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Quote by Richard de Bury

Work

The Love of Books: The Philobiblon of Richard de Bury

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Author

Richard de Bury
Richard de Bury

Richard de Bury was an English monk, scholar, and philosopher, born on January 24, 1287, and died on April 14, 1345. He was known for his contributions to logic and philosophy during the late medieval period. more

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“L'importante è che le persone leggano, in quale formato non ci interessa. Se vai sulla nostra pagina web vedrai che abbiamo cercato di rendere neutrale la scelta tra libro cartaceo e libro digitale, ci siamo evoluti in questo senso. Il libro può essere fruito in tutti i modi: in hard over, in brossura, come eBook, come libro di Audible (il servizio di audiolibri non ancora diffuso in Italia), in abbonamento con Kindle Unlimited. L'obbiettivo è che il contenuto venga consumato, in che modo è una scelta che lasciamo al cliente ... Il modo di produrre e distribuire libri è cambiato, e di conseguenza è cambiato anche il modo di fare marketing, ed è diventato tutto più veloce, più economico. C'è stata una smaterializzazione che ha richiesto di ripensare come prezzare e come commerciare gli eBook e ha permesso la creazione di nuovi business model ... Ci siamo accorti che nel momento in cui un cliente passa dal fisico al digitale legge molto di più e compra molto di più. Quindi per noi, per gli autori, per gli scrittori, questa è stata una vittoria. Se l'obbiettivo è che più si legge meglio è, ovviamente è una vittoria anche per i lettori, quindi non solo per chi guadagna dalle vendite ...”

“Homer porge il libro a Lilith e lei lo prende fra le dita. Lilith si aspetta che sia come un vestito o un portagioielli, facile a rompersi come qualsiasi cosa dei backra. Il libro è duro e morbido al tempo stesso, la copertina su cui fa scorrere le dita sembra lino al tatto, o tela grezza, ma il libro è anche duro come il legno e spesso. Il libro è rosso come il vino o il sangue. Lei non ha mai, mai toccato né annusato niente di simile. Un effluvio come d'olio, o forse di ascelle di uomo bianco, o di polvere e qualcos'altro, tutte cose che separate hanno un odore orribile ma insieme creano la più meravigliosa delle miscele. Lilith chiude gli occhi e fiuta quell'odore come fosse tabacco.”

“All'occorrenza sì. Ma so leggere e scrivere, anche se questo è vietato a un servo come me." "Oh sì, fai bene, giusta disubbidienza, felix culpa. Un libro va letto, non soltanto fatto, o tenuto sotto l'ascella. Un libro che nessuno legge, non serve, non comanda. Se no, che libro è?" "Dite voi, maestro, un libro che cos'è," dice Vera de Tori, con grazia. E tutti gli altri d'accordo, compresi i tedeschi sempre attenti. "Cosa per dire cose, questo è un libro, se lo sappiamo far parlare. Se no, sta zitto. Il libro parla solo se tu vuoi, quando e quanto ti garba e quanto sai e puoi. Un libro è l'amico più discreto. Non si consuma un libro, se lo leggi. Anzi, più lo leggi e più cresce. E tu con lui. Non è come col pane e col formaggio, quello che mangi tu io non lo mangio, e finito è finito, come il nostro di ieri, e va bene così, buon appetito. Un libro è meglio. Se lo leggono in molti cresce molto, finch'è letto non smette mai di dire quello che ha da dire, a chi lo legge, che sia letto in silenzio tutto solo, o a molti a voce alta in compagnia. Vale sempre di più dei soldi che lo paghi, un libro. Nemmeno del cane Dolceacqua ti potresti comprare anche le feste, non lo scodinzolio. Di un libro invece sì. Toccano il cielo con un dito, i libri, anche se non sono né Bibbia né Corano, verbo divino che dura in eterno. E parlano tra loro, i libri, di tutto, pure di se stessi. Tramite chi li legge. Grazie a chi li scrive. E anche a Paulinu che li fa.”

“Il senso di calore che avvertii la prima volta che tenni un libro in mano, prima ancora di aprirlo, non mi ha mai abbandonato. Cominciai a leggere voracemente, tutto e di tutto, e poco dopo aver finito un libro ne iniziavo un altro. Passavo da Beatrix Potter a A.A. Milne e a J.D. Salinger; da Harold Robbins a Hemingway e Dostoevskij; da Anna Frank a John Steinbeck e Proust; da Leon Uris a Isaac Bashevis Singer e Gertrude Stein, ad infinitum. Ero entrata in una compagnia di sconosciuti, e da allora ho sempre seguito il cammino che hanno tracciato per me. I loro pensieri mi hanno condotto a scoprire altri significati nei miei. Mi ha sempre colpito come un libro parli all'altro, ampliandone il significato.”

“una generazione di giovani, magari con quindici o vent'anni di studio alle spalle, coperti di premi e di lodi, che però non hanno letto niente, non vanno oltre i loro curriculum scolastici o universitari, che sono ignoranti e per giunta privi di curiosità. Un'ora in loro compagnia mette in crisi qualunque vostro concetto di istruzione... Con loro è impossibile avere una vera conversazione, perché parlano solo di se stessi, dei loro amici, dei personaggi famosi, di shopping, di ricette. Vivono in piccoli mondi ristretti e impenetrabili.”