Quotessence
Home / Authors / lorenzo marone

lorenzo marone Quotes

Author

Filter quotes by topic

Famous lorenzo marone Quotes

“Avrei potuto parlargli di come sia un miracolo che il nostro pianeta non venga colpito da un asteroide di grandi dimensioni, considerata l’enorme mole di rocce che gravitano nello spazio. Di come immaginiamo l’universo vuoto quando in realtà è pieno di pietre e granelli di ogni tipo, di come i finestrini della Stazione spaziale internazionale si ricoprano di continuo di polvere e di quanto sia facile vedere da lassú una «stella cadente», un meteorite che impatta con l’atmosfera. Che è tutto in un equilibrio instabile e magico attorno a noi, che nonostante sfreccino oggetti a velocità incredibili a un passo dal nostro naso, siamo ancora qui, a goderci il sole e il mare, e di come qualcuno ritenga che siano stati proprio i grandi impatti del passato a regalarci quest’inaspettata villeggiatura sulla Terra, perché potrebbe essere stato un urto a far inclinare l’asse terrestre (che ci fa apparire il pianeta un po’ abboccato su un lato) cosí da permettere al globo di essere raggiunto nel suo insieme dal Sole. È grazie a questa inclinazione se esistono le stagioni. Ed è stato sempre un impatto a far sparire i dinosauri e a permettere quindi l’entrata in scena dei mammiferi e dell’uomo. Questo dovrò tentare di spiegare un domani a mio figlio: che la vita riparte sempre e che gli scontri a volte portano anche qualcosa di buono. Certo, lo andassero a spiegare ai dinosauri.”

“Alcuni sostengono che i bambini debbano conoscere la morte, che è un fatto naturale e perché nasconderglielo. A me invece sembra che non ci sia proprio niente di naturale nel parlare di morte ai bambini, i quali hanno il sacrosanto diritto di credere il piú a lungo possibile che esista solo la vita e basta. Diritto a vivere senza sapere di dover morire, la cosa piú rivoluzionaria che possa esserci. A che pro spezzare l’incantesimo? Tanto prima o poi i bambini acquisiranno il concetto, ovvio, ma nel frattempo avranno creduto un giorno in piú nell’esistenza dell’omaccione barbuto sulla slitta. Babbo Natale non esiste e siamo esseri mortali. Ok. Ma a che serve saperlo prima? A che serve saperlo e basta, in verità. «Io potrei viver confinato in un guscio di noce, e tuttavia ritenermi signore d’uno spazio sconfinato», diceva l’Amleto di Shakespeare. Se solo non sapessi, aggiungerei.”

“Non avevo voglia di aprirmi fino in fondo, gli avrei dovuto spiegare che di rassegnazione nelle mie parole non ce n’era, parlerei piú di accettazione, che significa prendere atto della realtà senza star lí a sprecare energie vitali. La distinzione è sottile, ma importante: la rassegnazione è una resa, l’accettazione è un punto di partenza. La prima ci obbliga a rinunciare a modificare le cose, a trasformare le situazioni, accettare invece ci dà la possibilità di spostare l’attenzione su altro, di restare vivi e ripartire, cercando di modellarci sul presente, di assecondare con i nostri movimenti gli attacchi della vita, come il judoka, che sa che contrastare aggredendo spesso porta solo a un dispendio di forze. Io, caro padre, accetto, non mi rassegno. Accetto di non poter cambiare alcuni aspetti di me e della mia vita, o di poterli cambiare solo grazie a enormi sacrifici. Accetto di non poter contrastare fino in fondo le mie paure, le fobie, le debolezze. Accetto quei muri grigi e la porticina laterale. Accetto di essere ipocondriaco. Non mi rassegno a dover morire, questo no, ma accetto di non poter fare nulla per contrastare questo. In fondo si tratta di accogliere l’idea che dalle cellule alle stelle tutto muore, e che un domani anche la mia fine servirà, grazie alle morti di ciascuno di noi la vita avrà lo spazio per rigenerarsi, ed evolvere. La caduta dell’albero permette alla luce di raggiungere nuovamente il terreno sottostante, cosí da far nascere un nuovo tronco. Gli atomi di cui sono composto, che forse un tempo sono appartenuti a un dinosauro, a un faraone, a Buddha, chissà, questi stessi atomi che provengono da una stella esplosa lontano, in altre galassie, dopo la mia morte rimarranno qui e torneranno in circolo, finiranno in milioni di altri organismi, senza mai fine. Si tratta forse di curvare quella che crediamo essere una linea retta fino ad avere un cerchio: non nascita, vita, morte, ma nascita, vita, morte, nascita, vita, morte, nascita, vita, morte… nascita. «La vita è solo un breve periodo di tempo in cui sei vivo». Lo disse quel genio di Philip Roth. Solo un breve periodo di tempo in cui siamo vivi. È una parentesi, in fondo, la nostra vita, e dico questo non perché voglia fare il pesante, il pessimista e il menagramo, no. Ho scherzato fino a ora e continuerò a farlo, tenterò di tenere a bada l’ansia con l’ironia e quella leggerezza che ad alcuni dà fastidio e altri non riconoscono. Ma non voglio parlare di me, desidero disquisire di vita, e di come la spendiamo. Perciò cito le parole di Roth e parlo di piccola parentesi, perché credo che il primario compito di ognuno sia rendere degna la propria esistenza, combattere con tutte le forze affinché sia tale, per non sentire di avere sprecato l’unica grande occasione che ci è stata data. Abbiamo il dovere di riempire questa parentesi di piú cose possibili, di piú cose meravigliose possibili. Dobbiamo approfittare del tempo, anzi approfittare del fatto che il tempo è poco, per lasciare un segno del nostro passaggio terreno. Lo diceva il giovane Seneca a soli venti anni: «La vita che ci è data è lunga a sufficienza per compiere grandissime imprese, purché sia spesa bene». Lo cantava anche Omero nell’Iliade: «Come stirpi di foglie, cosí le stirpi degli uomini; | le foglie, alcune ne getta il vento a terra, altre la selva | fiorente le nutre al tempo di primavera; | cosí le stirpi degli uomini: nasce una, l’altra dilegua». E chissà che un giorno non ci ritroveremo a volare liberi nell’aria per poi posarci sulla spalla di un nostro caro, come le farfalle monarca del Messico. «Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla», è una meravigliosa frase taoista. Ecco, questo paragrafo, questo piccolo pensiero, caro padre, è il mio atto di fede, il mio tentativo. Esisto, e un domani sarò esistito, come disse pure Margherita Hack. «Qualcuno si ricorderà di me. E se cosí non fosse, non importa».”

“In realtà, riflettendoci, e tornando alle nostre vite terrene, tutti per fortuna siamo sempre presi da un progetto, in ogni momento della nostra vita abbiamo qualcosa da portare a termine, che sia un’opera per un artista, un cantiere per un ingegnere, una casa da ristrutturare per un operaio, una classe da accompagnare alla maturità per un insegnante, una causa importante da vincere per un avvocato, o un nipote da crescere per un nonno. A tutti la fine arriverà a scombussolare i piani, c’è poco da fare. Anzi, c’è molto da fare. Nel frattempo. «L’importante è che la morte mi colga vivo», diceva Marcello Marchesi. Già.”