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Quote by Fernando Pessoa

Work

The Book of Disquiet

Written by Fernando Pessoa, this work is a collection of fragments and thoughts that delve into the human condition, offering a unique perspective on the complexities of life and consciousness. more

Author

Fernando Pessoa
Fernando Pessoa

Portuguese poet known for his unique narrative style and rich inner world. Fernando Pessoa is considered one of the most influential writers of the 20th century, and his works are still widely studied and discussed today. more

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“Quinito… mas, para além disso, tu sabes melhor do que eu que, logo que o regime mudou, em noventa e um, foram os camaradas do teu partido os primeiros a mostrarem apetência para os bens materiais ao tomarem de assalto as empresas do Estado, a privatizarem tudo o que pudesse dar lucro, a avidez pelo dinheiro era tão grande que dessa febre de capitalização de bens materiais só escaparam as igrejas e os cemitérios!, dizes tu que é um exagero?, então não é verdade que alguns deles se tornaram famosos quando, para justificarem a roubalheira diziam que o cabrito come onde está amarrado?”

“Your fear is, that if you marry Adèle, you will love her. If you have children, you will love them more than anything else in the world, more than patriotism, more than democracy. If your children grow up, and prove traitors to the people, will you be able to demand their deaths, as the Romans did? Perhaps you will, but perhaps you will not be able to do it. You’re afraid that if you love people you may be deflected from your duty, but it’s because of another kind of love, isn’t it, that the duty is laid upon you?”

“In Austria il patriottismo era un argomento tutto particolare. A differenza della Germania, dove i bambini imparavano semplicemente a disprezzare le guerre dei bambini austriaci, e si insegnava loro che i bambini francesi sono i nipoti di fiacchi libertini che, fossero anche in mille, se la danno a gambe non appena incontrano un soldato tedesco della milizia territoriale dotato di una folta barba. E, scambiati i ruoli e apportate le opportune modifiche, si insegnavano esattamente le stesse cose ai bambini francesi, russi e inglesi, che vantavano anche loro parecchie vittorie. Ora, i bambini sono dei fanfaroni, amano giocare a guardie e ladri e, qualora ne facciano parte, sono sempre pronti a ritenere la famiglia Y, residente nella grande via X, la più importante famiglia del mondo. È dunque facile conquistarli al patriottismo. In Austria invece la faccenda era un po’ più complicata. Gli austriaci infatti avevano sì vinto tutte le guerre della loro storia, ma dopo la maggior parte di esse avevano dovuto cedere qualche territorio. Una circostanza, questa, che induce alla riflessione, e Ulrich, nel suo componimento sull’amor di patria, scrisse che un vero patriota non deve mai reputare la propria patria la migliore di tutte; anzi, in un lampo di genio che gli parve particolarmente bello, benché fosse piuttosto abbagliato dal suo splendore che non consapevole del suo effettivo contenuto, a quella frase sospetta ne aveva aggiunta un’altra, e cioè che probabilmente anche Dio preferisce parlare del suo mondo al conjunctivus potentialis (hic dixerit quispiam qui si potrebbe obiettare…), perché Dio crea il mondo e intanto pensa che esso potrebbe benissimo essere diverso. Di questa frase era molto fiero, ma forse nel formularla non si era spiegato bene, perché ne era nata una gran confusione, e per poco non lo avevano espulso dalla scuola, anche se poi non fu preso alcun provvedimento, nell’impossibilità di decidere se quell’audace osservazione fosse un oltraggio alla patria o a Dio”

“Se non si ha la propria terra sotto i piedi - anche questo però deve essere sperimentato per essere compreso - ci si tiene meno diritti, si perde sicurezza, si diventa diffidenti verso se stessi. Non esito a confessare che dal giorno in cui dovetti vivere con documenti o con passaporti effettivamente stranieri non mi sono più sentito completamente legato a me stesso. È rimasta per sempre distrutta una parte della mia naturale identità con il mio io originario. Sono divenuto molto più riservato di quanto sia nella mia indole; io, il cosmopolita di un giorno, ho oggi incessantemente l’impressione di dover render grazie per ogni boccata d’aria che respirando tolgo a un altro popolo. Si capisce che a mente lucida riconosco l’assurdità di simili fisime, ma quando mai la ragione può qualcosa contro un sentimento istintivo? Poco mi è servito avere educato per quasi mezzo secolo il mio cuore a battere da cosmopolita, da citoyen du monde: il giorno in cui perdetti il mio passaporto, scopersi a cinquantott’anni che perdendo la patria si perde ben più che un circoscritto pezzo di terra.”

“Never quit on her To deal with the desires and feelings of the heart, Demands you to be an artist who knows life’s every art, That to love, feel loved and be sometimes discarded like scrap, And still steer the heart from this destiny’s trap, Where it seeks to push you into the base of the pit, Where longing and agony become your permanent habit, And if you realise it and yet you love her true, The pit shall reveal to you the sky that is clear and blue, And from there too your heart shall say, “I love you everyday and anyway!” It is then you shall become the artist who can paint hearts, Fo to paint hearts needs the knowledge of life’s most faint and sensitive colours of all sorts, That make the admirer believe in its beauty that throbs always, Though the person is not around but her feelings somehow seep into life’s long nights and short days! Just to keep you alive in the pit, So that you still love her and you do not quit!”