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Quote by Charlotte Brontë

“L'inquietudine era nella mia natura; e qualche volta mi agitava fino alla sofferenza. Allora il mio unico sollievo era di camminare su e giù per il corridoio del terzo piano, rifugiarmi nella sua solitudine, abbandonare il mio spirito alle splendide visioni che mi sovrastavano, lasciare il mio cuore vibrare di un'esaltazione che lo turbava sì, ma lo dilatava; e soprattutto aprire l'orecchio a una voce inesistente, una voce creata dalla mia immaginazione e che non mi dava pace, alimentata dalla vita, dal fuoco e dalle sensazioni a cui aspiriamo, e che nella mia esistenza allora non avevo. Inutile dire agli uomini di essere contenti della tranquillità. Quel che essi desiderano è l'azione, e se non la troveranno, la creeranno. Milioni di esseri sono condannati a un destino più pacifico del mio, e milioni si ribellano contro la loro sorte. Nessuno sa quanti ribelli, oltre i ribelli politici, popolano la terra. In genere si crede che le donne siano molto quiete. Le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini. Hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, e di provare le loro capacità come i loro fratelli; soffrono come gli uomini dei freni e dell'inattività, e fa parte della mentalità ristretta dei loro compagni più fortunati il dire che si devono limitare a cucinare e a far la calza, a suonare il piano e a far ricami. E' stupido condannarle o schernirle, se cercano di fare di più o imparare di più di quello che è solito al loro sesso.”

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Charlotte Brontë

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“C'era una volta una bambina che leggeva tutto il giorno appollaiata sugli alberi. Una sera, quando la chiamano per cena, si rifiuta di scendere. Cala la notte, ma lei non ha paura. In lontananza si odono dei tuoni, in lontananza i fulmini squarciano il cielo sereno. È la storia di una bambina in equilibrio su un ramo, che si ciba solo di libri. Passano i giorni e la bambina è ancora lassù, la chiamano, la supplicano di scendere, portano scale e sgabelli, le promettono nastri e pianoforti, le promettono la luna. È la favola di una bambina che mangia la carta, pagine su pagine. Ben presto, tutto il corpo le diventa grigio, la pioggia le lascia strisce d'inchiostro sulla pelle. Ben presto, inizia a rimpicciolirsi, diventa minuscola, sottile come una pergamena consunta o come una foglia d'oro. Portano via le scale e gli sgabelli. La lasciano svanire in cima al ramo. Piangono in silenzio, piangono dentro, accanto al fuoco, piangono la bambina che era, in carne e zucchero, piangono quella bambina smarrita che continua a sciogliersi e si chiedono dove trovi ancora la forza per stare aggrappata all'albero. Una sera, il silenzio è rotto dallo scoppio di un temporale. I rami si piegano sotto la furia del vento. Un vento fortissimo, come non si era mai visto. Al mattino, la bambina non c'è più. Ha lasciato un messaggio sull'albero, scarabocchiato su un pezzo di carta. Ma è una frase illeggibile.”

“What baseball managers did do, on occasion, beginning in the early 1980s, was hire some guy who knew how to switch on the computer. But they did this less with honest curiosity than in the spirit of a beleaguered visitor to Morocco hiring a tour guide: pay off one so that the seventy-five others will stop trying to trade you their camels for your wife. Which one you pay off is largely irrelevant.”