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Quote by Antonella Gambotto-Burke

Work

Apple: Sex, Drugs, Motherhood and the Recovery of the Feminine

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Author

Antonella Gambotto-Burke
Antonella Gambotto-Burke

Antonella Gambotto-Burke is an Italian-born author known for her works in history, culture, and cuisine. Born in September 1965, her writing style is characterized by in-depth research and vivid storytelling. more

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“When all the public eye sees are headscarves instead of individual stories, our community is collectively tokenized. It creates the perception that opportunity is limited and only a rare few of us can make it. Whenever that happens to an already marginalized community, it pits its own members in a competition against one another instead of against the restrictive frameworks that put us in that position in the first place. The first hijabi whatever won't eliminate Islamophobia just as the first black president hasn't eliminated racism, though both are signifiers of some type of progress — symbols of ascending beyond adversity.”

“Legal guarantees of freedom of expression, belief, and worship . . . were, like contemporaneous economic decrees, ways of shrinking certain sources and types of moral policing in favor of increasing state power overall. In much European and colonial law, though with important exceptions, a post-Reformation Christian idea was repurposed so as to make the state itself the guarantor of a wide field of choice.”

“Ho conosciuto anche, per mia fortuna, alcuni dei migliori uomini che la società ha dato alla mia generazione. Averli conosciuti mi rende orgoglioso. Alcuni sono morti, altri girano per il mondo, anonimi come sono sempre stati, senza sapere che furono per me, in alcuni momenti, esempio di qualcosa. Conoscerli non è stato un mio merito, ma se la mia vita non fosse stata quello che è stata, se non avessi fatto alcune scelte, essi non avrebbero attraversato la mia. Anche se non ho imparato tutto quello che avrebbero potuto insegnarmi, sapere che quegli uomini e quelle donne esistono, aver conosciuto la loro generosità, il loro talento, la loro forza e la loro capacità di resistenza mi fornisce una percezione dell’essere umano che altrimenti non avrei acquisito. In essi ho ammirato il coraggio e il talento, la capacità di resistenza al dolore e alle avversità. Ho ammirato la solidarietà primitiva di dare, anche nelle peggiori circostanze, quel poco che si ha a che ne ha bisogno senza neppure chiedergli il nome. Ho ammirato la forza per ricominciare la vita quando il cammino più facile era la morte. Le due cose che più ammiro e rispetto sono il coraggio e il talento. Ho conosciuto persone che avevano molto di entrambe.”

“Osmond aveva l’attaccamento della conoscenza vecchia, e Isabel lo stimolo di quella nuova, che sembrava assicurarle un avvenire in cui la percezione della bellezza avrebbe raggiunto un livello assai alto. Il desiderio di spazi interminati era stato sostituito nella sua anima dal senso che la vita è vuota se non si ha qualche obbligo personale che possa far convergere le energie in un punto solo. Aveva detto a Ralph di aver «visto la vita» per un anno o due, e di essere stanca ormai, non dell’azione di vivere, ma di quella di stare a guardare. Che ne era stato di tutti i suoi ardori, delle sue aspirazioni, delle sue teorie, dell’alta stima che faceva della propria indipendenza e della sua incipiente certezza di non sposarsi mai? Queste cose erano state assorbite in una più primitiva esigenza, una esigenza che a soddisfarla spazzava via innumerevoli questioni, e tuttavia appagava infiniti desideri. Essa semplificava la situazione di colpo, cadeva dall’alto come la luce delle stelle, e non aveva bisogno di spiegazione alcuna. C’era una spiegazione sufficiente nel fatto che egli era l’innamorato suo, proprio suo, e che lei avrebbe potuto essergli utile. Poteva arrendersi a lui con una specie di umiltà, poteva sposarlo con una specie di orgoglio; non prendeva soltanto, donava anche.”