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Quote by David Grossman

“Sì, certo. Di strette al cuore tu ne sai qualcosa. Forse sei addirittura un'esperta, a modo tuo. L'ho capito guardandoti. E anch'io, evidentemente, sono già riuscito a far soffrire il tuo cuore, a fargli provare qualche stretta. Ma fino a questo punto? Davvero? Come se tu avessi perso qualcosa di prezioso, di agognato, un attimo prima di averlo ottenuto? Almeno dimmi cos'era questo qualcosa di prezioso (perché mi renda conto di cosa può esserci in me).”

Quote by David Grossman

Work

Che tu sia per me il coltello

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Author

David Grossman
David Grossman

David Grossman is an Israeli author known for his profound literary style and deep insights into war. His works often explore themes of family, love, and war, and are highly appreciated by readers. more

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“Poi un giorno il cane non si presentò. Neville entrò in agitazione. Si era talmente abituato a quelle visite da trasformarle nel centro della sua routine quotidiana, che aveva riorganizzato intorno ai pasti dell'animale, tralasciando le indagini, accantonando tutto il resto, preso com'era dal desiderio di averlo in casa. Passò il pomeriggio a setacciare il vicinato con i nervi a fior di pelle, chiamandolo a squarciagola. Ma tutte le ricerche furono vane. Rientrò e consumò un pasto insipido. Il cane non si presentò per la cena e neanche per la colazione il mattino dopo. Neville riprese le ricerche, meno speranzoso. L'hanno catturato, quelle parole gli ossessionavano la mente, gli sporchi bastardi l'hanno catturato. Ma non riusciva a crederci fino in fondo. Si rifiutava di rassegnarsi all'idea. Il pomeriggio del terzo giorno si trovava nel garage quando all'esterno gli arrivò il tintinnio della ciotola di metallo. Trattenendo il fiato uscì alla luce del giorno. «Sei tornato!» gridò. Il cane scartò nervosamente allontanandosi dal piatto, con la bocca gocciolante d'acqua. Il cuore di Neville ebbe un sobbalzo. L'animale aveva gli occhi vitrei e ansimava con la lingua scura penzoloni. «No» disse, con voce rotta. «Oh, no.»”

“L'inquietudine era nella mia natura; e qualche volta mi agitava fino alla sofferenza. Allora il mio unico sollievo era di camminare su e giù per il corridoio del terzo piano, rifugiarmi nella sua solitudine, abbandonare il mio spirito alle splendide visioni che mi sovrastavano, lasciare il mio cuore vibrare di un'esaltazione che lo turbava sì, ma lo dilatava; e soprattutto aprire l'orecchio a una voce inesistente, una voce creata dalla mia immaginazione e che non mi dava pace, alimentata dalla vita, dal fuoco e dalle sensazioni a cui aspiriamo, e che nella mia esistenza allora non avevo. Inutile dire agli uomini di essere contenti della tranquillità. Quel che essi desiderano è l'azione, e se non la troveranno, la creeranno. Milioni di esseri sono condannati a un destino più pacifico del mio, e milioni si ribellano contro la loro sorte. Nessuno sa quanti ribelli, oltre i ribelli politici, popolano la terra. In genere si crede che le donne siano molto quiete. Le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini. Hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, e di provare le loro capacità come i loro fratelli; soffrono come gli uomini dei freni e dell'inattività, e fa parte della mentalità ristretta dei loro compagni più fortunati il dire che si devono limitare a cucinare e a far la calza, a suonare il piano e a far ricami. E' stupido condannarle o schernirle, se cercano di fare di più o imparare di più di quello che è solito al loro sesso.”