Quotessence
Home / Quotes / Quote by Irwin Kula

Quote by Irwin Kula

Work

Yearnings: Embracing the Sacred Messiness of Life

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Irwin Kula
Irwin Kula

Irwin Kula is an American author born on November 29, 1957. His works primarily explore themes of culture, religion, and human relationships. more

You May Also Like

“Per me fotografare significa prelevare campioni del mondo reale e metabolizzarli, come sostanza necessaria e nutriente per la memoria, e sono convinto di avere un rapporto bulimico con la realtà. Scatto davvero molte fotografie anche se, facendo per lo più uso del cavalletto e di una macchina di grande formato, riesco a controllarmi e a non farmi prendere troppo la mano dalla rapidità quasi compulsiva sempre in agguato e a mantenere un ritmo lento e misurato.”

“En una de esas carambolas que tenían lugar en las conversaciones con Nico, terminamos hablando de fotografía. A decir verdad, él habló y yo callé, escuchándolo, sorprendida por cómo de vez en cuando un tema hacía que Nico perdiera esa desgana natural para contar con pasión todo lo que sentía acerca de algo. Y habló y me embelesé, como una tonta que se enamora del ponente de una conferencia, que parece lejano y absorto, apasionado y distante. —En realidad creo que le tengo apego a la fotografía por melancolía porque, si lo piensas, las fotos solo devuelven la imagen de un fantasma. —¿Un fantasma? —Sí, el aquí y el ahora, cazado sin querer. —Arqueé las cejas. Nico chasqueó la lengua y siguió—: Personas que ya no existen en lugares que jamás volverán a albergarlos. Un recuerdo congelado cuyo momento de la muerte ha sido alterado para llevarlo a… una eternidad mortecina y silenciosa, solo para ser contemplado. Un soporte para el alma que no vuelve a existir. Sentimientos secuestrados, envasados, arrancados de las coordenadas del espacio y del tiempo que los sostienen.”

“Un giorno Claude mi propose di provare il gioco della macchina fotografica immaginaria, un esercizio che si era inventato per aiutarmi a modificare il mio sguardo sulla realtà, cambiando il "filtro di percezione". "Quando uscirà di casa, invece di focalizzarsi sulle cose sgradevoli, cercherà di concentrare la sua attenzione su quelle belle e piacevoli facendo delle fotografie immaginarie". Dovevo allenarmi a stanare il Bello, insomma. Invece di soffermare lo sguardo sui mendicanti, i passanti immusoniti e i bambini urlanti, mi sorpresi a osservare il colore del cielo, una coppia di innamorati che si baciava, un signore che aiutava una donna a portare le valigie... Quel nuovo modo di guardare il mondo mi conquistò. Arricchivo ogni giorno la mia collezioni di immagini positive, un album mentale che mi avrebbe permesso di vedere la realtà da un'altra prospettiva...”