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Quote by Seanan McGuire

“Horns honked all around us, and our fellow drivers seemed concerned about my education, as they were introducing me to all manner of exciting hand gestures. Some of them were even new to me. I pointed to one of them. "Look, Dominic. We're learning new things.”

Quote by Seanan McGuire

Work

Snake in the Glass

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Author

Seanan McGuire

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“The fragrance of sweet tangerines reached Claudia's nose. She saw Sorella Agata squeezer tangerine into what looked like a cake batter. Immediately, Claudia's mouth watered. She'd never had a cake made out of tangerines. Orange, yes. She and her father had made both orange and lemon cakes throughout her childhood. Why hadn't either of them ever thought about making a cake out of tangerines? It was brilliant. For tangerines were even sweeter than oranges. "Ah! Claudia!" Sorella Agata stopped what she was doing and quickly patted her face with a kitchen towel, making sure to turn her back toward Claudia. "I'm getting warm with the ovens turned on." She took off her apron and fanned her face with it. Claudia was surprised at the nun's small lie. "Those tangerines smell wonderful, Sorella Agata. I take it you're making a cake?" "Si. Torta al Mandarino. This is the second most popular cake we sell at the shop after my famous cassata cake. It's very sweet, but most of the flavor comes from the ripest, juiciest tangerines in season and not from too much sugar.”

“Tu sei… un maiale, ecco cosa sei,” ride Teo, dopo essere venuto. “Ma ho anche dei difetti.” “Non ne hai nessuno,” risponde piano, dopo qualche secondo passato a fissarlo. Lo accarezza con un amore e un affetto infiniti. “Non so nemmeno da dove arrivi, sembri uscito da un sogno. Ma sei perfetto.” Davide lo stringe forte a sé e sospira. Sarebbe stupido dirgli che pensa di arrivare dal futuro. Sarebbe sciocco e pericoloso. Matteo potrebbe credere di avere a che fare con un pazzo e… beh, no grazie. “Grazie,” gli risponde e lo bacia, per tenerlo occupato.”

“Non può essere. “Scusa la domanda, ma per caso tuo padre si chiama anche lui Davide?” Non può, vero? Non è possibile. Ha davvero incontrato il figlio del suo primo amore? E quel cretino ha davvero chiamato suo figlio con il suo stesso nome? È così ridicolo? A meno che… Cristo, e se quello fosse il nipote? Prova a fare un rapido calcolo mentale per capire se rientrerebbe nei tempi. Ha conosciuto Davide quando avevano entrambi ventitré anni. Il tempo per mettere incinta una ragazza, sposarsi – magari non in quest’ordine – e diventare nonno è un po’ tirato, questo ragazzo sarebbe un feto altrimenti. Cristo, no, non riesce nemmeno a immaginarselo Davide nonno. Chissà com’è adesso, a quarantacinque anni. Il Davide che ricorda è sempre un giovane uomo bellissimo, dai capelli rossissimi e il sorriso dolce, a volte timido, a volte sfacciato. Sono stati insieme tre giorni, eppure Davide si è piantato dentro Matteo con la forza dell’amore puro, dell’amore vero, quello che ti lascia disperato e orfano a sopravvivere a una vita ormai inutile. Non è mai riuscito a strapparselo dal cuore e forse… forse non ha mai voluto davvero. Perché con Davide ha scoperto chi è davvero. Il ragazzo inarca un sopracciglio. “No? Perché me lo chiedi?”

“Che c’è?” “Non ci avevo mai pensato.” “Non lo fa quasi nessuno, non preoccuparti.” Matteo arriccia le labbra, nervoso. “Ora vuoi solo farmi passare per stronzo.” Davide alza istintivamente le mani in segno di resa. “Non era mia intenzione. Mi dispiace. Sono solo stanco e nervoso.” “Mh.” L’altro non risponde per qualche istante mentre riprendono a camminare. “Perché sei nervoso?” Sospira, afflitto. “Perché ti comporti… perché sembra che ti vergogni di avermi vicino. Io… non sono abituato, tutto qui. Sto bene. Starò bene.” Matteo inchioda sulle piastrelline bianche del pavimento al centro della corsia. “Non mi vergogno di te. Non mi piace che la gente sappia i fatti miei.” “La gente non sa proprio niente di quello che fai o facciamo.” “Questo lo dici tu.” Inspira a fondo e si passa una mano tra i riccioli scuri che gli ricadono sulla fronte. “Senti… mi dispiace, okay? Andiamo a casa, per favore. Non voglio fare una piazzata qui in mezzo.” Davide annuisce e rimane in silenzio per tutto il resto del tempo, a due passi di distanza da lui. A quanto pare negli anni ‘90 non è contemplato che due uomini possano fare la spesa insieme. Sarà un’altra cosa da femmine, per citare Matteo stesso.”