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Toshikazu Kawaguchi Quotes

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Famous Toshikazu Kawaguchi Quotes

“Sono stata io a versare il caffè alla mamma. Non poteva cancellare quel fatto. E con il passare dei giorni cominciò a pensare: "Sono stata io a uccidere la mamma". Un giorno era ferma a un passaggio a livello. Non aveva l'aria di una che volesse uccidersi. Dietro Kazu, in attesa che si alzasse la sbarra, c'era anche una mamma con il figlio e un gruppo di studenti di ritorno a casa. A un certo punto si sentì una voce. "Mamma, mi dispiace", disse il bambino. Era una semplice conversazione tra madre e figlio, niente di che. Kazu si girò a guardarli, e poi sussurrando "Mamma..." si avviò verso il passaggio a livello, quasi attirata da un polo magnetico. E in quel preciso momento... "Mi porti con te?" Era Kinuyo. Con quelle parole, intendeva dirle che voleva starle accanto perchè vedeva quanto fosse grande la sua sofferenza. La reazione di Kazu fu del tutto inaspettata. I suoi occhi si rimpirono per la prima volta di lacrime ep rese a singhiozzare velocemente. Kinuyo non sapeva spiegarsi cos'avesse finalmente perforato il cuore di quella bimba. Sapeva solo che fino a quel momento aveva sofferto da sola e che non voleva morire.”

“E' tempo che tu faccia ritorno nel futuro..." gli disse con un sorriso dolce. "No, non voglio." "Fallo per me, ti prego. Io credo in te. Il dolore più grande per un genitore è non poter salvare il proprio figlio che vuole morire". Per un genitore, un figlio resta un figlio per sempre. Senza mai aspettarsi nente in cambio, era solo una madre che desiderava la felicità per suo figlio e lo inondava d'amore. Yukio si era detto: "Se muoio, almeno finirà tutto." Aveva pensato che non avrebbe fatto soffrire Kinuyo perchè tanto lei era già morta. Ma si era sbagliato. Anche dopo la sua morte, lei restava sempre sua madre. "Avrei rattristato mia madre anche da morta". Quando rinvenne, nel locale c'era solo Kazu. La luce non era aumentata, eppure ogni cosa su cui posava gli occhi adesso aveva un aspetto più fresco e luminoso. La sua vita di disperazione era diventata una vita di speranza. Il suo modo di pensare si era radicalmente trasformato. "Non è il mondo ad essere cambiato, sono io...”

“Asami soffriva si una patologia che aumentava la probabilità di aborti spontanei. Una volta saputo di essere incinta, aveva deciso di tenere il bambino comunque, anche se da madre single. Presa questa decisione, la scoperta della sua patologia era stata uno shock ulteriore. Non poteva fare a meno di pensare che fosse stata colpa sua. Dava per scontato che anche Kurata avrebbe trovato qualcosa da dirle, tanto per consolarla. Invece, la sua prima reazione dopo aver ascoltato la sua storia fu chiedere da quanti giorni sapesse di aspettare un bambino. Quando lei gli disse che erano passate dieci settimane, lui le chiese: "Secondo te, perchè al bambino che avevi in pancia è stata concessa la vita in questo mondo per quei settanta giorni?". D'un tratto, non riusciva a smettere di aggredirlo. Si era già rimproverata per non aver dato alla luce il suo bambino, ma sentirsi dire una cosa simile da uno che non ne aveva alcun diritto la turbava ancora di più. Con aria pacata, Kurata attese pacificamente che Asami smettesse di piangere, poi disse: "Quel bambino ha usato i suoi settanta giorni di vita per renderti felice. Se continui a devastarti in questo modo, il tuo bambino avrà sprecato quei settanta giorni". Il suo messaggio non voleva essere consolatorio: le indicava una strada per cambiare il modo di interpretare il dolore che stava provando. "Invece, se adesso provi a essere felice, il tuo bambino avrà messo a frutto i suoi settanta giorni. E in quel caso, la sua vita avrà avuto senso. Solo tu puoi dare senso alla vita che ha ricevuto in dono. Perciò devi fare il possibile per essere felice. E la persona che lo vorrebbe di più è proprio il tuo bambino". Sentendolo parlare così, ad Asami mancò quasi il fiato. La profonda disperazione che le gravava sul cuore cominciò a dissiparsi, e ogni cosa le parve più chiara. "Cercando di essere felice, posso dare senso alla vita del mio bambino". Ecco la risposta.”