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Quote by Omraam Mikhaël Aïvanhov

“« A forza di vedere e sentire troppe cose, la maggior parte delle persone finisce per essere satura, disillusa. Costoro hanno l'impressione di non avere più nulla da imparare: lasciano scivolare la propria attenzione senza mai soffermarsi su niente, e in loro non si imprime più nulla. Dicono: «Questo lo so... Questo l'ho già visto... E anche questo... e anche quest'altro...». Allora guardano senza vedere, ascoltano senza udire. Eh sì, l'abitudine... Ma non c'è niente di più dannoso che lasciarsi governare dall'abitudine: il cervello si rammollisce. In realtà l'unica abitudine da prendere è quella di non abituarsi a nulla, e guardare sempre sotto una nuova luce e con nuova attenzione le idee, gli esseri e gli oggetti. Osservateli, studiateli come se li incontraste per la prima volta: scoprirete allora i legami che esistono tra loro, e qualcosa della vita dell'universo si rivelerà a voi. Di tanto in tanto sforzatevi anche di respirare e di mangiare come se fosse la prima volta. »”

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Omraam Mikhaël Aïvanhov

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“Se mi vedevate appoggiata al muretto che guardavo in giù, l’acqua, avreste detto: Toh, sta pensando. Ma non era vero. Cioè, avevo delle parole in testa, ma solo perché una ha delle parole in testa non vuol dire che sta pensando, come avere una tasca piena di monetine non vuol dire che sei ricca. Le parole che avevo in testa erano, cioè, cagate, bastardo, troia, merda, fanculo, tiraseghe, e mi giravano dentro tanto in fretta, troppo in fretta anche per lasciarmici tirar fuori una frase. E questo non sarebbe un vero pensare, giusto?”

“Ricordo anche che nei tuoi scritti hai richiamato l’espressione lebensunwertes Leben – «vita che non merita di essere vissuta» – con cui i nazisti designavano quei gruppi di popolazione cui negavano il diritto di esistere. Ai nostri giorni abbiamo di fronte una versione liquido moderna di questo fenomeno, che vale per regioni e paesi le cui tragedie non hanno diritto di fare notizia, o le cui vittime civili e sofferenze legate al terrorismo o alla violenza non sono legittimate a influire sui rapporti bilaterali e sugli accordi commerciali [...].”