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Quote by A.J. Sky

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Starstorm

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Author

A.J. Sky

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“Found in trees. Sometimes also in old silent movie theaters, seaside zoos, magic shops, hat shops, time-travel shops, topiary gardents, cowboy boots, castle turrets, comet museums, dog pounds, mermaid ponds, dragon lairs, library stacks (the ones in the back), piles of leaves, piles of pancakes, the belly of a fiddle, the bell of a flower, or in the company of wild herds of typewriters. But mostly in trees.”

“Who gives a flying fuck about Q3 projections? When you are on your deathbed, rattling out your last breath, are you going to think fondly about the time you optimized the synergy of your workload? Bullshit! You’re going to think about the women you didn’t sleep with, the wine you didn’t drink, and the fights you didn’t start because you had an early meeting the next morning.”

“Ad altri l'universo sembra onesto. Sembra onesto alle persone oneste perché hanno gli occhi castrati. È per questo che temono l'oscenità. Non provano alcuna angoscia se sentono il canto del gallo o se si accorgono del cielo stellato. Generalmente, godono i «piaceri della carne» a condizione che siano scipiti. [...] La dissolutezza che io conosco non soltanto deve insozzare il mio corpo e i miei pensieri ma tutto ciò che immagino davanti ad essa e soprattutto l'universo stellato...”

“Comporre il poema della coscienza umana, foss'anche per un solo uomo, foss'anche per l'infimo degli uomini, significherebbe fondere tutte le epopee in un'epopea superiore e definitiva. La coscienza è il caos delle chimere, delle cupidigie e dei tentativi, la fornace dei sogni, l'antro delle idee di cui ci vergogniamo, il pandemonio dei sofismi, il campo di battaglia delle passioni. Penetrate in certe ore attraverso il liquido volto di un essere umano che riflette e guardate dentro, guardate in quell'anima, guardate in quell'oscurità. Sotto il silenzio esteriore, si svolgono là lotte di giganti come in Omero, zuffe di draghi e di idre e vi sono nugoli di fantasmi come in Milton, gironi popolati da visioni come in Dante. Cupo infinito che ogni uomo porta dentro di sé e sul quale regola disperato le volontà del suo cervello e gli atti della sua vita!”