Quotessence
Home / Topics / Antropologia Quotes

Antropologia Quotes

Browse 56 quotes about Antropologia.

Antropologia Quotes

“In un mondo sempre più fitto di nessi comunicativi e di processi di globalizzazione non vi sono molte proposte alternative: o si continua a credere pervicacemente nelle proprie forme identitarie (costi quel che costi) o si procede quanto meno ad alleggerirle, così da renderle più disponibili alla comunicazione e agli scambi, alle intese e ai suggerimenti, alle ibridazioni e ai mescolamenti. Non è detto che tale maggiore disponibilità sia la via che ci salva; ma è abbastanza certo che l'atteggiamento opposto (l'ossessione della purezza e dell'identità) è quello che ha prodotto, qui come altrove, le maggiori rovine.”

“Ma l'identità non è un valore da tenere sottovetro, come la marmellata. Non è un reperto archeologico, non è una icona turistica, non sarà mai un revival folklorico. Non è qualcosa che si conquista e si ha per sempre, ma un processo. Non è una cosa fissa che esiste e punto, come un “Dio c'è” in autostrada, ma è una convinzione che si può discutere. E’ una relazione e viene definita dal rapporto con l'altro, da cui dipende. Sempre che il mutamento non sia avvertito come una minaccia. Il confronto fa crescere, ma solo chi non teme la diversità e non ha paura di perdere qualcosa. La via senza sbocchi è considerare l'identità un condensato di tradizioni, la via più avventurosa è andarla a cercare nella vita quotidiana. La necessità di ripensare l'identità in termini evoluti e dinamici è evidente. Costruita o ereditata che sia, va lavorata e possibilmente migliorata, offrendola al futuro. Se la globalizzazione ha un merito, è quello di salvarci da identità dure e sclerotiche. Vivaddio, guardandoci un po’ attorno possiamo anche scegliere chi essere.”

“La historia de la mutación de Licaón en lobo me hizo remontar a un ventoso día de primavera en Arcadia cuando había visto, sobre el mismo casquete de piedra caliza del monte Licaón, una imagen del rey fiera agazapado. Leí la historia de Jacinto y Adonis; de Deucalión y el Diluvio; y de cómo «las cosas vivientes» fueron creadas a partir del tibio fango nilótico. Y, en razón de lo que ahora sabía acerca de los Trazos de la Canción, se me ocurrió pensar que tal vez toda la mitología clásica representaba los vestigios de un gigantesco «mapa de canciones»: que todas las idas y venidas de los dioses y las diosas, las cuevas y los manantiales sagrados, las esfinges y las quimeras, y todos los hombres y mujeres que se transformaron en ruiseñores o cuervos, en ecos o narcisos, en piedras o estrellas… todos ellos se podrían interpretar en términos de una geografía totémica.”