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Patria Quotes

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Patria Quotes

“En efecto, el pueblo judío fue masacrado por moderno, por ser simultáneamente científico, banquero, revolucionario y emigrante; nómade y capitalista, y sobre todo, por ser un pueblo sin patria visible, que demostraba que una tradición podía sostenerse y evolucionar sin las pretensiones étnica y culturalmente uniformizantes de un estado territorial que la sustentase.”

“NUNCA ESTAMOS SOLOS Subiendo, el juego, como si no hubiera ganadores ni perdedores. Simplemente, jugadores sin un campo, unificados En amor consciente. Conocedor de las apuestas Conectado con aquellos Que juegan por un mejor camino Para que todos vean claro. Floreciente en un río del corazón Al Alma . Una nación Indivisa, Unificada en un campo De juego consciente, con Interminable Amor, por nuestra gran nación. Un magnífico jugador Jugando honestamente, con todos, Reforzando, en nuestro glorioso mundo Dentro de un planeta De nativos Conscientes, globales. Nuestro mundo inter-conectado, Apoyado por Seres soberanos – nuestro voto es nuestra palabra.”

“Your fear is, that if you marry Adèle, you will love her. If you have children, you will love them more than anything else in the world, more than patriotism, more than democracy. If your children grow up, and prove traitors to the people, will you be able to demand their deaths, as the Romans did? Perhaps you will, but perhaps you will not be able to do it. You’re afraid that if you love people you may be deflected from your duty, but it’s because of another kind of love, isn’t it, that the duty is laid upon you?”

“In Austria il patriottismo era un argomento tutto particolare. A differenza della Germania, dove i bambini imparavano semplicemente a disprezzare le guerre dei bambini austriaci, e si insegnava loro che i bambini francesi sono i nipoti di fiacchi libertini che, fossero anche in mille, se la danno a gambe non appena incontrano un soldato tedesco della milizia territoriale dotato di una folta barba. E, scambiati i ruoli e apportate le opportune modifiche, si insegnavano esattamente le stesse cose ai bambini francesi, russi e inglesi, che vantavano anche loro parecchie vittorie. Ora, i bambini sono dei fanfaroni, amano giocare a guardie e ladri e, qualora ne facciano parte, sono sempre pronti a ritenere la famiglia Y, residente nella grande via X, la più importante famiglia del mondo. È dunque facile conquistarli al patriottismo. In Austria invece la faccenda era un po’ più complicata. Gli austriaci infatti avevano sì vinto tutte le guerre della loro storia, ma dopo la maggior parte di esse avevano dovuto cedere qualche territorio. Una circostanza, questa, che induce alla riflessione, e Ulrich, nel suo componimento sull’amor di patria, scrisse che un vero patriota non deve mai reputare la propria patria la migliore di tutte; anzi, in un lampo di genio che gli parve particolarmente bello, benché fosse piuttosto abbagliato dal suo splendore che non consapevole del suo effettivo contenuto, a quella frase sospetta ne aveva aggiunta un’altra, e cioè che probabilmente anche Dio preferisce parlare del suo mondo al conjunctivus potentialis (hic dixerit quispiam qui si potrebbe obiettare…), perché Dio crea il mondo e intanto pensa che esso potrebbe benissimo essere diverso. Di questa frase era molto fiero, ma forse nel formularla non si era spiegato bene, perché ne era nata una gran confusione, e per poco non lo avevano espulso dalla scuola, anche se poi non fu preso alcun provvedimento, nell’impossibilità di decidere se quell’audace osservazione fosse un oltraggio alla patria o a Dio”

“Se non si ha la propria terra sotto i piedi - anche questo però deve essere sperimentato per essere compreso - ci si tiene meno diritti, si perde sicurezza, si diventa diffidenti verso se stessi. Non esito a confessare che dal giorno in cui dovetti vivere con documenti o con passaporti effettivamente stranieri non mi sono più sentito completamente legato a me stesso. È rimasta per sempre distrutta una parte della mia naturale identità con il mio io originario. Sono divenuto molto più riservato di quanto sia nella mia indole; io, il cosmopolita di un giorno, ho oggi incessantemente l’impressione di dover render grazie per ogni boccata d’aria che respirando tolgo a un altro popolo. Si capisce che a mente lucida riconosco l’assurdità di simili fisime, ma quando mai la ragione può qualcosa contro un sentimento istintivo? Poco mi è servito avere educato per quasi mezzo secolo il mio cuore a battere da cosmopolita, da citoyen du monde: il giorno in cui perdetti il mio passaporto, scopersi a cinquantott’anni che perdendo la patria si perde ben più che un circoscritto pezzo di terra.”

“Cuando hablaba de Francia decía «nuestra patria» y aceptaba por anticipado los sacrificios que esa patria podía pedirle («Tu padre murió por la patria», le decía a Jacques...); en cambio, esta noción de patria no tenía sentido alguno para Jacques, que sabía que era francés, que eso entrañaba cierto número de deberes, para quien Francia era una ausente a la que uno apelaba y que a veces apelaba a uno, en cierto modo como lo hacía ese Dios del que había oído hablar fuera de su casa y que, al parecer, era el dispensador soberano de los bienes y los males, en quien no se podía influir pero que en cambio lo podía todo en el destino de los hombres. Y ese sentimiento suyo era también, y más aún, el de las mujeres que vivían con él.”

“Entonces, cuál es tu patria? Tú la conoces: evidentemente, es la patria de los libros: los libros leídos y amados, los libros leídos y despreciados, los libros que soñamos con escribir, los libros insignificantes que hemos olvidado y que ya no sabemos siquiera si llegamos a abrir alguna vez, los libros que fingimos haber leído, los libros que no leeremos nunca pero de los que no nos separaríamos por nada del mundo, los libros que esperan su hora en una noche paciente, antes del crepúsculo deslumbrante de las lecturas del amanecer. Sí, dije, sí: seré ciudadana de esa patria, seré leal a ese reino, el reino de la biblioteca.”