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Quote by Renata Viganò

“Un giorno, a un tratto, la libertà si fermò. Non aveva più voglia di camminare. Se ne infischiava di quelli che l’aspettavano, mancava all’appuntamento senza un motivo, come fanno gli innamorati già un po’ stanchi.”

Quote by Renata Viganò

Work

L'Agnese va a morire

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Author

Renata Viganò

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“What if and love What if time develops a trait to forget, What if light does not travel at all, What if life turns into a ceaseless moment of regret, And every perception of height begins to crumble and fall, What will become of the memories then, What will become of the darkness, Shall we be restricted to lead a life in a den, Where there is everything packed within feelings riddled with moments of nothingness, What will become of the love you felt, What will become of the faces you come across everyday, Shall the feeling die suddenly that arose in your heart when you had met, That special someone on that very special moment, on that wonderful someday, Will days then be reduced to just a someday, just another day, Will feelings flow like a river that does not know its course, But overflows its banks because it just wants to flow anyway, Will you be then frozen in moments of endless remorse, Because time has forgotten its preceding moments, Memories exist but for what the mind is unable to discern, And you lead a life that thrives on strange supplements, Of needless worries, and exceedingly needless concern, What if time stole from her my all memories, What will then remind her of me, Will she then lead a life of endless comedies or never ending tragedies, Because in the crowd when I pass by she fails to recognise me, I wonder what it will be like when time becomes forgetful, And light cannot travel anymore, Maybe I would choose to live in sublime moments deeply thoughtful, Where I will only think of you and nothing else no more, Then I will let time forget everything, And let light not travel at all, It cannot steal from me your memories because except you and your memories there is nothing, And then both time and light shall in the abyss of your memories fall, Where both will now only recognise you and bear your signatures, And ah, my joy to see you then appear everywhere, And I can barely wait to see light bearing your beauty’s textures, While Irma my love, time spreads your memories everywhere!”

“Vero, disse il Gracco. Egli lo sapeva, e i morti glielo dicevano. Chi aveva colpito non poteva colpire di più nel segno. In una bambina e in un vecchio, in due ragazzi di quindici anni, in una donna, in un'altra donna: questo era il modo migliore di colpir l'uomo. Colpirlo dove l'uomo era più debole, dove aveva l'infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la sua costola staccata e il cuore scoperto: dov'era più uomo. Chi aveva colpito voleva essere il lupo, far paura all'uomo. Non voleva fargli paura? E questo modo di colpire era il migliore che credesse di avere il lupo per fargli paura. Però nessuno, nella folla, sembrava aver paura. Aveva paura il Gracco? O Figlio-di-Dio? Scipione? Barca Tartaro? Non potevano averne. O poteva averne Enne 2? Non poteva averne. Allo stesso modo ogni uomo ch'era nella folla non aveva paura. Ognuno, appena veduti i morti, era come loro, e comprendeva ogni cosa come loro, non aveva paura come non ne avevano loro.”

“[...]De Sica fece appello a tutto il suo mestiere di attore brillante e patetico per mostrarsi disinvolto. Ancora qualche convenevole e sarebbe scattato in piedi chiedendo al generale di dirgli che cosa volesse da lui. Finalmente Maltzer gli porse una lettera senza aggiungere nulla. De Sica riuscì soltanto a leggere la firma di Goebbels, il ministro della propaganda del Terzo Reich. Sorridendo come se quella lettera fosse un indovinello difficile chiese al generale di illustrargliene il contenuto, dal momento che egli, purtroppo, e lo disse assai bene quel "purtroppo", non conosceva la meravigliosa lingua di Goethe. Disse la battuta così bene che si sentì su un palcoscenico, di fronte al pubblico. Bastò ad animarlo e a sentirsi addirittura fuori pericolo. Maltzer con il suo italiano inamidato gli spiegò che Goebbels in persona gli chiedeva di trasferirsi a Venezia per partecipare alla rinascita del cinema italiano e fascista. "Ma che cosa gliene frega, poi, ai tedeschi del cinema italiano?" avrebbe voluto rispondere, ma era una battuta che avrebbe rovinato il crescente drammatico della scena. "Conoscendo i suoi sentimenti patriottici e il suo prestigio di artista, il ministro è sicuro di poter contare ciecamente su di lei... Quando intende partire, herr De Sica?" concluse Maltzer. De Sica assunse un'espressione addolorata, allargò le braccia in un gesto di disappunto, come a dire che il destino era crudele con lui e con il cinema fascista. "Non posso... e sono mortificato di non poter accettare questa straordinaria offerta che mi viene da un uomo di riconosciuta cultura" e si interruppe per un attimo, come a chiedere perdono agli amici per quel riconoscimento servile "ma purtroppo ho firmato proprio la settimana scorsa un contratto con il Vaticano per dirigere un film di argomento religioso... Comincio a girare a giorni...". "Il Vaticano?!... Il Vaticano produce film?!" Maltzer era rosso di indignazione, ma l'espressione esprimeva anche la sua impotenza. "Proprio così... Sa... è uno stato estero... e ha la sua cinematografia nazionale..." Ora De Sica gli dava dentro, come se avvertisse che il pubblico invisibile fosse già pronto all'applauso. "Ma voi non siete un prete!" ribatté Maltzer "Anzi... un adultero... un peccatore!" "E chi non pecca?... Del resto né voi, né noi siamo in guerra con la Santa Sede...." "E la pellicola?... Chi vi darà la pellicola?... Tutta la pellicola esistente a Roma è stata sequestrata... Ha una fabbrica di pellicola il Vaticano?" "No... ma ha la pellicola!" "Chi gliel'ha data?" il tono di voce del generale saliva parola per parola eppure faceva sempre meno paura. "Non saprei... dovete chiederlo al cardinal segretario di Stato... o addirittura al Santo Padre..." "Non vi chiedete chi dovrà rilasciare i permessi per le riprese? Io!" "Gireremo nei territori vaticani" rispose De Sica con un sorriso che voleva essere di scusa, ma che gli riuscì male: troppo evidente era l'ironia trionfante che lasciò trapelare. Maltzer tacque. Fra tutte le possibili scuse, pretesti che si aspettava di sentire, non aveva pensato di trovarsi di fronte a uno scritturato dalla cinematografia vaticana. Tambureggiava le dita sul tavolo. "Se ne vada, commediante!" disse fra i denti il generale. "Penserò io a spedirla in Germania appena sarà finito questo film del papa!" De Sica raccolse il cappello, si alzò, ebbe la forza di dire: "Non sono un commediante... sono un artista... un uomo...". Indietreggiò verso la porta. Era felice, ma non poteva mostrarlo, scese le scale una a una, lentamente, gustando il suo trionfo a ogni gradino. Appena all'aperto, avviandosi verso il Bristol, canticchiò la canzone che aveva contribuito alla sua celebrità, quell'indimenticabile Parlami d'amore Mariù.”

“Resistenza, alla radice, deve significare qualcosa di più di semplice resistenza alla guerra. Si tratta di resistenza a qualsiasi cosa somigli alla guerra [...]. Allora, forse, resistenza significa opposizione: non lasciarsi invadere, occupare, assassinare e distruggere dal sistema. Lo scopo della resistenza, in questo caso, è cercare di guarire sé stessi in modo da imparare a vedere con chiarezza [...]. Io credo che le comunità di resistenza dovrebbero essere luoghi dove ritornare più facilmente a sé stessi, luoghi che permettano a ognuno di guarire e recuperare la propria dignità.”

“En aquella década, la palabra bourgeois pasó a ser un apodo denigrante; un grito de guerra que bajo las banderas de la derecha y de la izquierda puso en guardia a todos los que se sublevaban no sólo contra el sistema de producción capitalista, sino también contra las ideas humanistas que se habían materializado en las libertades burguesas. Un día tuve que darme cuenta de que en aquella revolución me correspondía un papel, a mí, al burgués despreciado: el de enemigo. La filosofía humanista, en cuya cultura y forma de vida había crecido, con cuyo legado moral e intelectual me identificaba y de la que nunca podría renegar, era el enemigo número uno a ojos de los portavoces de los sistemas totalitarios. Los ideales humanistas de la burguesía eran la diana contra la que los jóvenes de la nueva ideología debían disparar las metralletas que el partido les ponía en la mano.”

“Yo no le caí simpático. No me quería porque era paisajista, porque en mis cuadros no mostraba las necesidades del pueblo y porque era indiferente –según le parecía– a todo aquello en lo que ella creía tan firmemente()Lida despreciaba en mí a un extraño. Exteriormente no manifestaba en absoluto su desafecto, pero yo lo sentía y, sentado en el primer escalón de la terraza, experimentaba cierta irritación y decía que curar a los campesinos sin ser médico significaba engañarlos, y que no era difícil ser benefactor poseyendo dos mil deciatinas de tierra. "La casa con desván”