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Quote by Friedrich Nietzsche

“He who would learn to fly one day must first learn to walk and run and climb and dance; one cannot fly into flying.”

Quote by Friedrich Nietzsche

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Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche was a German philosopher, cultural critic, poet, and writer whose works have had a profound impact on subsequent philosophy, literature, and thought. His ideas revolve around concepts such as the 'will to power', the 'Übermensch', and the 'eternal recurrence'. more

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“Cultele memoriei de orice natură, indiferent dacă se prezintă ȋn veșminte religioase, civilizatoare sau politice, trebuie privite... cu neȋncredere și asta fără excepție: sub pretextul unei comemorări purificatoare, eliberatoare sau fie și numai fondatoare de identitate, ele dau inevitabil apă la moară unei tendințe ascunse de repetare și repunere ȋn scenă. ... măsurile de stingere sau de domolire a flăcării mocnite cu care ard amintirile suferințelor trebuie să facă parte din regulile de ȋnțelepciune ale oricărei civilizații,”

“Domnul învățător Mina îmi era vecin. Soția sa era tot învățătoare. Unul din stâlpii gardului dintre noi era de fapt o salcie tăiată, din trunchiul căreia răsăreau în fiecare an lăstari noi, retezați periodic. Pe trunchiul acela apăreau uneori bomboane sau tablete de ciocolată, ca și cum ar fi crescut acolo peste noapte. Cei doi învățători nu aveau copii și noi nu am devenit niciodată copiii lor. Aproape că nu am vorbit cu ei și nu au vorbit cu noi. Dar dulciurile consolidau o legătură începută pe furiș. Mi-a părut rău când a murit. Doamna i-a supraviețuit foarte puțin, la fel sora ei, care locuia în casa următoare. Bătrânele rămase singure erau considerate de multă lume vrăjitoare, mai ales dacă dețineau capre sau pisici, dar și dacă nu dețineau. De cele mai multe ori referirile la ele erau legate de uneltiri obscure, moșteniri neclare, copii nenăscuți, iar întrebarea cea mai frecventă era dacă baba aia mai trăiește.”

“L’incanto della costa mediterranea, a conoscerla meglio, non faceva che divenire più profondo per la nostra eroina, poiché era la soglia d’Italia, la porta delle meraviglie. L’Italia, ancora veduta e sentita in modo imperfetto, le si stendeva dinanzi come una terra promessa, come una terra in cui l’amore del bello poteva essere confortato da un sapere senza fine. Tutte le volte che andava per la spiaggia con il cugino - gli era compagna nella passeggiata quotidiana - guardava al mare, con occhi bramosi, verso là dove sapeva che sorgeva Genova. Era contenta, però, di sostare sulla soglia di questa immensa avventura; anche in questi indugi preliminari c’era di che fremere. E poi le faceva l’effetto di un interludio di pace, di un placarsi del tamburo e del piffero in una vita che aveva scarse prove sinora per considerare agitata, ma che nondimeno dipingeva costantemente a se stessa alla luce delle sue speranze, dei suoi timori, delle sue fantasie, delle sue ambizioni, delle sue predilezioni, e che rifletteva codeste accidentalità soggettive in maniera sufficientemente drammatica.[...]Si smarriva in un groviglio di visioni: le cose belle da fare per una ragazza ricca, indipendente, generosa, che in quanto ad occasioni ed obblighi era di larghe, umane vedute, erano un ammasso imponente. Il suo patrimonio divenne perciò, nei suoi pensieri, una parte del suo io migliore; le conferì importanza, le conferì persino, nella sua immaginazione, una certa ideale bellezza. Quel che fece per lei nell’immaginazione degli altri è un altro affare, e a suo tempo dovremo parlare anche di questo punto. Le visioni di cui ho parlato or ora si mischiavano ad altri travagli. A Isabel piaceva di più pensare al futuro che al passato; ma a volte, mentre ascoltava il mormorio delle onde del Mediterraneo, il suo sguardo volava all’indietro. Si fermava su due figure che, nonostante l’aumentare della distanza, erano ancora sufficientemente evidenti; ed erano riconoscibili senza difficoltà come quelle di Caspar Goodwood e di Lord Warburton. Era strana la rapidità con la quale queste potenti immagini erano cadute nello sfondo della vita della nostra signorina. Era proprio della sua natura, sempre, di perder fede nella realtà delle cose assenti; questa fede poteva riconvocarla, in caso di bisogno, con uno sforzo, ma lo sforzo era spesso penoso anche quando la realtà era stata piacevole. Il passato era soggetto ad apparire cosa morta, e la sua resurrezione proiettava quasi una livida luce da giorno del giudizio. Per di più la ragazta non era incline ad ammettere di vivere nella mente altrui: non era così fatua da credere di lasciar tracce indelebili. Era capace di rimanere ferita se veniva a scoprire di essere stata dimenticata; ma di tutte le libertà quella che stimava più dolce era la libertà di dimenticare.”

“Ogni Paese ha il diritto di scegliere la propria politica tributaria. Ma quando il Lussemburgo offre accordi fiscali su misura alle multinazionali, quando le Isole Vergini britanniche autorizzano chi ricicla denaro sporco a creare società anonime per pochi spiccioli, quando la Svizzera nasconde nelle proprie casseforti la ricchezza delle élite corrotte, questi Paesi stanno derubando altre nazioni. E mentre loro guadagnano – commissioni, attività economica, talvolta persino una grande influenza sul piano internazionale – noi perdiamo. Perché alla fine, per compensare le tasse evase, è necessaria una maggiore pressione fiscale sulle famiglie oneste, spesso della classe media, negli Stati Uniti, in Europa e nei Paesi in via di sviluppo. Niente nella logica del libero scambio giustifica questo furto.”