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Quote by Banana Yoshimoto

“Certo, osserviamo tutti il mondo da dentro una scatola, e se fossimo dentro a un'altra la penseremmo diversamente. Ma visto che è in questa che siamo, possiamo solo continuare a viverre considerandola la migliore in assoluto, pur dubitandone di tanto in tanto.”

Quote by Banana Yoshimoto

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Banana Yoshimoto
Banana Yoshimoto

Banana Yoshimoto is a Japanese writer celebrated for her minimalist and introspective style. Born on July 24, 1964, she gained prominence in the 1990s with her novel 'Kitchen'. Yoshimoto's works often delve into themes of loneliness, youth, and the complexities of human relationships. more

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“Stregobor, così va il mondo. Viaggiando si vedono tante di quelle cose. Due contadini si uccidono per una capezzagna in mezzo a un campo che l'indomani verrà calpestato dai cavalli delle squadre di due reggenti decisi ad assassinarsi a vicenda. Sugli alberi che costeggiano le strade dondolano gli impiccati, nei boschi i briganti tagliano la gola ai mercanti. Nelle città ci s'imbatte a ogni pie sospinto in cadaveri abbandonati nei canali di scolo. Nei palazzi ci si pugnala, nei banchetti c'è continuamente qualcuno che scivola sotto il tavolo, livido di veleno. Ci ho fatto l'abitudine. Perché dunque dovrebbe farmi impressione una minaccia di morte, per giunta nei tuoi confronti?”

“«Signore, avete tutta la coscia gonfia. E la febbre vi consuma...» «Vada a farsi fottere la febbre. Yurga?» «Sì, signore?» «Ho dimenticato di ringraziarti...» «Non siete voi che dovete ringraziare, signore, ma io. Siete stato voi a salvarmi la vita, a ridurvi così per difendermi. E io? Io che cosa ho fatto? Ho medicato un uomo ferito e privo di sensi, l'ho caricato sul carro, non l'ho lasciato crepare? È una cosa normale, signor strigo.» «Non poi così normale, Yurga. Sono già stato abbandonato... in simili situazioni... come un cane...» Il mercante, la testa bassa, rimase in silenzio. «Eh, sì, viviamo in un mondo schifoso. Ma non è una buona ragione perché facciamo tutti gli schifosi. Abbiamo bisogno del bene. A me lo ha insegnato mio padre e io lo insegno ai miei figli.»”

“Quello della vostra visione è un mondo di paura, un mondo nel quale la gente teme di uscire dopo il crepuscolo per paura non dei banditi, ma dei guardiani della legge, perché le grandi cacce ai delinquenti hanno sempre come conseguenza l’entrata in massa dei delinquenti nelle file dei guardiani della legge. Quello della vostra visione è un mondo di corruzione, ricatto e provocazione, un mondo di testimoni della corona e di falsi testimoni. Un mondo di spiate e di confessioni estorte. Di delazioni e di paura delle delazioni. E verrà inevitabilmente il giorno in cui nel vostro mondo si strapperanno i seni con le tenaglie alla persona sbagliata, in cui s’impiccherà o s’impalerà un innocente. E allora sarà ormai un mondo di criminali. Insomma, un mondo in cui uno strigo si sentirebbe come un pesce nell’acqua.»”

“La fisica del XIX e XX secolo si è scontrata con queste domande ed è incappata in qualcosa di inaspettato e sconcertante, assai più del fatto, in fondo marginale, che il tempo passi a velocità diverse in luoghi diversi. La differenza fra passato e futuro - fra causa e effetto, fra memoria e speranza, fra rimorso e intenzione - nelle leggi elementari che descrivono i meccanismi del mondo non c'è.”

“Questa è una delle esperienze più singolari: svegliarsi in quello che sembra un buon giorno, prepararsi al lavoro, ma non cominciarlo ancora veramente. Questo momento racchiude infinite possibilità, intere ore a venire. La mente ronza. Questa mattina può penetrare la foschia, i condotti intasati, raggiungere l'oro. Riesce a sentirlo dentro di sé, una seconda se stessa indescrivibile, o piuttosto una se stessa parallela, più pura. Se fosse religiosa la chiamerebbe "l'anima". E' più della somma del suo intelletto e delle sue emozioni, più della somma delle sue esperienze, anche se corre attraverso tutte e tre come vene di metallo brillante. E' una facoltà interiore che riconosce i misteri che animano il mondo, perché è fatta della stessa sostanza, e quando è molto fortunata lei è capace di scrivere attingendo direttamente da quella facoltà. Scrivere in quello stato è la soddisfazione più profonda che conosca. Ma la sua capacità di accedervi va e viene senza preavviso. Può impugnare la penna e seguirla con la mano mentre si muove per il foglio; può impugnare la penna e scoprire che è solo lei: una donna in vestaglia che regge una penna, timorosa e incerta, con una competenza solo superficiale e nessuna idea su dove cominciare o cosa scrivere. Impugna la penna. La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei i fiori.”