proprio corpo. Ma non solo. Il nostro sangue e il sudore hanno quasi la stessa composizione dell'acqua di mare. Portiamo oceani dentro di noi, nel nostro sangue e nel nostro sudore. E con le nostre lacrime, piangiamo oceani. (Shantaram, pag. 465)”