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Toshikazu Kawaguchi Biography

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“Some lies are told in order to present yourself in a more interesting or more favourable light; others are told to deceive people. Lies can hurt, but they can also save your skin. Regardless of why they are told, however, lies most often lead to regret.”

“If it was just a matter of travelling back to the past, anyone could do it. But this cafe chooses people ... By its rules ... And some people hear those rules and give up. But those people who are resolved to go back, despite the rules, have a reason for doing so. It doesn't matter what the reason is. If there is someone they must see, or someone they should see ... even if the present reality won't change ... then, that's all that matters.”

“When you give a gift to someone who is striving to achieve their dreams, you have to give them the most cherished thing you have. Some days that person who is chasing their dreams will not be able to find the strength to keep going. [...] When that happens the person gifted with the most precious thing will be able to fight on a little more. [...[ I want you to fight for your dreams.”

“Water flows from high places to low places. That is the nature of gravity. Emotions also seem to act according to gravity. When in the presence of someone with whom you have a bond, and to whom you have entrusted your feelings, it is hard to lie and get away with it. The truth just wants to come flowing out. This is especially the case when you are trying to hide your sadness or vulnerability. It is much easier to conceal sadness from a stranger, or from someone you don’t trust. Hirai saw Kei as a confidante with whom she could share anything. The emotional gravity was strong. Kei was able to accept anything—forgive anything—that Hirai let flow out. A single kind word from Kei could cut the cords of tension that ran through her.”

“Sono stata io a versare il caffè alla mamma. Non poteva cancellare quel fatto. E con il passare dei giorni cominciò a pensare: "Sono stata io a uccidere la mamma". Un giorno era ferma a un passaggio a livello. Non aveva l'aria di una che volesse uccidersi. Dietro Kazu, in attesa che si alzasse la sbarra, c'era anche una mamma con il figlio e un gruppo di studenti di ritorno a casa. A un certo punto si sentì una voce. "Mamma, mi dispiace", disse il bambino. Era una semplice conversazione tra madre e figlio, niente di che. Kazu si girò a guardarli, e poi sussurrando "Mamma..." si avviò verso il passaggio a livello, quasi attirata da un polo magnetico. E in quel preciso momento... "Mi porti con te?" Era Kinuyo. Con quelle parole, intendeva dirle che voleva starle accanto perchè vedeva quanto fosse grande la sua sofferenza. La reazione di Kazu fu del tutto inaspettata. I suoi occhi si rimpirono per la prima volta di lacrime ep rese a singhiozzare velocemente. Kinuyo non sapeva spiegarsi cos'avesse finalmente perforato il cuore di quella bimba. Sapeva solo che fino a quel momento aveva sofferto da sola e che non voleva morire.”

“E' tempo che tu faccia ritorno nel futuro..." gli disse con un sorriso dolce. "No, non voglio." "Fallo per me, ti prego. Io credo in te. Il dolore più grande per un genitore è non poter salvare il proprio figlio che vuole morire". Per un genitore, un figlio resta un figlio per sempre. Senza mai aspettarsi nente in cambio, era solo una madre che desiderava la felicità per suo figlio e lo inondava d'amore. Yukio si era detto: "Se muoio, almeno finirà tutto." Aveva pensato che non avrebbe fatto soffrire Kinuyo perchè tanto lei era già morta. Ma si era sbagliato. Anche dopo la sua morte, lei restava sempre sua madre. "Avrei rattristato mia madre anche da morta". Quando rinvenne, nel locale c'era solo Kazu. La luce non era aumentata, eppure ogni cosa su cui posava gli occhi adesso aveva un aspetto più fresco e luminoso. La sua vita di disperazione era diventata una vita di speranza. Il suo modo di pensare si era radicalmente trasformato. "Non è il mondo ad essere cambiato, sono io...”

“Cosa sono venuta a fare? Che senso ha avuto venire dal passato? Adesso sembra tutto così insensato... L'unica cosa che ho ottenuto è far soffrire Miki ancora di più. Quando tornerò nel passato, la sofferenza di Miki non cambierà comunque, qualsiasi cosa faccia. Questo non si può cambiare. Prendi Kotake, ad esempio: è tornata nel passato, ma Fusagi non è guarito. E allo stesso modo Hirai non ha potuto impedire che la sorella morisse. Non c'è niente che possa fare per cambiare i quindici anni che Miki ha vissuto nella sofferenza". [...] "Grazie", disse Miki con il suo sorriso più grande e le dita a V, "grazie per avermi fatto nascere, grazie..." "Miki" "Mamma..." Finalmente ho capito. "Il presente non cambia". La condizione di Fusagi non era cambiata di una virgola, ma Kotake aveva imparato a godersi le conversazioni con lui. Hirai aveva perso la sorella, ma la foto che aveva mandato al caffè la mostrava felice e sorridente insieme ai genitori. Il presente non era cambiato, ma quelle due persone sì. Kotake e Hirai erano tornate nel presente con il cuore trasformato. Kei chiuse dolcemente gli occhi. "Ero così concentrata su ciò che non potevo cambiare da dimenticare la cosa più importante." (...) Capì che attorno a Miki c'erano state tutte queste persone amorevoli per quindici anni, senza desiderare altro che la sua felicità. (...) Kazu è ancora convinta che, se vuole, la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presenteranno. Serve solo cuore. L'importante è bere il caffè finchè è caldo.”

“When in the presence of someone with whom you have a bond, and to whom you have entrusted your feelings, it is hard to lie and get away with it. The truth just wants to come flowing out. This is especially the case when you are trying to hide your sadness or vulnerability. It is much easier to conceal sadness from a stranger, or from someone you don't trust.”

“Is it you, monsieur, who wants to return to the past? *Miki, please, speak proper Japanese, said Nagare, agha at her attitude. But Miki tsk-tsked him with a wave of her finger. That is not possible, moi is not Japanese, she retorted. Nagare gave an exaggerated frown as if he had been expecting such a response. 'Oh, what a shame! It is a rule of the cafe that the person who pours the coffee must be Japanese! 'Only kidding! I'm Japanese!' she exclaimed, flip-flopping shamelessly.”

“People tend to feel happy when spring arrives, especially after a cold winter. When spring begins, however, cannot be pinpointed to one particular moment. There is no one day that clearly marks when winter ends and spring begins. Spring hides inside winter. We notice it emerging with our eyes, our skin and other senses. We find it in new buds, a comfortable breeze and the warmth of the sun. It exists alongside winter.”

“Asami soffriva si una patologia che aumentava la probabilità di aborti spontanei. Una volta saputo di essere incinta, aveva deciso di tenere il bambino comunque, anche se da madre single. Presa questa decisione, la scoperta della sua patologia era stata uno shock ulteriore. Non poteva fare a meno di pensare che fosse stata colpa sua. Dava per scontato che anche Kurata avrebbe trovato qualcosa da dirle, tanto per consolarla. Invece, la sua prima reazione dopo aver ascoltato la sua storia fu chiedere da quanti giorni sapesse di aspettare un bambino. Quando lei gli disse che erano passate dieci settimane, lui le chiese: "Secondo te, perchè al bambino che avevi in pancia è stata concessa la vita in questo mondo per quei settanta giorni?". D'un tratto, non riusciva a smettere di aggredirlo. Si era già rimproverata per non aver dato alla luce il suo bambino, ma sentirsi dire una cosa simile da uno che non ne aveva alcun diritto la turbava ancora di più. Con aria pacata, Kurata attese pacificamente che Asami smettesse di piangere, poi disse: "Quel bambino ha usato i suoi settanta giorni di vita per renderti felice. Se continui a devastarti in questo modo, il tuo bambino avrà sprecato quei settanta giorni". Il suo messaggio non voleva essere consolatorio: le indicava una strada per cambiare il modo di interpretare il dolore che stava provando. "Invece, se adesso provi a essere felice, il tuo bambino avrà messo a frutto i suoi settanta giorni. E in quel caso, la sua vita avrà avuto senso. Solo tu puoi dare senso alla vita che ha ricevuto in dono. Perciò devi fare il possibile per essere felice. E la persona che lo vorrebbe di più è proprio il tuo bambino". Sentendolo parlare così, ad Asami mancò quasi il fiato. La profonda disperazione che le gravava sul cuore cominciò a dissiparsi, e ogni cosa le parve più chiara. "Cercando di essere felice, posso dare senso alla vita del mio bambino". Ecco la risposta.”

“Dal giorno in cui Kaname non era più tornata dal passato, Kazu non aveva fatto più amicizie, neppure a scuola. La paura di perdere le persone care era troppo grande. Dietro a quell'atteggiamento c'era sempre la stessa convinzione: Io non posso essere felice. Per tutta la vita. Ecco cosa si diceva. "Mamma... voglio... voglio essere felice!" esclamò. Quando glielo sentì dire, Kaname, gli occhi fissi sul suo romanzo, sorrise con calore. Era lo stesso sorriso che Kaname aveva rivolto a Kazu quando era viva. In quel momento il corpo di Kaname volò verso l'alto. Le stagioni scorrono in un ciclo continuo. Anche la vita attraversa inverni difficili. Ma, dopo ogni inverno, torna sempre la primavera. Qui era appena arrivata. La primavera di Kazu aveva avuto inizio.”