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Quote by Toshikazu Kawaguchi

“Asami soffriva si una patologia che aumentava la probabilità di aborti spontanei. Una volta saputo di essere incinta, aveva deciso di tenere il bambino comunque, anche se da madre single. Presa questa decisione, la scoperta della sua patologia era stata uno shock ulteriore. Non poteva fare a meno di pensare che fosse stata colpa sua. Dava per scontato che anche Kurata avrebbe trovato qualcosa da dirle, tanto per consolarla. Invece, la sua prima reazione dopo aver ascoltato la sua storia fu chiedere da quanti giorni sapesse di aspettare un bambino. Quando lei gli disse che erano passate dieci settimane, lui le chiese: "Secondo te, perchè al bambino che avevi in pancia è stata concessa la vita in questo mondo per quei settanta giorni?". D'un tratto, non riusciva a smettere di aggredirlo. Si era già rimproverata per non aver dato alla luce il suo bambino, ma sentirsi dire una cosa simile da uno che non ne aveva alcun diritto la turbava ancora di più. Con aria pacata, Kurata attese pacificamente che Asami smettesse di piangere, poi disse: "Quel bambino ha usato i suoi settanta giorni di vita per renderti felice. Se continui a devastarti in questo modo, il tuo bambino avrà sprecato quei settanta giorni". Il suo messaggio non voleva essere consolatorio: le indicava una strada per cambiare il modo di interpretare il dolore che stava provando. "Invece, se adesso provi a essere felice, il tuo bambino avrà messo a frutto i suoi settanta giorni. E in quel caso, la sua vita avrà avuto senso. Solo tu puoi dare senso alla vita che ha ricevuto in dono. Perciò devi fare il possibile per essere felice. E la persona che lo vorrebbe di più è proprio il tuo bambino". Sentendolo parlare così, ad Asami mancò quasi il fiato. La profonda disperazione che le gravava sul cuore cominciò a dissiparsi, e ogni cosa le parve più chiara. "Cercando di essere felice, posso dare senso alla vita del mio bambino". Ecco la risposta.”

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Toshikazu Kawaguchi

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“Dal giorno in cui Kaname non era più tornata dal passato, Kazu non aveva fatto più amicizie, neppure a scuola. La paura di perdere le persone care era troppo grande. Dietro a quell'atteggiamento c'era sempre la stessa convinzione: Io non posso essere felice. Per tutta la vita. Ecco cosa si diceva. "Mamma... voglio... voglio essere felice!" esclamò. Quando glielo sentì dire, Kaname, gli occhi fissi sul suo romanzo, sorrise con calore. Era lo stesso sorriso che Kaname aveva rivolto a Kazu quando era viva. In quel momento il corpo di Kaname volò verso l'alto. Le stagioni scorrono in un ciclo continuo. Anche la vita attraversa inverni difficili. Ma, dopo ogni inverno, torna sempre la primavera. Qui era appena arrivata. La primavera di Kazu aveva avuto inizio.”

“Quando il nostro amore era cominciato non avrei mai immaginato che sarebbe potuto finire. L'amore finisce sempre. Lo sappiamo tutti, ma ci innamoriamo lo stesso. E' la stessa cosa che accade con la vita. Sappiamo tutti che prima o poi finisce, ma la viviamo lo stesso. Forse è proprio perchè sono destinati a finire che l'amore e la vita sono meravigliosi.”

“Ero felice? Ero infelice? Non sapevo dirlo neanch'io. Una cosa però la sapevo. Le persone possono scegliere di essere felici o essere infelici. Dipende dalla prospettiva con cui osservano le cose. Se i gatti scomparissero dal mondo. Inimmaginabile. Ero un vero cretino, non avevo mai capito niente. Solo ora mi sembrava di intuire: qualsiasi cosa o creatura a questo mondo esisteva per una ragione ben precisa e non vi era ragione altrettanto valida per cui avrebbe dovuto scomparire. Nessuna. Siamo tutti destinati a morire, gli esseri umani hanno un tasso di mortalità del cento per cento. Dunque, se una morte è felice o infelice dipende sostanzialmente dal modo in cui si è vissuta la propria vita. Ma non potevo far scomparire i gatti, non ce l'ho fatta. Penserai che sono un idiota ad aver preferito la vita dei gatti alla mia. Tuttavia, non avrei mai vissuto felice sapendo di aver prolungato la mia vita sottraendo qualcosa a qualcun altro. E quel qualcosa potevano essere i gatti come il sole, il mare o il cielo. Non potevo privare gli altri di qualcosa per un mio capriccio egoista. Ecco perchè ho smesso di far scomparire le cose dal mondo. Io sono io, mi sono detto, e devo accettare quello che il destino ha riservato per me, una vita leggermente più corta di quella delle altre persone. A me che è stato concesso il privilegio di far scomparire qualcosa in cambio di un ulteriore giorno di vita, quei rimorsi appaiono come un tesoro meraviglioso. Sono la testimonianza che ho vissuto. Ho collezionato una quantità innumerevole di rimorsi, fallimenti e sogni infranti; posseggo una lista innumerevole di persone che avrei voluto incontrare, pietanze che avrei voluto assaggiare e luoghi che avrei voluto visitare. Morirò con tutte queste consapevolezze, e... va benissimo così. Sono contento di essere chi sono, di essere qui e non altrove. Dio non mi ha chiamato in causa affinchè considerassi il valore delle cose che facevo scomparire, bensì il mio valore in qualità di essere umano. Dio ha creato il mondo dal lunedì al sabato, e io nello stesso arco di tempo ho fatto scomparire qualcosa. Ma non ce l'ho fatta a far scomparire i gatti, non potevo proprio, è stato più forte di me. -Alla fine, sei arrivato a capire quanto è bella la vita. Hai compreso chi sono le persone più importanti per te e afferrato il valore di tutte le cose che ritieni preziose e insostituibili. Hai esplorato daccapo il tuo mondo e lo hai osservato da una prospettiva diversa, scoprendo come anche la più banale e monotona quotidianità fosse bella a sufficienza. Quindi direi che è valsa la pena di venirti a trovare. -Resta il fatto che morirò a breve. -Sì, ma una cosa è certa: adesso che te ne sei reso conto, sei felice. Ho pensato a tutte le cose che avrei potuto far scomparire. Forse, senza di loro, il mondo non sarebbe cambiato di una virgola, eppure era proprio di tutte quelle piccole cose che era fatto.”

“In the dance of life, I became a master of wit, putting on a smile when my heart yearned to weep and taming my words in silence when a storm of emotions begged to be unleashed. Like a skillful actor on this grand stage, I kept my composure, holding the world within my heart while the storm of thoughts raged within my soul. But behind this curtain of laughter and calm lies a tapestry of emotions waiting to be unfurled, one day to be woven into tales untold.”

“I momenti di felicità… Ne abbiamo avuto l’esperienza, ma ci è sfuggito il significato, come diceva Eliot. O per meglio dire, non ce ne siamo resi conto, così la vita è passata e alla fine non mi è rimasto che il dolore per la perdita della persona più cara, mia mamma. Carl William Brown”

“Happiness Does Not Depend on Circumstances but On the Heart,". The quote speaks to a powerful truth about resilience and inner strength. It suggests that while life's circumstances—whether pleasant or painful—are often out of our control, our internal state, rooted in our heart and mindset, determines whether we find peace and joy. In Lasciato Indietro (Left Behind), this message reflects the journey of facing abandonment, loss, and the struggle of navigating parenthood in difficult times. The heart, with its capacity for hope, forgiveness, and self-acceptance, becomes a sanctuary that external hardships can’t easily shake. By nurturing these qualities, one can find happiness even when circumstances are challenging. The ultimate message is clear: happiness is less about what happens to us and more about how we choose to respond, anchored by what we carry in our hearts.”

“Ciò che lo affascinava erano gli esseri umani nella loro infelicità, non lo attraevano le persone in sé, ma la loro infelicità, e l'infelicità la coglieva dovunque ci fossero delle persone, pensai, era avido di persone perché avido di infelicità. L'uomo è l'infelicità, diceva di continuo, pensai, solo gli imbecilli affermano il contrario. Essere partoriti è un'infelicità, diceva, e fintanto che viviamo ci portiamo appresso questa infelicità, che soltanto la morte può spezzare. Ma ciò non significa che noi siamo solo infelici, la nostra infelicità è la premessa per poter essere anche felici, solo passando attraverso l'infelicità possiamo essere felici, così diceva, pensai. I miei genitori non mi hanno mostrato nient'altro se non l'infelicità, diceva, la verità è questa, pensai, eppure molto spesso sono stati felici, e lui dunque non poteva dire che i suoi genitori erano stati esseri umani infelici, e neppure poteva dire che erano stati felici, come pure di se stesso non poteva dire né di essere felice né di essere infelice, perché tutti gli esseri umani sono infelici e felici nello stesso tempo, diceva, e volta a volta è più grande in essi l'infelicità della felicità o viceversa. Ma una cosa è sicura, così diceva, pensai, che negli esseri umani c'è più infelicità che felicità.”