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Quote by Anna Rinaudo

Work

HARPER (Serie Boston Vol. 1)

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Author

Anna Rinaudo

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“A Isabella piaceva tantissimo fare l'amore, era qualcosa che mai avrebbe potuto negarsi. Il video le venne benissimo, le piaceva ogni cosa. In fondo, che faceva di male? Era giovane, bella, consenziente, si divertiva e faceva divertire il ragazzo che era con lei, perchè non avrebbe dovuto condividere la bellezza di quei corpi e di quella gioia? Dopo qualche tempo, cominciarono a guardarla in modo diverso, ci furono risatine, qualche battuta. Sul muro della palazzina in cui abitava comparve la parola troia. Non c'era una persona che la trattasse come prima, non un vicino di casa, non un collega, al telefono sua madre continuava a piangere. "Ma perchè? Una ragazza che ha studiato tanto, perchè?" Isabella era rimasta sola, a tutti gli effetti vittima di una sorta di revenge porn al contrario, una vendetta da parte di chi usava contro di lei la sua sessualità libera. Di che si vendicavano? Del fatto che fosse contenta, forse. Perchè il sesso le piaceva, perchè era la cosa più bella e naturale del mondo. La punivano per la sua gioia. Perchè non subiva il piacere altrui ma era protagonista del proprio.”

“Era incredibile come il semplice gesto di cercare qualcuno svelasse quanto si conosceva di quella persona. Volevo trovarlo, volevo che capisse che io c'ero. Trovarlo era il mio: 'volevo vederti ballare' , era il mio sapere cosa stesse leggendo, il mio augurio di buon compleanno. E forse lui non sapeva neanche cosa significasse per me interessarmi così a qualcuno, ma per una volta volevo essere io a tenere lui al sicuro, dietro una tenda, e danzare con i suoi fantasmi.”

“You know what it is to be in love with a woman, you know how it cuts short the days, and with what loving listlessness one drifts into the morrow. You know that forgetfulness of everything which comes of a violent confident, reciprocated love. Every being who is not the beloved one seems a useless being in creation. One regrets having cast scraps of one’s heart to other women, and one can not believe in the possibility of ever pressing another hand than that which one holds between one’s hands.”

“Alla fine, era questo il problema dell'amore. Era così facile romanticizzarlo perché era ovunque. Nella musica e in tv e nelle foto con i filtri di Instagram. Era nell'aria, fonte frizzante di possibilità infinite. Era nelle foglie autunnali, nelle porte di legno fatiscenti, nel ciottolato consumato e nei campi pieni di denti di leone. Era nello sfiorarsi di mani, nelle lettere scritte di getto, delle lenzuola stropicciate e nella luce dorata poco prima del tramonto. Uno sbadiglio soffice, una risata mattiniera, due paia di scarpe allineate accanto alla porta. Uno sguardo dall'altro lato della pista da ballo. Vedevo tutto questo, tutto il tempo, tutto intorno a me, ma quando mi avvicinavo restavo a mani vuote. Come un miraggio.”