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Quote by Mayumi Cruz

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The Billionaire's Widow

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Author

Mayumi Cruz

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“La sera di lunedì 27 maggio, il Salvini Day, lo spread si appresta a scollinare i 280 punti. E più il differenziale sale, più il leader leghista deride i mercati e lancia criptici riferimenti a non meglio identificati speculatori «a cui conviene tenere sotto scacco l’Italia». Lancia una serie di accuse degne delle farneticazioni notturne di un teorico del complotto più che di un ministro dell’Interno. E la mattina successiva ricomincia fresco come una rosa, ridimensionando la portata dei problemi della precaria situazione finanziaria del Belpaese.”

“Il leader leghista portava lo scompiglio, aizzava lo spread e pareva contento. Come se si stesse divertendo. Le sue dichiarazioni sempre più agguerrite e la sua banda di colonnelli antieuro hanno conti “nuato a causare danni alla reputazione italiana, già traballante, nei giorni successivi alla vittoria delle elezioni. E chi lo aiutava ad alzare la posta in palio, a rilanciare ancora? Naturalmente il suo fedele compare antieuro, Claudio Borghi, l’ex funzionario della Deutsche Bank di Milano che ormai si dava arie da profeta economico. Un membro della prima ora di quel gruppo di militanti antieuro che includeva Paolo Savona, Alberto Bagnai e in seconda battuta Francesca Donato e Antonio Maria Rinaldi.”

“Certe volte Salvini, Borghi e la loro corte dei miracoli sembrano dei veri teorici del complotto. Quando invece la “realtà è che Salvini è il politico più furbo d’Italia, il più abile protagonista dei palazzi del potere nostrani: quando lui e Borghi si presentano in televisione o sui social a proporre soluzioni irrealizzabili, se non addirittura assurde tipo i minibot, o l’espansione del debito pari a decine di miliardi all’anno per il prossimo triennio, lo fanno perché sono convinti che la maggioranza del loro elettorato sia troppo ignorante per comprendere le conseguenze dei provvedimenti proposti. O è così, o ci credono davvero, il che sarebbe ancora più preoccupante.”

“We navigate the produce stands, plucking palms full of cherries from every pile we pass, chewing them and spitting the seeds on the ground. We eat tiny tomatoes with taut skins that snap under gentle pressure, releasing the rabid energy of the Sardinian sun trapped inside. We crack asparagus like twigs and watch the stalks weep chlorophyll tears. We attack anything and everything that grows on trees- oranges, plums, apricots, peaches- leaving pits and peels, seeds and skins in our wake. Downstairs in the seafood section, the heart of the market, the pace quickens. Roberto turns the market into a roving raw seafood bar, passing me pieces of marine life at every stand: brawny, tight-lipped mussels; juicy clams on the half shell with a shocking burst of sweetness; tiny raw shrimp with beads of blue coral clinging to their bodies like gaudy jewelry. We place dominoes of ruby tuna flesh on our tongues like communion wafers, the final act in this sacred procession.”