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Quote by Mitta Xinindlu

“Without Winnie Madikizela-Mandela, there'd be no Nelson Mandela. Without Michelle Obama, there'd be no Barack Obama. But no-one is ready for that discussion yet.”

Quote by Mitta Xinindlu

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Mitta Xinindlu

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“Le idee dell’autoaccettazione, della salute e della libertà individuale hanno qualcosa in comune: pongono fine al dibattito e calano un velo sulle nostre ansie e sui nostri dolori collettivi. Nascondono, oltretutto, gli affari milionari che con una mano lucrano e alimentano queste ansie, e con l’altra promettono di risolverle. Ci fanno credere che ci immaginiamo tutto, che siamo pazze, paranoiche, che soffriamo per sciocchezze che dovremmo poter risolvere senza troppi sforzi. Soprattutto, ci fanno sentire più sole. Sono discorsi che mettono l’accento sull’individuo, nascondendo le forze sociali che strutturano i pensieri più privati sui nostri corpi: io devo imparare ad accettarmi, io devo stare meglio per la salute “e non per l’estetica”, io devo avere fame e privarmi di quel che mi piace perché lo scelgo liberamente. E, se senti che qualcosa non ti quadra o ti fa male, il problema ce l’hai tu: questo tipo di discorso ti spinge in un vicolo cieco.”

“La marginalità è un luogo radicale di possibilità, uno spazio di resistenza. Questa marginalità, che ho definito come spazialmente strategica per la produzione di un discorso contro-egemonico, è presente non solo nelle parole, ma anche nei modi di essere e di vivere. Non mi riferivo, quindi, a una marginalità che si spera di perdere – lasciare o abbandonare – via via che ci si avvicina al centro, ma piuttosto a un luogo in cui abitare, a cui restare attaccati e fedeli, perché di esso si nutre la nostra capacità di resistenza. Un luogo capace di offrirci la possibilità di una prospettiva radicale da cui guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi.”

“Caro patriarcato, le colpe che ci attribuisci non sono del nostro corpo. Hai sbagliato tutto. Non siamo arrabbiate perchè abbiamo "le nostre cose", perché siamo isteriche, o perché non scopiamo abbastanza. Non sono gli "istinti misteriosi" a guidarci, né i nostri ormoni. [...] Siamo arrabbiate perché le noste vite traboccano di desiderio, un desiderio che viene costantemente represso. Così cerchiamo spazi, occasioni, una voce per esprimerlo. Caro patriarcato, ci dici in continuazione che dovremmo essere contente di come stanno le cose, che noi stiamo esagerando. Ci sono le quote rosa, i sussidi di maternitá, le leggi di tutela. Ma questo non ci basta: "Vogliamo il pane, ma anche le rose". E non le chiediamo a te, ce le prendiamo da sole.”

“La decostruzione non offre un sistema di valori chiari con cui ordinare quel che si deve o non si deve fare; non serve a separare il bene dal male e ancor meno i buoni dai cattivi. È uno sguardo sempre imperfetto, mai totalizzante, che non sceglie una determinata opzione perché è la migliore secondo un parametro infallibile, ma solo perché c’è sempre l’urgenza di prendere decisioni. Non possiamo sospendere il mondo finché non sappiamo cosa fare: bisogna continuare a vivere e a sbagliarci, e vedere cosa scaturisce dalle decisioni sbagliate. [...] . Lo sguardo decostruttivo propone di rivedere le nostre pratiche, mettere in discussione i vincoli più stretti e le convinzioni più radicate. E non si tratta di pensare che “risolveremo il problema”, che da un momento all’altro troveremo la soluzione, che sapremo cosa fare: la decostruzione è il bisogno di continuare una conversazione che non ha fine.”

“C'è una differenza tra il soffrire perché qualcosa che abbiamo deciso di fare ha delle conseguenze dolorose ⎼ come affrontare la repressione, vedere le persone a cui teniamo soffrire ⎼ e il sacrificio di sé, che è fare qualcosa contro il proprio desiderio e la propria volontà, solo perché pensiamo sia un nostro dovere. Questo rende gli individui infelici e insoddisfatti. Il lavoro politico deve essere, invece, curativo. Deve darci forza, visione, rafforzare il nostro senso di solidarietà, e farci realizzare la nostra reciprocità. Essere in grado di politicizzare il nostro dolore, trasformarlo in una fonte di conoscenza, in qualcosa che ci connette ad altre persone - tutto questo ha un potere curativo.”

“Women have this amazing godly power. As an enemy, they can wreak havoc and behead you like Goddess Kali without even flinching or giving it a second thought. But as healers and nurturers, they can absorb all your pain like an infinite sponge, if they want to. All it took was a little touch of femininity, and I felt alive once again.”