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Quote by Bret Easton Ellis

“Eravamo adolescenti, bambini superficialmente sofisticati, che non sapevano davvero nulla di come funzionava il mondo - lo stavamo sperimentando, immagino, ma senza averne cognizione. Almeno fino a quando non accadde qualcosa che ci proiettò in uno stato di esaltata consapevolezza.”

Quote by Bret Easton Ellis

Work

The Shards

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Author

Bret Easton Ellis
Bret Easton Ellis

American novelist known for his profound insights into modern urban life and sharp criticism. His works, including 'Less Than Zero' and 'The Rules of Attraction', are renowned for their unique narrative style and sharp social observations. more

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“Ho quaranta anni, brutta età: l'uomo è ancora abbastanza giovane per avere desideri, ma già troppo vecchio per realizzarli. E' l'età in cui in ognuno si spengono le inquietudini e, nell'impotenza imminente, si diventa forti per l'abitudine e la sicurezza acquisite. Io sto facendo appena adesso quello che avrei dovuto fare tanto tempo fa, nel fiorire rigoglioso del corpo, quando tutte le innumerevoli vie sono buone e tutti gli errori sono utili come la verità. Peccato che io non abbia dieci anni di più, la vecchiaia mi preserverebbe dalle rivolte, o dieci anni di meno, in tal caso non me ne curerei. Giacché i trenta anni rappresentano la giovinezza: così penso ora che da essa mi sono allontanato senza possibilità di ritorno; quella giovinezza che non ha paura di niente, nemmeno di se stessa.”

“In quella dilatazione del tempo della giovinezza, quando ogni istante è un tergiversare del futuro, sognavo di andare a passo agile verso l'estate, di montare i motorini nelle strade grigie tra i pini d'Aleppo che scendevano al mare, esplorare i segreti della sabbia gialla o di certi ruderi abbandonati nelle insenature azzurre del porto, dove le donne un tempo si spogliavano e facevano il bagno; pregare assieme al tramonto sotto le nuvole d'argento che attraversano la cruna del cielo sul golfo di Taranto.”

“Sentivo che la mamma ed io possedevamo il segreto di una giovinezza eterna: oggi o tra molti anni le stesse cose ci avrebbero procurato gioia ed entusiasmo, avremmo superato il tempo, e anche il decadimento fisico, affidate a piaceri che mio padre non aveva conosciuto. [...] La mamma era stato il solo ponte che mio padre avesse avuto con la poetica verità della vita. Era rimasta accanto a lui, per anni, invitandolo a seguirla. Adesso se ne era andata e lui era solo. Da "Dalla parte di lei”

“La partecipazione che viene dimostrata a una vittima è ingannevole. Si ama la vittima solo quando ci si sente superiori a essa. Già con il primo fiume di lettere che ricevetti, ne arrivarono anche dozzine che suscitarono in me una spiacevole sensazione. C’erano molti stalker, lettere d’amore, proposte di matrimonio e le lettere anonime perverse. Ma anche le offerte di aiuto rivelavano cosa si nascondeva nell’animo di tanta gente. C’è un meccanismo umano che ci fa sentire meglio quando si può aiutare qualcuno più debole, una vittima. Questo funziona solo fintantoché i ruoli sono chiaramente spartiti. La riconoscenza nei confronti di chi dà, è una bella cosa; solo quando se ne abusa per impedire all’altro di svilupparsi, allora acquista un retrogusto insipido. [...] Fui profondamente contenta di ogni sincera partecipazione e di ogni sincero interesse per la mia persona. Ma diventava difficile quando la mia personalità era ridotta a quella di una ragazza bisognosa di aiuto e rovinata. Questo è un ruolo al quale non mi sono piegata e che non desidero assumere neanche in futuro. Nonostante tutte le bassezze psicologiche e le oscure fantasie di Wolfgang Priklopil, non mi ero lasciata spezzare. Adesso ero fuori ed era proprio quello che la gente voleva vedere: un essere umano spezzato, che non si sarebbe più risollevato e che sarebbe sempre dipeso dall’aiuto degli altri. Nel momento in cui mi rifiutai di portare questo marchio per il resto della mia vita, l’umore cambiò.”

“Con questo libro ho cercato di chiudere il capitolo, fino a oggi, più lungo e cupo della mia vita. Sono profondamente sollevata di esser riuscita a trovare le parole per esprimere tutto l’impronunciabile, tutte le contraddizioni. Vederle stampate davanti a me, mi aiuta a guardare avanti con fiducia. Perché ciò che ho vissuto, mi ha reso anche forte: sono sopravvissuta alla prigionia nella segreta, mi sono liberata da sola e non mi sono piegata. So che sono in grado di destreggiarmi anche nella vita in libertà. E questa libertà comincia adesso, quattro anni dopo il 23 agosto 2006. Solo adesso posso tirare una riga e dire veramente: sono libera.”

“Sì, andare dritto incontro al pericolo, cercarlo addirittura, entrarvi; ecco, questo significava liberarsi. E ciò non era né particolarmente difficile né "pericoloso", perché quello stesso pericolo minacciava e colpiva tutti indistintamente, per quanto ciò sembrasse contraddittorio e incredibile, sia quelli che ne fuggivano, sia quelli che lo affrontavano. Il rischio era lo stesso, ma coloro che non avevano paura del pericolo vivevano in modo più facile e più bello, perché lo avevano superato dentro di sé, ed era come se non lo vedessero e non lo sentissero, dato che erano tutt'uno con esso: erano liberi! Superare la paura ogni volta che si manifesta dentro di noi, è bello e buono e meritevole, ma in sostanza è un impegno sterile e una lotta senza prospettive, perché la paura è molto maggiore della forza che abbiamo in noi per opporci incessantemente a essa, e così succede sempre che quella forza ci tradisce e la paura rimane. Il pericolo maggiore, quello reale, non è nelle cose che ci minacciano nella realtà, ma nella paura che è in noi. Infatti, di cosa mai non abbiamo paura? Delle infezioni, delle nuove malattie e delle invenzioni letali di cui leggiamo sui giornali, delle misure di polizia, perfino di quelle che non ci riguardano e che non possono riguardarci, dei nostri pensieri notturni che hanno radici non nella realtà esterna ma nei nostri nervi scossi e nella ragione dormiente. Allora, occorre uccidere la paura alla radice, occorre distruggere l'attitudine umana ad avere paura, estirparla dall'uomo come si tolgono le tonsille malate e delicate. Quei pensieri erano così rapidi, eterogenei e per lui nuovi da farlo cadere in un leggero stato di incoscienza, lì sul bordo del suo terrazzino, e da causargli un nuovo timore di non avere paura, come se tutti quei pensieri sull'eliminazione del pericolo costituissero un nuovo pericolo per un uomo piccolo come lui. E gli causavano davvero un senso di peso che non era in grado di sostenere e sotto il quale si piegava tutto. E si piegava, e a tratti anche provava paura, ma non si fermava, non si arrendeva. Difatti, il pensiero che si afferma in un uomo e trova sostegno nel suo carattere, è ciò che rende un uomo piccolo o grande. La paura in lui diminuiva, mentre lui stesso cresceva.”