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Quote by Afonso Cruz

“Nunca abandonei aquele poeta, ainda o visito no parque. Não sei quantas pessoas ainda visitam os seus poetas abandonados, mas se procurarem bem, há muitos parques cheios deles, dentro e fora de nós. O meu, que comprei quando tinha treze ou catorze anos, ainda o visito. Sentamo-nos os dois e dizemos inutilidades. Algumas dessas inutilidades até são poemas. Ele olha para mim com lágrimas nos olhos (deixei de contabilizar estas coisas), eu fico com uma metáfora na garganta, abraço-o, e somos felizes durante uns segundos, ou melhor, durante eternidades.”

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Afonso Cruz

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“Durante i miei anni di studio avevo onestamente fatto della "cultura" preconfezionata, del giardinaggio intellettuale, analisi, glosse, innesti; avevo esaminato minuziosamente alcuni capolavori, ma senza accorgermi del valore dell'esorcismo di quei modelli, perché da noi la stoffa della vita è così ben tagliata, ordinata, cucina dall'abitudine e dalla istituzioni che, in mancanza d'altro spazio, l'invenzione è confinata, in funzioni decorative e non ha compiti diversi dal "produrre divertente", e cioè tutto e nulla. Qui le cose andavano diversamente; la mancanza del necessario stimola, in certe situazioni, l'appetito dell'essenziale. La vita, ancora indigente, fin troppo aveva bisogno di forme e gli artisti - e includo nel termine tutti i contadini che sanno tenere un flauto o pitturano le loro carrette di sontuosi amalgami di colore - erano rispettati come intercessori, come guaritori.”

“In una società ricca, la gente non è costretta a lavorare manualmente e si dedica all'attività intellettuale. Aumentano le università e aumentano gli studenti. Per potersi laurerare, bisogna trovare argomenti per le tesi di laurea. Gli argomenti sono una quantità infinita perché è possibile scrivere tesi su ogni cosa al mondo. Risme su risme di fogli scritti si accumulano negli archivi, che sono più tristi dei cimiteri, perché non ci entra nessuno nemmeno il giorno dei morti. La cultura scompare nell'abbondanza della sovrapproduzione, nella valanga dei segni, nella follia della quantità. Ecco perché ti dico che un libro vietato nel tuo vecchio paese significa infinitamente di più dei miliardi di parole vomitati dalle nostre università.”